Forte di una leadership incontrastata nella progettazione e costruzione di sensori d’immagine, che ha generato un giro d’affari di oltre mille miliardi di yen nell’esercizio 2019, Sony ha realizzato il primo sensore che integra al proprio interno un processore capace di elaborare i dati attraverso algoritmi di intelligenza artificiale. Il sensore integra in un solo chip tutti i componenti necessari per la rilevazione e l’analisi dell’immagine, aprendo così nuovi scenari in un panorama che si muove sempre più verso il cloud e l’egde computing, portando cioè dati e capacità elaborativa vicini a dove sono necessari.
Con una risoluzione di 12,3 megapixel e una diagonale di 7,86 millimetri (1/2,3 pollici), il sensore Imx500 offre numerosi vantaggi rispetto ad architetture tradizionali che vedono i sensori d’immagine dedicati alla sola raccolta delle foto, che vengono poi elaborate da processori posti nello stesso dispositivo o concentrati in data center e raggiunti tramite reti di telecomunicazione. Con il nuovo sensore, Sony consente invece di abbattere la latenza, ovvero il tempo che intercorre tra la raccolta dei dati e il loro utilizzo pratico, oltre a ridurre in modo significativo il consumo energetico e gli stessi costi di comunicazione.
Ancora più importante è però l’enorme passo avanti fatto nella gestione della privacy: la possibilità di elaborare le immagini direttamente nel chip del sensore consente infatti di non trasferire foto o video, ma solo i dati rilevanti, come per esempio il numero o il sesso o l’età stimata delle persone passate di fronte al sensore stesso. Un vantaggio enorme, ancora più evidente nel corso della pandemia e perfetto per il mondo dominato dall’internet delle cose che sta prendendo vita.
Un altro notevole vantaggio dell’architettura ideata da Sony è costituito dalla possibilità di caricare modelli di intelligenza artificiale personalizzati nella memoria del sensore, così da poter personalizzare l’uso in scenari differenti tra loro, che spaziano dalla capacità di valutare il riempimento degli scaffali di magazzini o l’affollamento di locali sino alla mappatura termica di strutture ed edifici e persino la valutazione se le persone indossano o meno una mascherina protettiva. La potenza elaborativa del processore consente di analizzare ogni singolo frame dell’immagine in tempo reale, ovvero nella frazione di secondo in cui è catturata dal sensore, aumentando così l’efficacia nella rilevazione di eventi.
“Vogliamo aumentare l’incidenza dei sensori dedicati all’analisi delle immagini dall’attuale 4% dei ricavi totali al 30% nel 2025”, ha dichiarato Antonio Avitabile, Senior Venture Capital Investment Manager at Sony Innovation Fund, “ponendoci come fornitori di soluzioni, e non solo di componenti hardware, per i nostri partner. Siamo sull’orlo di una vera rivoluzione, in cui le macchine sapranno estrarre tutto il valore dai dati residenti nel cloud, e come nel caso degli esseri umani una parte importante di questi dati verrà raccolta tramite immagini”. Per questo motivo il sensore di Sony, già disponibile un costo di 10 mila yen, potrà essere personalizzato con modelli di intelligenza artificiale dei partner, che avranno inoltre accesso a un kit di sviluppo software per integrarlo in tutti i progetti. (riproduzione riservata)