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Joao Santos Rosa, ceo Shell Italia EP e Country Chair Shell in Italia
Joao Santos Rosa, ceo Shell Italia EP e Country Chair Shell in Italia
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Shell: l’Italia faccia come la Norvegia per valorizzare gas e petrolio

di Angela Zoppo
29 ottobre 2025, 20:30

Parla il ceo di Shell Italia E&P, Joao Santos Rosa: il potenziale di risorse è altissimo ma servono regole certe per poter pianificare gli investimenti nel lungo termine. I piani per la Basilicata e i nuovi permessi esplorativi dopo l’abolizione del decreto blocca-trivelle. | Eni & C, ecco chi c'è in corsa per riprendersi i giacimenti italiani

La bocciatura senza appello del Pitesai, o blocca-trivelle com’era meglio conosciuto il piano che limitava le aree idonee alle attività oil & gas, non basta da solo a ridare slancio all’upstream made in Italy. Per Shell serve anche un quadro favorevole agli investimenti di lungo periodo, spiega Joao Santos Rosa, ceo Shell Italia E&P e Country chair, in questa intervista a MF-Milano Finanza .

Domanda. Senza Pitesai ripartono le istanze per le esplorazioni. Shell è della partita?
Risposta.
Negli ultimi mesi, attraverso le nostre joint venture, abbiamo avviato procedimenti per circa 10 nuovi pozzi, in aree comprese nelle concessioni esistenti. Si tratta di interventi mirati a valorizzare risorse già note, nel pieno rispetto dell’ambiente.

D. Come sono ripartiti gli investimenti?

R. In Italia operiamo lungo l’intera catena del valore energetico, fino al downstream, ma è l’upstream a rappresentare circa il 90% dei nostri investimenti. Siamo il primo investitore estero nel settore, tra i principali importatori di gas e fornitori di energia, e continuiamo a vedere in questo comparto il maggiore potenziale. Abbiamo una presenza consolidata nei due più grandi giacimenti onshore d’Europa, entrambi in Basilicata. In Val d’Agri deteniamo una quota del 39% accanto a Eni (61%), mentre nel progetto Tempa Rossa partecipiamo con il 25%, insieme a TotalEnergies (50%) e Mitsui (25%).

D. Ma l’attività esplorativa è economicamente sostenibile?

R. La sostenibilità è strettamente legata alla competitività del Paese. L’Italia è un grande importatore netto di energia: oltre il 95% del gas e il 90% del petrolio che consuma ogni anno. Valorizzare la produzione nazionale può contribuire in modo significativo alla sicurezza energetica e alla competitività. Ma servono condizioni che consentano una pianificazione di lungo periodo. Oggi un processo autorizzativo può richiedere anni, con esiti incerti, che si tratti di un pozzo, di un impianto rinnovabile o di infrastrutture. Questa lentezza, unita all’incertezza, riduce la capacità delle imprese di pianificare e confermare i propri investimenti nel Paese. Servono regole stabili, processi agili e un sistema fiscale competitivo, molto si può fare con le concessioni esistenti e i permessi già rilasciati. Secondo i dati Unimig 2025, al 31 dicembre 2024 risultavano 25 permessi di ricerca attivi e 170 concessioni di coltivazione: un patrimonio che può essere pienamente valorizzato - come avviene in Paesi quali Norvegia e Canada - se supportato da una visione politica coerente e da una regolamentazione chiara.

D. Con queste premesse, che sviluppi vede per le vostre attività?

R. Siamo sempre aperti a valutare nuove opportunità di business, soprattutto nelle aree dove, come dicevo, esiste un potenziale ancora inespresso. La Basilicata, ad esempio, è un pilastro della produzione nazionale: nel 2024 ha contribuito per l’85% del petrolio e il 36% del gas estratti in Italia. Questo conferma il ruolo strategico della regione anche come bacino di risorse per il futuro. Ma le concessioni esistenti producono ben al di sotto della metà dei volumi autorizzati e stimati, a dimostrazione di un potenziale importante ancora da sviluppare. Intanto, abbiamo investito in nuove infrastrutture a Taranto, anche in collaborazione con altri operatori, che consentiranno di massimizzare la produzione e l’esportazione del greggio del nostro giacimento lucano di Tempa Rossa. Stiamo completando i processi autorizzativi per poter avviare gli impianti.

D. Come vede il ruolo del gas nella transizione energetica?

R. Premetto che lavoriamo per costruire il sistema energetico del futuro, anche attraverso strumenti di analisi come gli Shell Energy Security Scenarios. Pur non rappresentando la strategia aziendale, questi scenari, basati su modelli e analisi di esperti, aiutano a stimolare il pensiero strategico e a supportare decisioni più consapevoli. Le nostre analisi indicano che il gas naturale resterà centrale per l’industria fino al 2040, e la domanda di petrolio calerà solo gradualmente: una conferma del ruolo di queste risorse come ponte per una transizione.

D. Avete anche progetti low carbon?

R. Accanto alle attività di produzione, Shell investe in soluzioni innovative per costruire un portafoglio sempre più integrato. In Italia operiamo su più fronti: biometano, rinnovabili, trading di energia, tutti ambiti chiave per la decarbonizzazione dei processi industriali.
Abbiamo inoltre rafforzato il nostro posizionamento nel trading dell’energia con l’acquisizione di Ego nel 2023, società che favorisce l’incontro tra produttori e consumatori di energia con soluzioni flessibili e sostenibili. Tutto questo conferma che l’Italia dispone non solo di risorse, ma anche di infrastrutture e competenze che possono farne un hub della transizione energetica europea. Come Shell vogliamo fare la nostra parte e continuare ad investire nel lungo periodo, se ci saranno le condizioni, con l’obiettivo di costruire un portafoglio che combini fonti tradizionali e innovative secondo un approccio pragmatico: generare più valore con meno emissioni, sostenendo il progresso dell’Italia e dell’Europa. (riproduzione riservata)



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