Nella notte del 13 giugno a Piombino è arrivato un nuovo carico di gas naturale liquefatto: è il numero 96 dall’inizio dell’anno nella contabilità delle forniture italiane. Ormai il gnl copre circa il 30% del fabbisogno italiano rispetto al 10% del 2021 e completa la nuova mappa degli approvvigionamenti nazionali di gas. Dall’Algeria alla Norvegia, dall’Azerbaijan a Trinidad e Tobago, dalla Libia agli Stati Uniti, l’Italia lo importa da tutto il mondo. Ovunque, meno che dalla Russia.
Ma c’è un’altra novità legata a filo doppio allo stop delle forniture russe. L’Italia ha ripreso anche a esportare: da gennaio a maggio 2025, circa 800 milioni di metri cubi di gas, il 400% in più rispetto allo stesso periodo del 2024, hanno risalito i tubi Snam in senso contrario fino all’ Austria.
Impossibilitata per ragioni geografiche a ricorrere alle navi rigassificatrici, più dipendente di altri dalle forniture russe, Vienna sta diventando un cliente ambito da parte degli shipper internazionali, e quelli italiani non hanno perso l’occasione, potendo approfittare del cosiddetto reverse flow dei gasdotti Snam, ovvero la possibilità di invertire la direzione del flusso di gas. In altre parole, lo stop ai transiti russi attraverso l’Ucraina ha provocato un’impennata dei prezzi nei mercati dell’Europa centro-orientale, invertendo il tradizionale spread di prezzo tra il Psv italiano (Punto di Scambio Virtuale) e l’hub austriaco Vpt.
Che ci sia una forte richiesta di gas dagli orfani del metano russo lo dimostra anche le recenti scelta della Germania, dove il gruppo energetico statale Sefe, che ha firmato un contratto decennale con Socar, la compagnia petrolifera nazionale dell'Azerbaigian per la fornitura di 1,5 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Ma oltre che un modo per vendere energia ai Paesi più esposti a Mosca, la ripresa dell’export italiano rappresenta anche le prove generali per un progetto di più largo respiro: l’hub del gas, già presente nei piani del gruppo guidato dall’ad Agostino Scornajenchi.
La capacità di export dell’Italia, infatti, va ben oltre. I lavori terminati a ottobre 2024 l’hanno già portata a 9 miliardi di mc all'anno, ed è già in corso una seconda fase per arrivare a 14,5 miliardi di mc entro il 2026, quando Snam avrà ultimato gli interventi sulla centrale di Poggio Renatico (Ferrara). Quegli 800 milioni di metri cubi di gas in uscita tra gennaio e maggio scorsi, insomma, potrebbero essere solo l’avanguardia di un salto di ruolo geopolitico per l’Italia nella scacchiera energetica continentale post-Russia.
Sommando le potenzialità degli snodi di Tarvisio e Passo Gries, l’Italia potrebbe esportare fino a 16 miliardi di metri cubi di gas l’anno, con una flessibilità logistica che consente di adattare i flussi in base alle esigenze, per esempio 7 miliardi da Tarvisio e 9 da Passo Gries, o viceversa. Sono numeri che si prestano a farne un vero hub di transito, un ponte tra il gas che arriva dal Mediterraneo e le esigenze dei Paesi europei più vulnerabili, come Austria e Slovacchia, disegnando una nuova diplomazia energetica.
Guardando invece ai flussi di gas verso l’Italia, tra vecchi e nuovi rigassificatori, investimenti miliardari di Snam (il nuovo piano destina circa 11 miliardi al potenziamento delle infrastrutture) e accordi in giro per il mondo firmati da Eni, la mappa delle forniture è stata ridisegnata per prepararsi per tempo al giorno in cui non sarebbe arrivato più nemmeno un metro cubo dai giacimenti di Mosca.
Quel giorno porta la data del primo gennaio 2025, quando è ufficialmente scaduto il contratto di transito del metano russo attraverso l’Ucraina. Se si segue il percorso del gas oggi, si vede che il 50% delle importazioni italiane arrivano ormai da Sud. A Mazara del Vallo, in Sicilia, approda dall’Algeria il 30% delle forniture italiane, a Melendugno, in Puglia, un altro 16% dall’Azarbaijan attraverso il gasdotto Tap.
In parallelo sono diventati sempre più marginali gli approvvigionamenti da nord, al punto d’ingresso di Tarvisio, scesi dal 35 all’8%, con oscillazioni tra il 5 e il 9% dovute alle scelte commerciali degli shipper, che qui trovano tariffe più convenienti rispetto all’altro entry point settentrionale di Passo Gries, al confine con la Svizzera. Il gas che entra a Tarvisio, va specificato, arriva anche attraverso la Germania, in seguito al ritiro della relativa tassa sull’export. Come spiegano i tecnici di Snam, infatti, il sistema interconnesso delle infrastrutture del nord Europa consente una gestione flessibile dell’approvvigionamento gas, in relazione ad esigenze e dinamiche di bilanciamento fisico, infrastrutturale e commerciale dei diversi Paesi.
La diversificazione geografica delle forniture e l’entrata in servizio dei nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna ha anche assecondato la crescita della domanda di gas, che nei primi mesi del 2025 è aumentata del 6%, compensando una bassa produzione rinnovabile da idroelettrico ed eolico. I flussi si stanno mantenendo stabili con il gas algerino di Mazara, che resta sul podio, seguito dal gnl, che ha fatto davvero la differenza nello sganciare in sicurezza l’Italia dal gas russo. Qui la cartina geografica è persino più variegata. I 150 carichi del 2024 i sono arrivati da Qatar (36%), Stati Uniti (34%), Algeria (20%), ma anche da Egitto, Spagna, Congo, Angola, Guinea Equatoriale e altri Paesi ancora. (riproduzione riservata)