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Sette lezioni dagli investimenti multi-asset per navigare in sicurezza i mercati
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Sette lezioni dagli investimenti multi-asset per navigare in sicurezza i mercati

di Marco Vignali
07 maggio 2021, 12:45

Secondo Schroders, la diversificazione continuerà a essere fondamentale, così come la flessibilità. Focus sull’inflazione, che sarà guidata dagli stimoli fiscali e non monetari. Per evitare le bolle far convivere gestione attiva e passiva, puntando forte sulla sostenibilità

Sette lezioni per affrontare un mercato mai così volatile nella sua storia, per capire quali sono i punti forti e le asset classes su cui fare affidamento ed evitare di prendere abbagli che potrebbero costare caro agli investitori. Ugo Montrucchio, gestore Multi-Asset di Schroders, ha analizzato il track record del primo fondo bilanciato lanciato dal gruppo finanziario, una storia lunga ben 73 anni dalla quale le lezioni che si possono trarre risultano assai d’aiuto per navigare un futuro ad oggi molto incerto.

In primo luogo, la diversificazione continua a essere importante. “La storia ci insegna che nei periodi di inflazione bassa e stabile esiste una correlazione negativa tra azionario e obbligazionario”, evidenzia Montrucchio, e i tassi di interesse bassi e relativamente stabili che ne derivano hanno amplificato il ruolo di diversificazione dei bond nei portafogli”. Tuttavia, con il ritorno dell’inflazione “questo ruolo può essere messo alla prova. Storicamente in fasi di inflazione elevata vi è una correlazione positiva tra azioni e obbligazioni, quindi può essere più complesso creare un portafoglio diversificato, dato che non ci si può più affidare ai bond”, sottolinea il gestore.

Non solo diversificazione, ma anche flessibilità. L’analisi di Montrucchio mostra che in fasi di recessione o ripresa economica, la dispersione dei rendimenti tra le varie asset class aumenta e l’asset allocation diventa più importante della selezione dei titoli. Al contrario, nelle fasi di espansione, la selezione dei titoli contribuisce maggiormente ai rendimenti rispetto all’asset allocation, motivo per cui è importante avere un approccio flessibile, che possa cambiare nelle fasi del ciclo.

Sempre secondo Montrucchio, è probabile che il supporto monetario ceda il passo al supporto fiscale. “La liquidità”, evidenzia il gestore, “è stata il principale driver dei rendimenti, soprattutto negli ultimi 10 anni. Prima dell’ultima crisi (2007-09, ndr), il bilancio della Fed era abbastanza stabile, ma nel 2008 ha iniziato a iniettare liquidità nel sistema finanziario per ricostruire i bilanci delle banche, alimentando i mercati finanziari ma non l’economia reale”. Questa volta, con la politica monetaria accomodante nella maggior parte del mondo, il compito di sostenere le economie in difficoltà è, secondo Montrucchio, sulle spalle della politica fiscale, ed è probabile che nel corso dei prossimi cinque anni si vedrà un consolidamento di questa transizione dall’espansione monetaria al supporto fiscale.

Quarto punto, l’inflazione, che secondo Schroders potrebbe continuare a crescere. Infatti, la combinazione di stimoli monetari e fiscali potrebbe portare ad aumento dei prezzi: le misure fiscali sono dirette ai consumatori e non al sistema finanziario, e ciò potrebbe far crescere l’inflazione nel mondo sviluppato, soprattutto se vedremo un’ampia crescita delle spese nei prossimi anni. Tuttavia, gli analisti del gruppo ritengono che sia troppo presto per poterlo dire con certezza. “Prima del Covid-19, era opinione diffusa che ci trovassimo in una fase di stagnazione secolare: in altre parole, bassa crescita e bassa inflazione, con i cambiamenti demografici e la rivoluzione tecnologica che hanno strutturalmente contribuito a una crescita limitata. Queste forze persistono, ma combinate con gli stimoli fiscali implicano rischi di inflazione più bilanciati”, evidenzia Montrucchio.

Inoltre, regolamentazione e pressioni sui costi continueranno a influenzare i mercati. Entrambi questi aspetti hanno caratterizzato l’industria del risparmio gestito negli ultimi dieci anni e, secondo Montrucchio, non scompariranno nel breve. Un esempio, a tal proposito, è il dibattito su gestione attiva o gestione passiva. Un dibattito “inutile”, poiché “l’una non esclude l’altra e in un portafoglio ci può essere spazio per entrambe. Un approccio passivo può essere ad esempio efficace nel fornire accesso a mercati efficienti come quelli degli Stati Uniti, mentre i gestori attivi possono aggiungere valore soprattutto in mercati inefficienti come gli emergenti, il credito o il debito distressed”, argomenta il gestore.

Gli ultimi due punti chiave riguardano le valutazioni elevate e la sostenibilità. “Potremmo essere vicini a una bolla, quindi diversificare è essenziale”, afferma il gestore, pur riconoscendo che “non è chiaro se gli sviluppi tecnologici e i quantitative easing abbiano spinto i mercati verso un tale scenario”. Anche se molto spesso identificare le bolle nei mercati azionari è possibile solo con il senno di poi, “credo che potremmo trovarci in una bolla, ma limitata a certe aree dei titoli tech Usa, che hanno beneficiato di enormi investimenti, ma vengono scambiati su livelli eccessivi e insostenibili. Non credo però”, prosegue, “che la bolla riguardi le large-cap tech quali Facebook, Apple, Alphabet, Amazon, Netflix e Microsoft, bensì un gruppo di “secondo livello”, i cui titoli mostrano valutazioni elevate e le cui proiezioni sugli utili sono troppo ambiziose”.

Infine, la sostenibilità sarà sempre più importante, in quanto si dovranno affrontare questioni importanti come la gestione degli stakeholder e la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio. Secondo quanto riportato nell’analisi di Schroders, che riprende i dati del World Economic Forum, le persone stanno diventando sempre più consapevoli dei rischi esg e negli ultimi 14 anni (dalla crisi finanziaria in poi), i primi cinque rischi di lungo termine sono passati da essere economici a essere quasi esclusivamente ambientali. “È quindi molto chiaro che le persone stanno optando sempre più per un approccio più sostenibile, anche negli investimenti. Le sfide che dovremo affrontare saranno enormi e avranno implicazioni profonde su come allocheremo il capitale negli anni a venire”, conclude Montrucchio. (riproduzione riservata) 



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