Guardando dall’Italia non pochi impegni si presentano alla Bce prima della sospensione estiva e molto probabilmente alcuni di essi potranno trovare attuazione o comunque essere avviati alla realizzazione solo nel prossimo autunno. Già si pensa alla riunione del Consiglio direttivo del 9 settembre come a un incontro molto importante. Il primo argomento in discussione, affrontato in una riunione straordinaria e informale del Direttivo nello scorso fine settimana, riguarda il calcolo dell’inflazione, come è stato scritto ieri su queste colonne: si progetta, con un sostanziale accordo, l’inserimento dei costi dei proprietari di case per l’abitazione. Ma questa è soltanto una parte dell’argomento. Ad essa si congiunge la più rilevante questione della revisione del target dell’inflazione, oggi fissato «intorno, ma sotto il 2%», il cui raggiungimento segnala il conseguito mantenimento della stabilità dei prezzi imposto dall’unico mandato che la Bce deve assolvere. Su questo punto non si sarebbe deciso alcunché di impegnativo nella predetta riunione. E, in effetti, più facile indicare nel calcolo dell’inflazione elementi che ne innalzino il livello perché, soprattutto, i tedeschi mirano a ridurre le operazioni non convenzionali di politica monetaria e un tasso di inflazione che arrivi a essere vicino al target agevolerebbe la loro aspettativa. Meno condivisibile dai falchi può risultare, invece, un innalzamento del target verso il 2,5- 3%, ammettendo la possibilità di oscillazioni simmetriche, verso l’alto e verso il basso, secondo l’orientamento assunto anche dalla Federal Reserve. In relazione a ciò, questo punto è stato rinviato a una prossima seduta. Genericamente si sarebbe concordato di ricondurre al mandato anche misure contro i mutamenti ambientali, ma non si è approfondito come e con quali basi giuridiche che debbono essere solide, inattaccabili per evitare che insorgano conflittualità in sede giudiziaria che su altre materie di pacifica condivisione sono pure state attivate, in passato, in Germania ricorrendo alla Corte costituzionale, sia pure senza grandi risultati finora. Il prossimo 14 luglio la Bce dovrebbe decidere se proseguire con il progetto di realizzazione dell’euro digitale o no. L’opinione prevalente degli osservatori è che la decisione sarà positiva. Del resto, sarebbe difficile, dopo avere già affrontato problematiche importanti pur senza arrivare a una conclusione definitiva, e avere elencato tutte le numerose ragioni che militano per l’istituzione di questa forma della moneta comune, rinunciare a proseguire nella progettazione. Naturalmente, ciò comporterà doversi confrontare con ulteriori crescenti problemi di merito, sotto il profilo monetario, finanziario e giuridico-istituzionale nonché tecnologico, la cui soluzione deve essere netta, senza dare adito ad alcun dubbio, essendo questo il risultato al quale mirare per un definitivo via libera alla moneta digitale. Questi temi pendenti, tuttavia, possono riflettersi sull’interpretazione delle prossime linee di politica monetaria: in particolare, quella riguardante l’inflazione. Se ne possono trarre indicazioni segnaletiche, magari infondate, ma che, comunque, possono diffondersi, scambiando decisioni di altro tipo per effetto-annuncio riguardante i tassi di interesse e così creando disorientamento. Dunque, è necessario accelerare i lavori della revisione della politica monetaria. (riproduzione riservata)