L’Asia segue per lo più le orme di Wall Street e giovedì 18 dicembre viaggia in rosso zavorrata dal settore tech. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei cede l’1%, Hong Kong lo 0,5%, Shanghai invece è sopra la parità (+0,2%). Sale ancora il petrolio Wti americano dell’1% a oltre 56 dollari il barile, mentre i futures sul Nasdaq sono tornati a crescere (+0,35%).
La vendita a Wall Street è stata innescata dalle preoccupazioni sulle valutazioni elevate e sugli investimenti per l’intelligenza artificiale. L’ultimo ribasso è stato aggravato anche dalle notizie secondo cui Blue Owl Capital, principale investitore di Oracle, avrebbe ritirato i finanziamenti da uno dei progetti da 10 miliardi di dollari per un data center del gruppo pesando sul sentiment globale del settore tecnologico.
Sul fronte interno, gli investitori sono cauti in vista della riunione di politica monetaria della Bank of Japan, al termine della quale la banca centrale dovrebbe aumentare il tasso di riferimento di 25 punti base, portandolo allo 0,75%. I titoli tecnologici e legati all’IA hanno guidato i ribassi, tra cui SoftBank (-3,7%), Fujikura (-3,1%), Advantest (-3,2%), Lasertec (-2,9%) e Tokyo Electron (-2,6%). Sul fronte societario, l’amministratore delegato di Sumitomo Mitsui ha dichiarato che la banca prevede di raggiungere in anticipo un importante obiettivo di profitto e di sfruttare l’alleanza strategica con Jefferies Financial.
Nello specifico, il titolo SoftBank è arrivato a perdere fino al 7,25%, il gruppo ha poi ridotto le perdite. Il ribasso arriva dopo che il Nasdaq Composite ha perso l’1,81% nella seduta precedente, trascinato dai cali di Oracle, Broadcom, Nvidia e di altri titoli legati all’AI.
SoftBank, fortemente esposta al settore tecnologico, ha mostrato un’elevata volatilità del titolo nell’ultimo mese. A inizio anno il gruppo aveva annunciato piani per investire 500 miliardi di dollari nelle infrastrutture di AI negli Stati Uniti insieme a OpenAI, Oracle e altri partner, e a settembre ha comunicato cinque nuovi siti di data center negli Usa nell’ambito di Stargate, la piattaforma infrastrutturale di OpenAI.
Jesper Koll, expert director del gruppo finanziario Monex, ha osservato che gran parte dei componenti utilizzati nei data center, nei centri di alimentazione e nell’hardware abilitante per l’AI è «made in Japan e può essere prodotto solo in Giappone». Questo rende il settore tecnologico giapponese, in particolare i titoli legati all’AI, più vulnerabili a eventuali timori sulla spesa tecnologica negli Stati Uniti.
Mercoledì i dati sul commercio giapponese hanno mostrato che le esportazioni di macchinari elettrici sono aumentate del 7,4%, mentre quelle legate ai semiconduttori sono cresciute del 13% su base annua. Secondo Koll, il boom degli investimenti tecnologici guidato dagli Stati Uniti si sta traducendo in un aumento delle esportazioni di macchinari e attrezzature specializzate.
Le perdite sono state più contenute per il colosso sudcoreano dei chip Samsung Electronics (-0,93%), mentre SK Hynix ha invertito la rotta, chiudendo in rialzo dello 0,73%. Tsmc, il maggiore produttore mondiale di chip su contratto, ha registrato un lieve calo. (riproduzione riservata)