Soft Clubbing: che cos’è la nuova tendenza che sta sostituendo la nightlife (tra rave mattutini e colazioni elettroniche)
Dimentica le notti infinite in discoteca: il soft clubbing è il nuovo modo difare festa che sta conquistando Milano e le grandi città europee. Dai morning rave, con cappuccino e brioche, agli eventi sold out come il Morning Club alla Fabbrica del Vapore, la Generazione Z (e non solo) riscrive le regole del divertimento
C’è una nuova tendenza in città: il soft clubbing. Probabilmente molti ne hanno già sentito parlare, i ragazzi della Generazione Z e i loro genitori sicuramente. Ma questo fenomeno sta conquistando tutti, soprattutto dopo l’ultima data del Morning Club, una serie di appuntamenti organizzati da Radio m2o alla Fabbrica del Vapore di Milano, la scorsa domenica. Nell’ultimo giorno della Design Week, 10mila persone si sono ritrovate a ballare, con la musica di DJ Albertino e Benny Benassi, dalle 10 alle 4 (sotto, Jovanotti ospite a sorpresa dell’evento di febbraio). Precisazione doverosa: non fino all’alba, ma dalla mattina al pomeriggio! E, al posto di gin tonic e un pezzo di pizza all’uscita dal locale, cappuccino e brioche con sottofondo di musica elettronica.

Ma che cos’è il soft clubbling e da dove nasce? Non è ballare senza bere, è pretendere che un’esperienza lasci qualcosa: un ricordo, una connessione, un senso. Un’esigenza che ha spinto la nuova generazione a reinventare il divertimento, non ad abbandonarlo. Anche nei luoghi: dalle discoteche chiuse, sottoterra, al buio, ci si sposta in una caffetteria, in un panificio, in una piazzetta. Una tendenza che, bisogna dirlo, sta conquistando anche un pubblico adulto che ha voglia di condivisione e di divertimento ma, come spesso si dice, «non ha più l’età per reggere una serata». Ma una mattinata, invece, sì.

Londra è stata la prima a capirlo: Morning Gloryville ha codificato il morning raving consapevole, rave all’alba con sobrietà obbligatoria e yoga sul dancefloor. Ad Amsterdam, il Wake Up Club porta il format al mercoledì mattina: ci si sveglia, si balla, si fa colazione e poi si va al lavoro. A Parigi tutto inizia nel 2019, quando il DJ Aazar organizza il primo bakery rave da The French Bastards nell’11° arrondissement: musica e croissant, virale per necessità prima che per strategia. Il format conquista Bruxelles, Lisbona, Varsavia, Atene, Belgrado. Il successo è evidente: Eventbrite registra +44% di presenze agli eventi diurni nell’ultimo anno, e il coffee clubbing cresce del 478%. Non è solo costume: i locali che puntano su esperienze analcoliche stanno scoprendo che il modello funziona anche economicamente. Meno dipendenza dal fatturato del bar, più attenzione all’esperienza e un pubblico disposto a pagare per quello che vale.

Milano non è arrivata per ultima. Prima che il fenomeno avesse un nome, Base Milano, Alcova, Spazio Meta, Rave a Colazione presso il Club Giovanile e Combo offrivano già questa energia. La città ha fatto il resto: ha reso desiderabile qualcosa di grezzo. Un panificio con un DJ set smette di essere un panificio, diventa un riferimento. E il caso Giannasi lo dimostra: le serate in piazzetta in porta Romana, su corso Lodi, hanno trasformato un’istituzione del pollo arrosto in punto di aggregazione generazionale, capace di mescolare la Gen Z con chi ha il doppio degli anni. A Milano ciò che è alternativo, diventa cool. Il soft clubbing qui è informale e curato allo stesso tempo. (Riproduzione riservata)
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- Quali sono le principali tendenze di consumo e di intrattenimento che hanno portato alla nascita del soft clubbing?
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