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Sedici coperti, come a casa. A Milano nasce il Private Restaurant di Langosteria

Langosteria sceglie la sottrazione e inaugura il suo primo Private Restaurant: un luogo riservato, prenotabile solo per intero, dove l’ospitalità torna gesto intimo. Sedici coperti, un menu sartoriale e un’eleganza domestica che privilegia la relazione allo spettacolo

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Milano con il suo rumore di fondo della città, affari, quotazioni, aperture, chiusure, difficile trovare calma e privacy eppure è nato un luogo dove questo buzz continuo si attenua fino quasi a sparire. È un luogo che si sottrae alla logica dell’esposizione torna all’origine di un gesto generoso: ospitare. Langosteria lo fa inaugurando il suo primo Private Restaurant.

Sedici coperti, come a casa. A Milano nasce il Private Restaurant di Langosteria

Via Savona 10 è il punto zero, il luogo dove tutto è cominciato nel 2007. Tornarci oggi, dopo Montenapoleone e una presenza internazionale sempre più solida, significa fare un passo laterale. Una controintuizione  in una città che vive di accelerazioni. Il Private Restaurant non si condivide: si prenota interamente. Sedici coperti al massimo. Nessun passaggio, nessun tavolo accanto. Solo una casa che apre le sue stanze a chi è stato invitato.

Sedici coperti, come a casa. A Milano nasce il Private Restaurant di Langosteria

L’idea di «ristorante privato» qui non è un vezzo semantico. È un cambio di postura. Il progetto di interior design, firmato da Giuseppe Porcelli, ricostruisce l’alfabeto domestico: un vestibolo, un doppio salotto, un bar per l’attesa, una lounge profonda, fino alla sala da pranzo. Il cuore è un lungo tavolo in legno di ciliegio, sostenuto da gambe in vetro ambrato, pensato come si pensa un tavolo di famiglia. Le lanterne in tessuto rosso, il divano club bordeaux, le superfici morbide parlano di un lusso che assomiglia aquello dei club decó.

Sedici coperti, come a casa. A Milano nasce il Private Restaurant di Langosteria

La cucina, naturalmente, resta quella di Langosteria: mare eccellente, materia prima assoluta, tecnica senza esibizione. Ma qui il menu non è mai uguale a sé stesso. Viene costruito sugli ospiti e con gli ospiti, sulle loro preferenze, sui tempi della serata. Lo stesso vale per la cantina. È un’esperienza sartoriale, nel senso più autentico del termine: adattata, non replicabile. Non stupisce che, insieme a questo spazio, nasca anche «Chef a Casa Tua”»: l’estensione naturale di un’idea di ospitalità che preferisce la relazione alla platea. (Risproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 22/01/2026 17:27
Ultimo aggiornamento: 22/01/2026 17:27
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