Dalla Norvegia, che già garantisce quasi un terzo delle forniture, arriverà ancora più gas per i Paesi europei. Non è solo il campione nazionale Equinor ad alimentare i flussi verso l’Ue: molta della produzione di Eni, attraverso la controllata Vår Energi, seguirà lo stesso percorso. Più in generale, alleanze e partnership tra compagnie petrolifere promettono di incrementare a breve l’export dai giacimenti del Mare del Nord. Lo dimostrano una raffica di annunci arrivati a fine giugno 2025. Il primo riguarda il progetto Ormen Lange, gestito da Shell con una partecipazione di Vår Energi, dal quale arriverà anche una spinta decisiva verso il traguardo comunicato al mercato dalla controllata di Eni quotata alla borsa di Oslo: produrre oltre 400 mila barili di petrolio equivalente al giorno nel quarto trimestre di quest’anno.
Il giacimento offshore è arrivato ora alla fase III di sviluppo, con l’obiettivo di aumentare il recupero del gas dal 75% all’85% attraverso un sistema di compressione idraulica. Secondo il Pdo (piano per lo sviluppo e l’operazione), questa procedura potrà far emergere fra 30 e 50 miliardi lordi di metri cubi aggiuntivi. Questo gas verrà inviato nei mercati europei sia attraverso il gasdotto Langeled sia tramite il sistema norvegese di esportazione del metano.
La seconda notizia riguarda una scoperta petrolifera commerciale nel prospetto Drivis Tubåen, nel Mare di Barents. Vår Energi, insieme ai partner Equinor e Petoro, la considera in collegamento con le strutture del giacimento giant di Johan Castberg. Le risorse lorde recuperabili, in questa fase preliminare, sono stimate tra 9 e 15 milioni di barili di petrolio equivalente. Secondo Torger Rød, coo di Vår Energi, «la scoperta conferma il continuo potenziale dell’area di Johan Castberg. Il giacimento appena avviato ha aperto diverse opportunità nel Mare di Barents, regione che rimane in gran parte inesplorata e con un elevato potenziale di risorse. Con la produzione attuale e lo sviluppo dell’altro giacimento di Isflak che potrebbe partire nel 2028, siamo ben posizionati per mantenere un’elevata produzione di Johan Castberg fino al 2030 e oltre». Il terzo annuncio è un ulteriore esempio di collaborazione tra big oil: Vår Energi e i partner Equinor e Inpex hanno presentato al ministro dell’Energia norvegese, Terje Aasland, il piano di sviluppo e gestione del progetto Fram Sør nel Mare del Nord, che combina diverse scoperte, tra cui Echino South e Blasto.
L’inizio della produzione è previsto a fine 2029. L’investimento è di oltre 21 miliardi di corone norvegesi (2,2 miliardi di dollari). Le riserve recuperabili sono stimate in 116 milioni di barili di petrolio equivalente lordi, di cui il 75% è costituito da petrolio e il rimanente 25% da gas. Greggio e gas saranno esportati attraverso la piattaforma Troll C. Al picco di produzione, lo sviluppo sottomarino di Fram Sør contribuirà con circa 20 mila barili di petrolio equivalente al giorno netti alla produzione in quota a Vår Energi. Ma grazie alle altre recenti scoperte e alle prossime esplorazioni, i volumi saranno corretti al rialzo. la controllata di Eni, infatti, stima che le risorse potenziali nell’area siano superiori a 200 milioni di boe lordi.
C’è poi un annuncio che Var Energi ha fatto in solitaria, se si eccettua la presenza del partner Kistos Energy Norway col 10%. Si tratta dell’avvio della produzione dalla piattaforma galleggiante di Jotun nel giacimento di Balder nel Mare del Nord. In questo modo la licenza viene prorogata oltre il 2045, con l’aggiunta di circa 80mila barili di petrolio equivalente al giorno, per una stima di 150 milioni di barili potenzialmente recuperabili. Proprio ieri, infine, Equinor e il partner Aker Bp hanno approvato un investimento di 13 miliardi di corone (1,29 miliardi di dollari) per l'espansione di Johan Sverdrup, il più grande giacimento petrolifero dell'Europa occidentale, che aumenterà i volumi recuperabili fino a 50 milioni di barili. (riproduzione riservata)