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Scippo dell’oro di Bankitalia, la Bce: norma sbagliata. E invita l’Italia a rivedere l’emendamento sulla proprietà delle riserve
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Scippo dell’oro di Bankitalia, la Bce: norma sbagliata. E invita l’Italia a rivedere l’emendamento sulla proprietà delle riserve

03 dicembre 2025, 14:13 Ultimo aggiornamento: 14:14

La banca centrale europea chiede chiarimenti sulla ratio dietro l’emendamento di FdI alla manovra che attribuisce l’oro «al popolo italiano». E ricorda che Via Nazionale deve essere consultata in qualsiasi cambiamento sulle sue riserve auree

Alla Banca Centrale Europea «non è chiaro - anche perché manca la relazione illustrativa collegata - quale sia la concreta finalità» del’emendamento alla manovra he dispone (in senso interpretativo) che «le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d'Italia appartengono al Popolo Italiano». 

Con queste parole inizia il parere della Bce, siglato a Francoforte mercoledì 3 dalla presidente Christine Lagarde  all’emendamento a prima firma del capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, che ha scatenato forti polemiche. 

«Per questo motivo, e in assenza di spiegazioni in merito alla finalità della proposta di disposizione», continua il parere della Bce, «le autorità italiane sono invitate a riconsiderare la proposta di disposizione, anche al fine di preservare l’esercizio indipendente dei compiti fondamentali connessi al sistema europeo di banche centrali (Sebc) della Banca d’Italia ai sensi del trattato».

I rilievi della Bce

Nel testo del suo parere Francoforte solleva osservazioni che ricalcano - a detta della stessa Bce - quanto scritto nel 2019 dall’allora governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, proprio sul perché le riserve della Banca d’Italia - come quelle delle altre banche nazionali dell’Eurosistema - sono di competenza della Bce e non si toccano.

Nello specifico, il nuovo documento della Bce ricorda l’inviolabilità del principio di indipendenza delle banche centrali italiani riconosciuto dal Trattato sul Funzionamento dell'Unione europea che «non stabilisce le competenze del Sistema Europeo delle Banche Centrali e della Bce, per quanto riguarda le riserve ufficiali, utilizzando la nozione di proprietà ma si riferisce piuttosto alla dimensione della detenzione e della gestione in via esclusiva delle riserve», che comprende la facoltà «di adottare decisioni, in completa autonomia... anche comprando e vendendo oro a titolo definitivo».

Nell’assolvimento del compito di detenere e gestire le riserve auree, prosegue il documento, «né la Bce né una banca centrale nazionale, compresa la Banca d’Italia, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni, tra l’altro, dai governi degli Stati membri». Al contrario, i governi «si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Bce o delle banche centrali nazionali, compresa la Banca d’Italia, nell’assolvimento dei loro compiti». 

Un eventuale trasferimento delle riserve in valuta estera (comprese le riserve auree) dallo stato patrimoniale della Banca d’Italia allo Stato, avverte poi la Bce, «eluderebbe il divieto di finanziamento monetario ai sensi dell’articolo 123 del trattato, che vieta alla banca centrale di finanziare il settore pubblico, e contrasterebbe altresì con il principio di indipendenza finanziaria».

E proprio coerentemente con il principio di indipendenza finanziaria ai sensi dell’articolo 130 del trattato e al divieto di finanziamento monetario ai sensi dell’articolo 123 del trattato, spiega la Bce, «qualsiasi profitto ottenuto dalla Banca d’Italia per effetto della gestione di tali riserve ufficiali in valuta estera può essere distribuito allo Stato solo attraverso il normale processo di distribuzione degli utili quale stabilito nelle disposizioni legislative e statutarie pertinenti». Anche perché «il principio di indipendenza finanziaria impone che sia stato costituito un ammontare sufficiente di riserve al fine di garantire che la Banca d’Italia abbia i mezzi finanziari per assolvere i propri compiti in modo indipendente».

Insomma se proprio «le autorità italiane considerino necessario chiarire la proprietà giuridica delle riserve auree», conclude il documento, la Banca d’Italia «deve essere consultata al fine di assicurare che i requisiti imposti dal trattato e in particolare l’indipendenza della Banca d’Italia stabilita dall’articolo 130 del trattato continuino a essere pienamente rispettati».

La reazione di Fratelli d’Italia 

«Sorprende l’allarmismo nato intorno all’emendamento presentato da Fratelli d’Italia in Senato alla legge di Bilancio, che ribadisce un principio normale e cioè che le riserve auree sono di proprietà del popolo italiano», ha sottolineato il deputato di Fratelli d’Italia, Francesco Filini, responsabile nazionale del programma del partito. E «si fatica a comprendere la polemica ma soprattutto non si capisce se c’è qualcuno che in Italia o in Europa sostenga che l’oro detenuto nella Banca d’Italia non sia di proprietà degli italiani».

L’emendamento inoltre, aggiunge Filini, «è chiaro, non mette in alcun modo in discussione l’autonomia della Banca d’Italia, al pari della stessa normativa francese (il Codice monetario e finanziario francese stabilisce esplicitamente all’articolo 141-2 che la Banca francese ha la missione di detenere e gestire le riserve in oro dello Stato) che infatti non è mai stata intesa come lesiva dell’autonomia della Banca francese». (riproduzione riservata)



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