Gli ultimi sei mesi hanno visto il ritorno dello stile "value" nel mondo degli investimenti. Fin dall’annuncio del vaccino di Pfizer a inizio novembre alcuni settori poco apprezzati, tra cui bancario, energetico, automotive e le aziende legate al mondo pubblicitario, sono entrati in rally. Molti si stanno chiedendo se questi rialzi potranno avere seguito dopo le recenti sovraperformance del segmento value. Secondo Iam Nunn e Simon Adler, fund managers di Schroders, è importante non concentrarsi troppo sui movimenti dei prezzi di breve termine, poiché guardando al quadro più generale si nota che molti titoli vengono ancora scambiati su livelli molto bassi.
"La dispersione tra le valutazioni nel mercato, ossia il divario tra le valutazioni dei fondamentali tra i titoli con rating più elevato e quelle con rating meno elevato a livello globale, restano su livelli estremi e quest’ultimo rimbalzo del value è quasi invisibile su un orizzonte più lungo. I movimenti che abbiamo visto negli ultimi mesi potrebbero sembrare estremi, ma riteniamo si tratti più di una scossa che non di un terremoto", evidenziano gli esperti.
"Pensiamo vi siano tuttavia anche motivi di cautela. Negli ultimi anni", spiegano gli analisti, "abbiamo notato che i comportamenti meno razionali sui mercati tendono ad avvenire nelle fasi di culmine dei cicli, come accaduto al picco della mania delle dotcom nel 1999/2000. Crediamo vi siano sempre più punti in comune tra queste due fasi. I tempi sono davvero così diversi? In molti non sono d’accordo, sostenendo che oggi le aziende con elevate valutazioni hanno business davvero eccezionali, con solidi fondamentali, che stanno cambiando il mondo".
Gli esperti del gruppo finanziario dissentono principalmente per due motivi. "Innanzitutto, gli investitori pensavano la stessa cosa anche nel 2000. Le quattro maggiori aziende tech al culmine del boom erano Microsoft, Intel, IBM e Cisco, tutti business di alta qualità che hanno generato una crescita eccezionale sia di profitti che di rendimenti. Si trattava quindi di ottime aziende che si sono rivelate però terribili investimenti se acquistate in quella fase a prezzi non equi. Nei tre anni successivi al picco della bolla delle dotcom questi titoli sono crollati in media del 60%", argomentano.
Inoltre, anche escludendo l’enorme impatto dei giganti tech che guidano gli indici di mercato, "le valutazioni restano ben al di sotto dei livelli normali. Escludendo il 5% delle principali mega-cap o il 10% dei titoli più costosi, il risultato è simile: la differenza tra le parti più e meno amate del mercato resta molto ampia su base storica". Ciò, secondo Schroders, implica che il trend degli ultimi anni non possa essere spiegato semplicemente come un comportamento razionale del mercato di fronte all’emergere di un numero limitato di aziende di eccezionale valore. "A nostro avviso sembra invece che il mercato abbia, per l’ennesima volta, abbandonato l’idea che le valutazioni dei fondamentali sono essenziali", ribadiscono gli analisti della casa d'affari.
Secondo loro, dal picco toccato a marzo 2000, gli indici azionari globali sono entrati in una lunga fase di mercato orso. A cinque anni di distanza l’indice Msci World era ancora negativo in termini assoluti. In quello stesso periodo i titoli value hanno però generato solide performance, sia assolute che relative. È importante sottolineare che lo stile value spesso sottoperforma nelle fasi finali di un mercato toro, in cui le aree più in voga salgono e gli investitori value vengono lasciati indietro. Ma quando la gravità della crisi finanziaria inizia a farsi sentire, "il value spesso performa abbastanza bene. Ed è durante i periodi di esuberanza irrazionale che i mercati presentano interessanti opportunità contrarian per gli investitori che sono disposti a nuotare controcorrente", ribadiscono da Schroders, secondo i quali, al momento, tali opportunità si trovano in aree abbastanza scontate, come nel settore bancario ed energetico.
"Abbiamo individuato anche alcune occasioni interessanti in Giappone, dove troviamo valutazioni attraenti, rischi relativamente limitati e bassa correlazione agli altri titoli che deteniamo in portafoglio. Ci sono poi i settori che sono stati colpiti dalla pandemia. Alcune aziende di alta qualità sono state colpite dal sell-off indiscriminato e ciò ci ha permesso di acquistare titoli sottovalutati che ci aspettiamo rimbalzeranno con la ripresa dalla pandemia", ribadiscono.
È quindi chiaro che ci siano diverse aree in cui gli investitori attivi possono trovare valore oggi. "Riteniamo che il value abbia grandi possibilità di rialzo, visti gli attuali livelli di dispersione delle valutazioni, e che possa offrire un’ottima protezione dai rischi di bolla. Continuiamo a ritenere che lo stile value dovrebbe occupare una collocazione di lungo termine in qualsiasi portafoglio", concludono gli esperti. (riproduzione riservata)