A vincere le resistenze della Bce non è bastata la prima riformulazione dell’emendamento alla manovra a prima firma di Lucio Malan, capogruppo di FdI in Senato, che dispone (in senso interpretativo) che «le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d'Italia appartengono al Popolo Italiano».
«Nonostante le modifiche apportate alla proposta di disposizione rivista non è ancora chiaro quale sia la concreta finalità della proposta di disposizione rivista», ha ribadito in un secondo parere sul tema datato 8 dicembre l’Eurotower. Anche la riformulazione dell’emendamento al primo articolo del ddl Bilancio inviato al Senato «non è accompagnata da alcuna relazione illustrativa che ne illustri la ratio».
Per di più, come ha precisato a MF-Milano Finanza, Salvatore Rossi, ex direttore generale di Banca d’Italia, l’interpretazione autentica che sta cercando di far passare in manovra FdI è quasi pleonastica: «A ben vedere, nella pratica è ovvio che le riserve auree appartengano al popolo, perché una banca centrale è un ente pubblico, detiene e gestisce l’oro nell’interesse dei cittadini».
La Bce ripete anche l’invito già fatto recapitare alle autorità italiane pochi giorni prima. Dunque, per la mancata chiarezza sulle ragioni dietro a tale modifica normativa e «in assenza di spiegazioni in merito alla finalità della proposta di disposizione rivista, le autorità italiane sono (nuovamente ndr) invitate a riconsiderare la proposta di disposizione rivista, anche al fine di preservare l'esercizio indipendente dei compiti fondamentali connessi al sistema europeo di banche centrali (Sebc) della Banca d'Italia ai sensi del trattato».
E comunque, conclude la Bce, se proprio «le autorità italiane considerano necessario chiarire la proprietà giuridica delle riserve auree», la Banca d’Italia «deve essere consultata al fine di assicurare che i requisiti imposti dal trattato e in particolare l’indipendenza della Banca d’Italia stabilita dall’articolo 130 del trattato continuino a essere pienamente rispettati». (riproduzione riservata)