I tempi per la chiusura della vendita di Sparkle da Tim al consorzio Mef-Retelit si allungano ancora. Come annunciato dall’operatore tlc all’interno dei risultati preliminari del 2025, il closing del deal da 700 milioni di euro è atteso ora nel secondo trimestre del 2026.
Originariamente, la cessione della società dei cavi sottomarini al consorzio del 70% del Tesoro e del 30% dell’operatore in mano al fondo spagnolo Asterion si sarebbe dovuta concludere entro la fine del 2025. Il cda di Tim aveva approvato l’offerta a metà febbraio dell’anno scorso e l’accordo tra le parti era stato firmato a metà aprile. Poi un primo rinvio al primo trimestre 2026 e ora il nuovo slittamento della deadline entro la metà del 2026.
A causare il nuovo posticipo della conclusione dell’operazione su Sparkle sono le autorizzazioni antitrust che ancora mancano. Avendo in pancia i collegamenti sottomarini, considerati infrastrutture critiche in ottica di sicurezza perché consentono la connessione e la trasmissione anche di dati sensibili, l’esame è necessariamente approfondito e riguarda ogni Paese interessato dall’infrastruttura. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, le autorizzazioni ancora mancanti sono due: quella degli Stati Uniti e quella dell’Unione Europea.
Il via libera a stelle e strisce, secondo quanto risulta a questo giornale, sarebbe stato rallentato in parte dalle lungaggini burocratiche dell’iter delle autorità statunitensi e in parte dallo shutdown che ha messo in ghiaccio le attività amministrative Usa per diverse settimane.
In Europa, invece, in base a fonti e documenti ufficiali consultati da questo giornale, la richiesta di autorizzazione da parte di Retelit e Mef è stata presentata due volte alla Commissione Ue, salvo poi essere ritirata in entrambi i casi. Nel primo caso la notifica, datata 10 novembre, è stata ritirata l’11 dicembre, mentre nel secondo caso, dopo la ripresentazione del 12 dicembre, è stata ritirata il 22 gennaio.
Il motivo dietro il doppio ritiro, stando a quanto risulta a questo giornale, è per evitare che il dossier, superato il limite temporale per chiudere in fase 1, potesse finire in fase 2, finendo per dilatare ulteriormente i tempi di autorizzazione.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, ad allungare i tempi dell’analisi ci sarebbe stata la richiesta di informazioni e chiarimenti aggiuntivi sul dossier da parte della Commissione europea. In particolare, Bruxelles avrebbe chiesto delucidazioni su alcuni aspetti tecnici data la complessità e l’importanza del settore in cui operano le società coinvolte.
Alcune informazioni aggiuntive, stando alle indiscrezioni, sarebbero state inviate da Mef e Retelit anche due giorni fa. L’analisi è in corso e non sarebbe da escludere che qualche novità, in un senso o nell’altro, possa arrivare anche nelle prossime settimane. (riproduzione riservata)