Il Consiglio di Stato — con sentenza n. 04205/2026 pubblicata lo scorso 25 maggio — ha confermato che l’uso della parola «terme» nella denominazione di strutture prive di acqua termale può orientare illecitamente le scelte dei consumatori. Una pronuncia che tutela la correttezza del mercato e il diritto dei cittadini a un’informazione veritiera: perché non tutta l’acqua è uguale, e la differenza non è solo chimica — è terapeutica.
L’acqua termale, minerale, ad alta concentrazione di sali, che emerge dal sottosuolo dopo aver attraversato strati di roccia ricchi di minerali, possiede proprietà curative e di benessere della persona documentate da decenni di ricerca. L’acqua sanitaria riscaldata, per quanto gradevole, no.
È da questo presupposto che nasce l’impegno di Terme di Sirmione sul fronte della corretta comunicazione al pubblico. Già nell’aprile 2024, il Convegno scientifico «…c’è acqua e… ACQUA!», organizzato dal comitato scientifico dell’azienda e aperto dall’intervento dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, aveva riunito esperti di Medicina interna, Otorinolaringoiatria, Pneumologia, Dermatologia e Reumatologia per ribadire con dati scientifici ciò che l’Oms riconosce come «medicina tradizionale»: le cure termali, erogate con acque autorizzate dal Ministero della Salute, sono uno strumento efficace di prevenzione, cura e riabilitazione.
L’iter legale condotto da Terme di Sirmione insieme a Federterme — Federazione Italiana delle Industrie Termali delle Acque Minerali e del Benessere Termale — ha avuto fin dall’inizio lo scopo di preservare il significato autentico del termine «terme», tutelato dalla legge 323/2000.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è ora chiamata a stabilire se le misure già adottate dagli operatori interessati siano idonee a garantire un’informazione chiara e non ingannevole per i consumatori. Giacomo Gnutti, presidente di Terme di Sirmione, sottolinea che «le acque termali sono una risorsa naturale unica, riconosciuta dal nostro Servizio Sanitario Nazionale e dall’Oms: garantire che i cittadini sappiano cosa scelgono è un atto di rispetto verso di loro e verso il valore scientifico del termalismo».