I prezzi del petrolio continuano a muoversi in preda alla volatilità, con Brent e Wti che stamani scambiano in calo di oltre il 4% a rispettivamente 61,54 e 58,78 dollari al barile. Prosegue, dunque, l'importante ritracciamento iniziato la scorsa settimana, che ha portato i prezzi dell'oro nero a scendere di circa dieci dollari dopo aver sfiorato quota 70. Il trend della commodity rimane comunque positivo, con un ampio guadagno da inizio anno e un ancor maggiore gain dai minimi di un anno fa, anche se i recenti ribassi nelle quotazioni potrebbero far sorgere qualche dubbio relativamente al persistere dei fattori che ne hanno trainato l'andamento fino ad ora.
Secondo Barclays, "i prezzi del petrolio hanno superato le previsioni del consenso, eccessivamente unanime, dell'anno scorso, guidati principalmente da un approccio cauto da parte dei principali fornitori, con un allentamento dei limiti di produzione dell'Opec più lento del previsto, e amplificati da un taglio unilaterale da parte dell'Arabia Saudita", sottolineano gli analisti. "La cautela dell'Opec è dovuta sia delle incertezze sul ritmo di ripresa della domanda, anche se le campagne di vaccinazione progrediscono, sia ad una risposta piuttosto moderata degli Stati Uniti ad un aumento dei prezzi di fatto superiore al 25%", evidenziano gli strategist della banca inglese.
La maggior parte dei produttori di petrolio degli Stati Uniti ha optato per mantenere la produzione stabile anche quest'anno, citando come motivazioni le incertezze circa il ritmo di recupero dello scenario di mercato e una significativa capacità inutilizzata nel sistema. "Lo scorso anno, molte aziende hanno delineato un quadro di capitale con un tasso di reinvestimento più basso, per lo più 70-80%, ma se si dovessero attenere a tale valore", sottolineano da Barclays, "considerando i prezzi correnti, ciò porterebbe comunque ad una crescita tangibile nei livelli di produzione, secondo le nostre stime". Ciò che la maggior parte delle aziende ha scelto per quest'anno, tuttavia, "è una produzione "flat", con tassi di reinvestimento ancora più bassi, tra il 50-60%, utilizzando la liquidità in eccesso per pagare il debito e ricompensare gli azionisti", argomentano gli strategist.
Gli operatori privati hanno spazio per aumentare la loro produzione, ma secondo Barclays dovrebbero aver bisogno di prezzi del petrolio ancora più elevati a causa della loro quota di produzione totale, decisamente minore rispetto a quella dei grandi operatori. Nel frattempo, alcuni operatori pubblici hanno accennato ad un aumento del tasso di reinvestimento una volta che vi sarà maggiore chiarezza sulla situazione sottostante relativa alla domanda e all'offerta, presumibilmente in contemporanea a quando la pandemia si placherà, ma non vi è ancora stata alcuna indicazione a tal proposito. Dunque, per quanto riguarda il quadro complessivo, Barclays si aspetta che la produzione statunitense di greggio cresca rispettivamente di 600mila e 800mila barili al giorno entro il quarto trimestre del 2021 e del 2022, il che significa che alla fine del prossimo anno sarà ancora circa il 5% al di sotto del livello degli ultimi tre mesi del 2019.
"Abbiamo moderato le attese di un aumento dell'offerta dell'Opec basandoci sull'approccio cauto da parte dell'organizzazione, e ora ci aspettiamo solo un'inversione, almeno parziale, del taglio unilaterale da parte del l'Arabia Saudita. Considerando il relativo cambiamento nello scenario dell'offerta, lo storico contributo dell'Arabia Saudita agli accordi di riduzione della produzione e, infine, la significativa riduzione della quota degli operatori del mercato del petrolio greggio statunitense, riteniamo che nel complesso si potrebbe non andare incontro ad un taglio alla produzione unilaterale, come visto invece lo scorso anno", continuano gli analisti.
Tutta questa cautela da parte dei fornitori ha imposto un limite oltre il quale la domanda difficilmente potrà calare, con la domanda stessa che nel quarto trimestre dello scorso anno era in eccesso rispetto all’offerta di circa 2,5 milioni di barili al giorno e che ora sta gradualmente recuperando. A tal proposito, la domanda di gasolio è cresciuta più rapidamente del previsto a causa di una ripresa relativamente sostenuta dell'attività manifatturiera globale, e l'allentamento delle misure di distanziamento sociale fa ben sperare anche per la domanda relativa alla mobilità personale. "Ci aspettiamo che il deficit attuale costringa continui a mantenere i prezzi ben sostenuti e ribadiamo la nostra raccomandazione long sul brent", concludono gli esperti. (riproduzione riservata)