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Case La classe energetica per ora incide poco su criteri d'acquisto e prezzi. Specie se si tratta di abitazioni usate

Si fa presto a dire green

di Teresa Campo
Milano Finanza - Numero 190 pag. 94 del 26/09/2015

Le abitazioni in classe energetica A? Il rischio è che tutti dicano di volerle ma, come dice il detto, nessuno poi se le pigli. O meglio, che nessuno sia disposto davvero a pagare molto di più per avere una casa a basso consumo di energia o comunque che in pochi mettano questa caratteristica in cima alla lista delle priorità nelle decisioni d'acquisto. È quello che emerge, a sorpresa, analizzando le richieste specifiche che giornalmente arrivano sul portale immobiliare Casa.it. Nella ricerca di una casa nuova il fattore classe energetica A o al massimo B si piazza infatti solo al terzo posto nei criteri di scelta (test a risposta multipla), largamente superato da zona (90% di preferenze) e prezzo (80%). Ancora meno green gli acquirenti di una casa già usata (che rappresentano l'85% del totale), per i quali location e prezzo restano sempre saldamente in testa ai desiderata (90 e 85% delle risposte rispettivamente), seguiti da box o posto auto (60%). In questo caso l'esigenza di un'elevata classe energetica scivola addirittura al quarto posto, con solo il 30% delle risposte, portandosi vicino alla richiesta di doppi servizi (20%).

È anche per questa ragione che i prezzi per ora riflettono poco le caratteristiche energetiche dell'immobile, soprattutto se si tratta di un immobile usato. Le cose vanno un po' diversamente per le abitazioni di nuova costruzione, ma in quel caso, più che ai bassi consumi, il premio si deve appunto al fatto che si tratti di una casa nuova ovvero più moderna, scintillante, con impianti appena fatti, materiali e finiture alla moda e via dicendo.

 

La scelta verde non paga allora? Non proprio. Il discorso va innanzitutto affrontato in ottica di lungo termine, chiarendosi cosa offre oggi la casa green e cosa no. «È vero infatti che risparmio energetico vuol dire anche più valore della casa», spiega Daniele Mancini, amministratore delegato di Casa.it, «ma il difficile è stabilire quanto di più». A parità di condizioni (location, metratura, finiture ecc.), che differenza di valore passa tra un edificio in classe A e uno in C? E ancora, di quanto mi si apprezza la casa se eseguo lavori che ne migliorano la classe? La risposta appunto non è chiara, specie nel secondo caso (per risalire di almeno due o tre classi è necessario intervenire sull'intero edificio e in ogni caso l'apprezzamento dell'immobile non è detto che ripaghi le spese). «Per contro però, complice un'offerta abbondante a causa della crisi, oggi l'acquirente cerca sempre più qualità e in sua assenza l'immobile rischia di deprezzarsi molto se non di risultare addirittura invendibile, come già accaduto a molti uffici, negozi e capannoni», sottolinea Mancini. «E sulla qualità di un edificio incidono molto le sue caratteristiche energetiche: se è in grado di garantire comfort elevato abbattendo al contempo le dispersioni di caldo o fresco, vuol dire che è progettato, costruito e coibentato con attenzione. Nel lungo termine la qualità è quindi destinata a pagare».

Il secondo atout a favore del green è che, benché i valori catastali di un edificio ancora non includano la classe energetica, è probabile che prima o poi lo faranno. Occhio quindi alle varie Imu e Tasi del futuro.

Il terzo punto riguarda i risparmi sulla gestione della casa offerti dalle varie classi energetiche, che vanno dalla A alla G, partendo dal consumo di kwh/mq annui. Per meritare la classe A+ occorre scendere sotto i 10 kwh/mq annui, il che vuol dire che l'edificio ha una bassa dispersione di energia. Il principio è semplice: più a lungo si riesce a conservare all'interno l'energia termica prodotta, maggiore è la prestazione energetica dell'abitazione perché minore è il bisogno di accendere gli impianti di riscaldamento o raffreddamento.

Le case di nuova costruzione rispondono a questi requisiti, e in parte anche quelle più vecchie, con muri spessi, solai, buona esposizione. Il problema sono quelle di mezzo, specie degli anni 60 e 70, realizzate con poca cura in un periodo di boom economico ed edilizio. Oggi inoltre la crisi immobiliare ha rallentato i nuovi cantieri e il mercato della sostituzione, rallentando ulteriormente il naturale processo di miglioramento della qualità dell'abitare cui i cittadini aspirano.

 

Molto variegata l'attuale situazione del mercato. «Dal 2012 è d'obbligo indicare la classe energetica della casa in tutti gli annunci di vendita o di affitto», prosegue Mancini, «obbligo cui oggi però risponde solo il 57% degli annunci nelle grandi città, il 50% del totale nazionale». Più virtuose risultano le regioni del Nordest, mentre al Sud, complice forse una situazione climatica più favorevole (fino a qualche decennio fa molte case non avevano neppure gli impianti di riscaldamento) il tema della certificazione e del risparmio energetico sembra non avere fatto ancora del tutto breccia.

Difficile, a quattro anni dalla sua introduzione, fare un bilancio dell'impatto della normativa sui prezzi, per i motivi già accennati ma anche per colpa della crisi che, per forza di cose, costringe spesso gli acquirenti a puntare soprattutto sul prezzo. La buona notizia è che la crisi della domanda e la conseguente flessione delle compravendite, in particolare di immobili costruiti negli ultimi 15 anni nei comuni dell'hinterland metropolitano, hanno provocato un calo delle quotazioni e di conseguenza sta restringendo la forbice tra il prezzo di un'abitazione nuova, certificata tra A e C, e quello di un'abitazione usata ma ristrutturata, nella stessa zona ma di classe inferiore. Stesso discorso all'interno delle città dove il risparmio reale sulle spese condominiali risulta decisivo. (soprattutto in termini di localizzazione). (riproduzione riservata)

 

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