Naturalmente l'ottimismo non va generalizzato e anzi riguarda solo le dieci maggiori sgr, che comunque da sole già rappresentano il 39% del mercato per asset under management e oltre il 50% per numero di fondi gestiti. Del resto in un contesto che, complice la crisi ma non solo, si è fatto indubbiamente più competitivo, è logico che le maggiori dimensioni, e quindi le possibili economie di scala conseguenti, risultino premianti.
«Un aspetto che poteva rivelarsi critico per molte sgr era quello delle rettifiche di valore su base aggregata, per esempio le rettifiche sui valori degli asset in portafoglio o su quello di quote di fondi o partecipazioni o sui crediti per commissioni di gestione», continua Giannotti, «e invece in molti casi di rettifiche non ce ne sono state per nulla o, anche se hanno ridotto gli utili da gestione caratteristica, non hanno comunque avuto grande impatto sulla redditività. Solo nel 2013, secondo quanto emerge dai bilanci finora disponibili di alcune delle principali sgr immobiliari, rispetto al 2012 si rilevano segnali contrastanti al di sotto del reddito operativo, specie per quanto riguarda le rettifiche di valore sulle quote di fondi immobiliari e sui crediti per commissioni di gestione verso i fondi. E questo nonostante non vi siano variazioni di rilievo nei valori medi del cost to income e della redditività del capitale investito».
Per il resto, da segnalare è da un lato la contrazione delle commissioni in rapporto al patrimonio gestito, valore sceso allo 0,96%, e dall'altro l'aumento del rapporto tra costi e margini operativi. L'aumento dei costi operativi relativi alla gestione caratteristica in particolare è stato significativo e pari al 30% dal 2010 al 2012, mentre le commissioni attive, che rappresentano il ricavo tipico delle sgr, sono attualmente riconducili per il 96% alle commissioni di gestione visto che sono arrivate a zero le commissioni di incentivo, legate a extra performance. Il risultato di tutto ciò è che dal 2010 è aumentata l'incidenza dei costi operativi sul Mol, mostrando una minore marginalità operativa una volta coperti i costi.
«Ne deriva una criticità gestionale sul fronte del contenimento dei costi e dell'efficienza delle strutture interne, che oltre a dover diventare necessariamente più snelle, da un lato hanno sempre più bisogno di competenze specialistiche e dall'altro devono essere adeguate per poter rispettare i numerosi adempimenti e controlli», conclude Giannotti. «Il conseguimento di economie di scala legate alla crescita delle masse gestite diventa in tal senso un obiettivo prioritario, specie nell'ottica di un'operatività internazionale, crescita ottenibile anche con operazioni straordinarie come fusioni e acquisizioni. (riproduzione riservata)
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