Per il Mes non c'è pace. Il sito Politico dà notizia che alcuni Paesi vorrebbero utilizzare le sue risorse per la difesa europea. Naturalmente occorrerebbe l'unanimità degli Stati dell'area e, prima ancora, la ratifica della riforma del relativo Trattato da parte dell'Italia, l'unico Stato a non averlo fatto. Altri Paesi però non concorderebbero. Dunque nella tormentata vicenda del Meccanismo Europeo di Stabilità si presenta un nuovo episodio di divergenza tra partner comunitari. Finora si erano tessute le lodi anticipate sul ruolo che il Mes avrebbe potuto, e potrebbe, svolgere quale paracadute del Fondo di risoluzione delle banche in crisi, qualora le risorse del Fondo non risultassero adeguate alle necessità di interventi. Ma questa progettata funzione ha fatto seguito, nelle proposte, a una precedente versione riguardante un particolare impiego delle risorse con il Mes cosiddetto «sanitario» - mentre permanevano gli effetti del Covid - prevedendo per l'Italia la possibilità di accedere a prestiti del Meccanismo a un tasso relativamente di favore per 36 miliardi circa. Una possibilità della quale si ritenne tuttavia di non fruire per la non condivisione del funzionamento del Meccanismo e per i timori di una particolare conseguente vigilanza macroeconomia strutturale, con particolare riferimento ai conti pubblici.
Oggi, come si è detto, ci si sposta sulla difesa, che è il tema aperto da affrontare pure in relazione, oltre ai problemi interni alla Nato per i relativi finanziamenti da parte dei Paesi alleati, ai temuti impatti della guerra della Russia contro l'Ucraina e agli insegnamenti che comunque se ne traggono. Certo è che è significativo il passaggio che si registra, nella posizione di alcuni Paesi, dalla tutela della salute e dagli interventi per la stabilità bancaria e sistemica alla difesa europea e al suo finanziamento, mentre il Mes resta inerte perché manca la ratifica italiana. Tuttavia, se quest'ultima ipotesi è stata lanciata con l'obiettivo di trovare un maggiore consenso, innanzitutto da parte dell'Italia, non sembra che sia stata imboccata la strada giusta. La questione-difesa richiede una soluzione organica che affronti tutti gli aspetti del problema, ovviamente con il reperimento delle risorse finanziarie in primo piano, ma senza la necessità che si pensi al Mes perché, se si condividesse l'esigenza di debito comune almeno in parte, molte altre strade sarebbero percorribili. Ciò non significa che possa rimanere a lungo pendente la condizione in cui il Trattato modificato si trova per il diniego della ratifica da parte del governo italiano. A questo punto o si pongono condizioni per impegni a latere del Trattato ai quali aderire in sede europea per poter così ratificare (mentre in Italia si potrebbe stabilire che, come si è proposto in passato, al Mes non si ricorre concretamente senza un voto parlamentare con un quorum particolare) oppure, permanendo un eventuale diniego da parte del governo, i partner firmatari decidono di conseguenza come regolarsi.
Non è di certo una questione semplice, in quanto non solo tecnico-finanziaria ma anche altamente politica. Prima che si continui a sfornare ipotesi alternative, anche con l'obiettivo di conseguire una convergenza italiana, sarebbe bene che il problema venisse affrontato con un approccio definitivo e, semmai, progettando radicali alternative anche con riferimento al modo in cui finanziare gli interventi di risoluzione di banche. Si deve infatti aver presente che quest'ultima, insieme con il predetto Fondo, rappresenta il secondo pilastro dell'Unione bancaria, finora solo parzialmente realizzato, mentre il terzo, ossia l'assicurazione europea dei depositi, è del tutto inattuato. Come si possa parlare di Unione bancaria quando fin qui compiutamente, ma inadeguatamente, è stato realizzato solo il pilastro della Vigilanza bancaria accentrata è difficile da condividere. Allora la proposta, pur non condivisibile, del Mes difensivo può essere almeno l'elemento che induce a superare una condizione di incertezza e a imboccare una strada che porti a una soluzione organica e unanimemente condivisa. (riproduzione riservata)