«Rischio di rimanere a metà del guado, di perderci dei soldi, di spendere di più? Oppure di perdere un'occasione unica di rendere più efficiente la propria casa? Che fare per scegliere bene e non incappare in ditte poco professionali per non dire peggio?». Non sono che alcune delle domande che si pongono i proprietari di casa interessati a lavori di ristrutturazione all'indomani della scoperta delle maxi truffe legate a Superbonus 110 e bonus edilizi in genere: si parla di un ammontare complessivo di 4 miliardi di euro (vedere articolo a pag.18), in realtà solo in minima parte (3% del totale) attribuibili al Superbonus secondo i dati forniti dall'Agenzia delle Entrate nel corso dell'audizione del 10 febbraio presso la V Commissione bilancio del Senato , mentre la parte del leone la fanno Bonus facciate (46%) ed Ecobonus (36%), seguiti Bonus locazioni/botteghe (9%) e Sismabonus (8%). Numeri che hanno lasciato tutti spiazzati: iniziative positive, mirate a efficientare il parco edilizio tricolore, sono invece andate ad alimentare il mondo del malaffare. E in più, ora che il Governo sta stringendo le maglie dei controlli, il rischio è che le nuove misure di fatto penalizzino soprattutto il Superbonus110 riducendo drasticamente i risparmi ottenibili, dando di fatto l'addio ai lavori a costo zero. Cosa può succedere a questo punto, e come cercare di difendersi, lo spiega Virgilio Trivella, Consigliere delegato efficienza energetica di Assimpredil Ance, oltre che tra i soci fondatori di Irene, la rete di imprese che si occupa della riqualificazione energetica degli edifici.
Domanda. La materia è complicata, i tempi per far partire le opere lunghi. Cosa possono fare i proprietari di casa per evitare almeno di incappare in aziende truffaldine?
Risposta. In primo luogo affidarsi a imprese con una storia di molti anni alle spalle e un capitale sociale significativo. E questo perché a causa della forte domanda sul mercato si sono affacciati operatori nati ieri e con un capitale sociale ridicolo. Di certo non sono buone credenziali. L'altro aspetto importante è non affidare studio di fattibilità, svolgimento lavori e asseverazione a un'unica organizzazione. E' vero che affidarsi a un unico soggetto, per esempio general contractor o altre società che si assumono tutti i ruoli, semplifica senz'altro la vita dei proprietari. Ma è sempre bene che controllati e controllore siano entità separate. Piuttosto, se ci si vuole comunque affidare a un general contractor, val la pena di pretendere che almeno l'asseverazione venga fatta da un soggetto terzo.
D. Al momento la limitazione della cessione del credito a una sola volta ha bloccato il settore. Come mai?
R. Non tutti i soggetti che acquistano crediti d'imposta hanno capienza sufficiente per andare avanti a oltranza. Di fatto solo le due banche principali e qualche grande impresa come Eni o Enel, più Poste e Cdp. Gli altri, per esempio banche meno grandi o territoriali come le bcc, una volta esauriti i plafond devono cedere a loro volta i crediti. Ma se la cessione possibile è una sola, come ha per ora deciso il Governo, il mercato si blocca. Ora siamo in attesa delle nuove norme consentendo a più soggetti, e non solo alle banche principali, di continuare ad acquistare crediti.
D. Che succede a chi ha già avviato i lavori o è pronto a farlo? E quando si sbloccherà presumibilmente la situazione?
R. Per ora è tutto fermo in attesa del nuovo decreto, che appunto dovrebbe arrivare a giorni e portare almeno a due le cessioni di credito, ma solo verso soggetti vigilati da Bankitalia. Poste e Cdp hanno già assicurato che riattiveranno il servizio di cessione appena le modifiche verranno approvate. Un'altra tegola minaccia però di abbattersi sul Superbonus 110 e cioè in nuovo decreto prezzi, che doveva uscire il 9 febbraio e che ora si aspetta a breve. Tenuto top secret fino all'ultimo, il testo è appena iniziato a girare, e le premesse non sono buone.
D. In che senso? E' indubbio infatti che i prezzi di opere e materiali si siano gonfiati troppo, e non solo a causa del rincaro delle materie prime.
R. Finora il calcolo dei massimali veniva fatto dall'asseveratore attraverso un calcolo computometrico di opere e materiali sulla base dei prezzari autorizzati. Il tutto al netto dell'Iva, che può andare da zero al 22%, oneri professionali del 10-15% e qualunque altra attività. Le nuove tariffe appaiono invece del tutto inadeguate, sia perché onnicomprensive, cioè che includono tasse e altre spese, sia perché non tengono conto dello stato dell'immobile, che potrebbe rendere necessarie spese aggiuntive.
D. In che misura la riduzione dei massimali può incidere sul Superbonus? E come difendersi?
R. Chi ha già in corso i lavori non deve temere nulla, e lo stesso vale per chi sarà in grado di presentare il titolo edilizio entro 31 giorni dalla pubblicazione del nuovo decreto. Gli altri dovranno invece fare i conti con costi più salati, o meglio sarà molto più frequente sforare i massimali, al punto che ritengo che possiamo dire addio ai lavori a costo zero e che la copertura del bonus non superi in media il 50-60% dei costi effettivi. Non escludo peraltro che sia proprio questo l'obietivo del Governo.
D. In che senso?
R. Il Superbonus si sta rivelando troppo costoso per le casse dello Stato. L'impressione è quindi che l'aumento dei massimali sia un altro modo per ridurre le percentuali rimborsate. Forse però sarebbe stato meglio farlo fin dall'inizio. Nato per far ripartire in fretta l'edilizia e l'economia in genere dopo il primo lockdown, il Superbonus 110 in realtà in un primo momento, anzi per quasi un anno ha invece bloccato il mercato: colpa sia dell'eccesso di burocrazia necessario per evitare abusi sia perché anche chi aveva puntato per esempio su altri incentivi ha preferito cambiare rotta e spostarsi sul più generoso Superbonus. Partire con uno sconto più basso, di poco superiore a quelli esistenti, sarebbe stato probabilmente più efficace. (riproduzione riservata)