Lo sport si consolida come uno dei motori strutturali dell’economia italiana. È quanto emerge dal Rapporto Sport 2025, voluto dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e curato dall’Istituto per il credito sportivo e culturale (Icsc) insieme a Sport e Salute. Il settore genera 32 miliardi di euro di valore aggiunto (dato riferito al 2023) rispetto ai 24,7 miliardi dell’anno precedente (+30% circa), pari all’1,5% del pil e occupa 421 mila addetti, confermandosi un comparto in espansione e sempre più integrato nelle filiere internazionali.
A trainare la crescita sono soprattutto i servizi e l’export: le esportazioni di beni sportivi raggiungono 4,7 miliardi di euro, con Stati Uniti, Francia e Germania come principali mercati di sbocco. Ma il salto più significativo riguarda la domanda interna. Gli italiani attivi salgono a 38 milioni, con due cittadini su tre che praticano regolarmente sport o attività fisica. In un solo anno un milione di persone ha abbandonato la sedentarietà, che scende al minimo storico del 33,2%.
Cresce la pratica continuativa, che coinvolge 16,4 milioni di persone (28,6% della popolazione), con incrementi marcati tra bambini e over 65. Sono 12,3 milioni i tesserati che svolgono attività all’interno di oltre 107 mila enti sportivi dilettantistici.
A fronte di una domanda in aumento, l’offerta infrastrutturale conta 78 mila impianti e 114 mila spazi sportivi, per il 70% di proprietà pubblica e in larga parte gestiti dai Comuni. Resta però aperta la sfida della modernizzazione: oltre il 40% degli impianti risale agli anni Settanta e Ottanta, rendendo urgenti interventi di riqualificazione e rigenerazione.
Il Rapporto evidenzia anche l’elevato ritorno sociale degli investimenti. I progetti infrastrutturali finanziati da Icsc registrano uno Sroi superiore a 4,8, mentre quelli a forte valenza sociale arrivano a 8,42: ogni euro investito genera più di otto euro di benefici per le comunità. Un moltiplicatore che rafforza il ruolo dello sport come leva di salute, inclusione e coesione sociale.
Tra le novità dell’edizione 2025, le schede regionali, che offrono per la prima volta una fotografia omogenea della pratica sportiva e delle infrastrutture sui territori, pensate per orientare politiche pubbliche e investimenti più mirati. L’obiettivo, come sottolineato dal ministro Abodi, è arrivare a una banca dati nazionale capace di sostenere un piano regolatore dell’impiantistica sportiva e modelli di gestione più sostenibili.
Secondo il ministro «quanto è emerso oggi conferma che siamo sulla buona strada»: il «modello Italia» dello sport «cresce e si trasforma» e lo sport «non è più un settore accessorio ma parte integrante, qualificato e quotidiano, dell’impegno del governo finalizzato al miglioramento della qualità della vita e del benessere delle persone e delle comunità».
Per il presidente dell’Istituto per il credito sportivo e culturale, Beniamino Quintieri, il Rapporto Sport 2025 «conferma l’importanza di disporre di un quadro informativo aggiornato e sistematico, capace di orientare in modo efficace le politiche pubbliche», sottolineando che «la collaborazione istituzionale tra soggetti pubblici e operatori del sistema sportivo rappresenta un elemento essenziale».
«Questi numeri sono la fotografia di un Paese che sta riscoprendo nello sport un motore di salute, inclusione e socialità», ha infine osservato il presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma, secondo cui lo sport è «sempre più percepito come un investimento personale e collettivo sul benessere e sulla qualità della vita». (riproduzione riservata)