Si tratta di una calda estate sul fronte delle cripto-attività, iniziata con le parole di Donald Trump alla Bitcoin Conference di Nashville che ha espresso la volontà di fare della regina delle cripto una delle basi delle riserve nazionali, al pari dei metalli preziosi o delle valute estere. Una dichiarazione dettata da motivi elettorali ma che il candidato repubblicano non potrà disconoscere qualora venisse eletto.
Anche la Russia ha confermato la propria attività nel processo di de-dollarizzazione, approvando a inizio agosto una legge che rende legale il mining, considerando le cripto come ottimo strumento per scambi valutari (senza la necessità di circuiti di regolamento o di messaggistica internazionali come Swift), ma anche come riserva di valore per impiegare il surplus energetico, qualora la recessione globale possa portare a un eccessivo ribasso dei prezzi di gas e petrolio.
Infine, il Fondo Monetario Internazionale ha seppellito l’ascia di guerra con El Salvador, ammettendo che i rischi che aveva paventato dall’uso della cripto come moneta di Stato non si sono concretizzati. È anche doveroso riconoscere a El Salvador un certo grado di trasparenza finanziaria dal momento che è pubblico il dato dei 5.838 bitcoin posseduti, così come il costante acquisto di un bitcoin al giorno.
Tutto ciò si traduce, per alcuni, come la conferma che la finanza tradizionale è tanto virtuale (o cartacea) quanto quella delle cripto e i meccanismi di vigilanza o di applicazione delle politiche tendono a mostrare, per un motivo o per l’altro, delle debolezze, con la sensazione che tali fragilità finiscano per essere pagate dai cittadini.
L’Italia è intanto alle prese con il decreto legislativo che recepisce le disposizioni del regolamento Ue 2023/1114, il cosiddetto Mica. Un recepimento doveroso ma che in alcuni aspetti, in particolare la mancanza di proporzionalità di adempimenti e sanzionatoria, tende a suscitare preoccupazioni tali da far desistere la nascita e lo sviluppo di piccoli operatori del mercato.
Il processo di approvazione del decreto avrebbe necessitato di un processo di consultazione attiva molto profondo, specialmente con gli operatori italiani che sono tendenzialmente di dimensioni inferiori e purtroppo frammentati, ma che a maggior ragione devono essere ascoltati se non vogliamo lasciare il campo ai colossi stranieri. Il paradosso è che tali colossi sono a volte fatti da italiani, che hanno sviluppato realtà incredibili come Tether, guidata dai nostri connazionali Paolo Ardoino e Giancarlo Devasini, che ha chiuso il semestre con l’utile record di 5,2 miliardi di dollari.
Purtroppo la consultazione del decreto in Senato s’è chiusa con sole tre memorie acquisite, di cui una di Banca d’Italia e una di Consob; per fare un confronto, il Dl capitali ne ricevette complessivamente 34. In questo contesto in cui le banche centrali stanno ragionando sui tempi di abbassamento dei tassi (rispetto al quale la Bce è bene che si sbrighi dato che la nostra inflazione nasce da uno shock da offerta), nel nostro Paese è fondamentale prendere consapevolezza che le monete fiat non avranno più l’esclusiva. L’Italia ha le carte in regola per giocare una partita da protagonista, dato che i talenti e i professionisti non mancano, pertanto è fondamentale che vengano coinvolti il più possibile quando si prendono provvedimenti nazionali.
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*membro Commissione Finanze della Camera nella XVIII Legislatura