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Scope: così siamo diventati l’unica agenzia di rating europea. Parla il ceo Florian Schoeller
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Scope: così siamo diventati l’unica agenzia di rating europea. Parla il ceo Florian Schoeller

11 luglio 2025, 20:00

Scope aumenterà i ricavi del 25% quest’anno e sarà vicina al pareggio di bilancio, spiega il ceo Schoeller. La valutazione è passata da 20 a 400 milioni in 11 anni. Ecco l’opinione su Italia e Usa di Giacomo Barisone, head of fundamental ratings and research di Scope

Le agenzie di rating hanno un ruolo significativo sui mercati perché molti investitori si affidano a loro per valutare il rischio di credito degli emittenti. Negli anni della grande crisi finanziaria innescata dai subprime le maggiori agenzie erano tutte americane. Oggi lo scenario è differente. Tra le cinque agenzie accettate dalla Bce c’è dal 2023 anche la tedesca Scope (oltre a S&P, Moody’s, Fitch e Dbrs).

I principali investitori della società sono la famiglia Quandt, azionista di maggioranza di Bmw, e la famiglia Schoeller, attiva nel settore della logistica. Negli ultimi anni sono diventati azionisti anche Axa, Bpce/Natixis e Credit Agricole.

«L’approvazione dei rating di Scope da parte della Bce ha richiesto otto anni e un investimento di oltre 100 milioni di euro», spiega a Milano Finanza Florian Schoeller, ceo di Scope.

«Il via libera della banca centrale ha dimostrato a tutti i partecipanti al mercato la qualità e la validità dei nostri rating. È stato un enorme balzo in avanti che ci ha aperto le porte a clienti importanti come Bei, Mes e Ue». Uno dei prossimi passi della società, rileva Schoeller, «sarà aumentare la presenza tra gli investitori al di fuori dell’Europa, mirando ai mercati occidentali, mediorientali e dell’Estremo Oriente. I ricavi aumenteranno del 20-25% quest’anno, e prevediamo una crescita ancora maggiore il prossimo anno. Siamo molto vicini al pareggio di bilancio, sebbene la crescita sia stata finora la priorità».

Al momento dell’investimento undici anni fa, aggiunge il ceo di Scope, «l’azienda era valutata circa 20 milioni di euro, mentre ora 400 milioni. Siamo in una posizione vantaggiosa perché non ci sarà una seconda agenzia di rating europea con le stesse credenziali nel prossimo futuro».

Secondo Schoeller «c’era una chiara necessità di un’agenzia con una visione diversa e più accurata sull’Europa rispetto a quella delle società americane. È come avere una prospettiva alternativa anziché vedere tutto da un solo punto di vista. Abbiamo imparato dalle lezioni della crisi finanziaria, mirando a evitare i comportamenti prociclici».

I mercati europei restano frammentati tra Paesi, nonostante il tentativo Ue di creare una vera Unione dei Mercati dei Capitali (Cmu). Per Schoeller la Cmu è «positiva per l’Europa e ne aumenterà l’autonomia e le potenzialità di crescita. Germania, Francia, Italia e Spagna sono convinti della necessità di una maggiore armonizzazione. Siamo fiduciosi che la Germania in particolare supporterà questo processo, dato il suo interesse nelle mid cap che sono un elemento chiave della Capital Markets Union».

Il principale problema dell’Europa, osserva, è «la mancanza di decisione ed esecuzione. Troppi Stati esprimono preoccupazioni minori. Tuttavia una Cmu con Benelux, Germania, Francia e Italia sarebbe un buon punto di partenza perché altri Paesi poi seguirebbero. L’Europa è ancora molto interessante per gli investitori».

La valutazione sugli Usa

Una parte cruciale del lavoro delle agenzie di rating è valutare la solidità degli Stati. Moody’s a maggio ha tolto la tripla A agli Stati Uniti. Il downgrade nei confronti degli Usa era stato deciso nel 2023 da Fitch e nel 2011 da S&P.

«Scope ha iniziato la copertura sul debito sovrano degli Usa nel 2018 assegnando un rating AA stabile», rileva Giacomo Barisone, head of fundamental ratings and research di Scope. «Piu recentemente il giudizio è stato rivisto a AA con outlook negativo. È ormai evidente che gli Stati Uniti non possono più essere considerati un Paese con rating tripla A. Il debito pubblico degli Stati Uniti sta navigando intorno al 120% del pil e si prevede raggiungerà il 133% entro la fine del decennio per effetto delle misure espansive del Big Beautiful Bill. Ci sono dubbi significativi sulla tenuta dei "checks and balances" istituzionali, soprattutto a causa dell’atteggiamento ostile da parte del presidente Trump nei confronti della Fed».

Scope vede una serie di rischi nei prossimi 12 mesi. Tra questi, «una possibile accelerazione degli attacchi alla leadership della Fed e un ulteriore deterioramento della posizione fiscale», dice Barisone. «Le politiche economiche e commerciali Usa inoltre sono sempre più imprevedibili. È in corso un dirompente aggiustamento del sistema degli scambi internazionali, in parte autoinflitto, e con potenziali implicazioni strutturali. L’appuntamento a settembre del dibattito sul tetto del debito del Congresso sarà un altro passaggio istituzionale cruciale».

Quanto alla politica monetaria, osserva Barisone, «sono improbabili tagli dei tassi negli Stati Uniti quest’anno, a meno che non si verifichi un rallentamento della crescita. Qualsiasi tentativo di esautorare il governatore della Fed costituirebbe uno shock istituzionale per la banca centrale con serie ripercussioni reputazionali e una reazione negativa da parte dei mercati».

Le tariffe di Trump potrebbero essere inefficaci secondo Barisone: «I cinesi sono molto più bravi a fare gli iPhone degli americani, e nessuna politica daziaria allo stato attuale sembra in grado di invertire questa realtà. Trump sembra attuare in modo sistematico il programma Project 2025 dell’Heritage Foundation che vuole trasformare l’America in un’autocrazia. Il piano prevede iniziative già avviate come la guerra commerciale, le politiche di svalutazione del dollaro e le crescenti pressioni sulla Nato per innalzare la spesa per la difesa. Un’intensificazione di queste politiche potrebbe avere impatti rilevanti su stabilità globale e governance economica internazionale».

Lo scenario per l’Italia

L’Italia ha invece un rating BBB+ con outlook stabile da parte di Scope. «L’outlook fiscale è moderatamente positivo, grazie al ritorno all’avanzo primario per la prima volta dopo il 2019. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è riuscito a stabilizzare i conti pubblici anche grazie al supporto dei fondi europei del Pnrr», dice Barisone.

«Tuttavia il debito pubblico continua a crescere sotto la pressione dell’invecchiamento demografico e dell’aumento delle spese per la difesa che comunque per la maggior parte non contribuiscono a migliore la crescita potenziale del Paese. Questo rende la situazione gestibile ma rallenta il percorso di consolidamento dei conti pubblici, ritardando la discesa del debito inizialmente prevista a partire dal 2027. Ci sono segnali positivi sul mercato del lavoro con record di occupazione, sebbene di bassa qualità e scarsa produttività. Il problema strutturale principale resta la crescita che rimane debole». Scope prevede un aumento del pil italiano dello 0,6% nel 2025 dello 0,8% nel 2026. (riproduzione riservata)



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