Spirit Aviation, quotata a Wall Street, sta cessando le operazioni dopo che la compagnia low-cost americana ha ceduto sotto il peso dell'impennata dei prezzi del carburante e del fallimento del piano di salvataggio governativo proposto dal presidente Donald Trump.
Tutti i voli Spirit sono stati cancellati e ai passeggeri è stato consigliato di non recarsi in aeroporto, dopo che la compagnia non è riuscita a raggiungere un accordo con l'amministrazione Trump per ottenere i finanziamenti necessari. «Mantenere in vita l'azienda avrebbe richiesto centinaia di milioni di dollari di liquidità aggiuntiva che Spirit semplicemente non ha e non è riuscita a procurarsi», ha dichiarato sabato Dave Davis, amministratore delegato della compagnia. «È una delusione enorme e non è il risultato che nessuno di noi avrebbe voluto».
Il governo americano aveva valutato l'ipotesi di fornire a Spirit 500 milioni di dollari in cambio di warrant per acquisire fino al 90% della compagnia una volta uscita dal fallimento. I principali creditori, però, non hanno accettato l'accordo, che avrebbe dato priorità alle richieste del governative in caso di futura insolvenza del vettore.
Il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha annunciato misure a sostegno dei passeggeri e dei dipendenti, precisando che diversi vettori — tra cui United Airlines, Delta Air Lines, Southwest Airlines e JetBlue Airways — hanno accettato di calmierare i prezzi o ridurre le tariffe per i clienti Spirit colpiti dalla chiusura.
«Abbiamo attivato i nostri partner del settore aereo per garantire che i passeggeri non rimangano bloccati, che le comunità mantengano l'accesso alle rotte, che le tariffe non schizzino alle stelle e che i lavoratori di Spirit siano messi in contatto con nuove opportunità di impiego"» ha dichiarato Duffy.
La compagnia, i cui principali hub includono Fort Lauderdale e Orlando in Florida e Las Vegas, era in difficoltà da anni. I suoi problemi si sono però aggravati con l'aumento dei prezzi del carburante innescato dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, ormai al terzo mese. Il conflitto ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per i flussi energetici, provocando un'impennata dei prezzi di petrolio e gas.
Il salvataggio di Spirit sarebbe stato l'ennesimo intervento del presidente Trump in soccorso di un'azienda americana in crisi. La precedente decisione di acquisire una quota del 10% in Intel si è finora rivelata azzeccata, ma il colosso dei chip, pur in difficoltà, non era sull'orlo del collasso come Spirit. Il segretario al Commercio Howard Lutnick ha avuto un ruolo centrale in entrambe le trattative.
Le discussioni sul salvataggio di Spirit hanno fatto seguito a un periodo turbolento per la compagnia, che ad agosto aveva presentato istanza di protezione dal fallimento ai sensi del Chapter 11, per la seconda volta in meno di un anno.
Prima dello scoppio della guerra con l'Iran a fine febbraio, la compagnia aveva raggiunto un accordo con i creditori per ridurre il debito di miliardi di dollari e abbattere i costi della flotta. L'aumento dei costi del carburante ha invece messo il vettore in ginocchio.
L'amministrazione Trump ha cercato di attribuire all'amministrazione Biden la responsabilità dei problemi di Spirit, ricordando che il dipartimento di Giustizia dell'ex presidente aveva avviato un'azione legale per bloccare la fusione tra Spirit e JetBlue per ragioni antitrust. Quell'operazione fu infine bloccata da un giudice federale nel 2024.
Spirit, tuttavia, non è l'unica compagnia aerea a soffrire per il conflitto mediorientale. I ceo di altri vettori low-cost si sono incontrati il 21 aprile con il segretario Duffy e altri alti funzionari governativi per discutere delle difficoltà che stanno affrontando. L'Association of Value Airlines, che rappresenta i vettori a basso costo tra cui Frontier Group Holdings e Allegiant Travel, ha chiesto al governo 2,5 miliardi di dollari per aiutare gli associati a fronteggiare il caro carburante.
Il piano dell'amministrazione di intervenire per salvare Spirit ha suscitato forti critiche da parte di parlamentari di entrambi gli schieramenti.(riproduzione riservata)