Nella cornice del Cannes Yachting Festival, che ha preso il via il 9 settembre e si concluderà il 14, Sanlorenzo festeggia vent’anni di guida del ceo Massimo Perotti, che nel 2005 ha preso il timone della società, all’epoca marchio di alto livello nell’area del Mediterraneo, rendendola, come sottolinea lo stesso Perotti, non solo «leader nel settore degli yacht di lusso ma leader di lusso nel settore degli yacht, seguendo sempre la linea di understatement dell’allora presidente Giovanni Jannetti: coniugare qualità e innovazione, senza il bisogno di urlare il prodotto».
La solidità del modello è confermata anche dai risultati dell’ultimo semestre: i ricavi netti dalle nuove imbarcazioni hanno raggiunto 454 milioni di euro (+9,4%), con un ebitda di 81 milioni (+8,5%).
A Cannes Sanlorenzo presenta tre anteprime mondiali, i modelli SL110A, SX120 e SD132, che rafforzano un portafoglio monobrand unico nel settore e che riflettono appieno la filosofia del quite luxury. «Puntiamo a un prodotto che vada oltre la ciclicità, per questo la nostra è una clientela fidelizzata», spiega Perotti. «Pur trattandosi di un settore che richiede un alto investimento, sia di acquisto sia di mantenimento, circa il 70% dei nostri clienti compra più volte Sanlorenzo».
La geografia dei mercati rivela però differenze sostanziali tra i clienti. L’Europa con il 60% resta la colonna portante degli ordini, grazie a una platea matura e attenta al tailor made. «È facile lavorare su barche che superano i 40 metri ma la vera sfida è su quelle da 76 piedi (23 metri)», afferma Perotti. «Solo noi riusciamo ad inserire in spazi ristretti elementi di design come le scale progettate da Piero Lissoni, andando incontro a gusti più sofisticati dei clienti europei».
Scenario diverso quello americano (Usa, Canada, Sud America), che vale il 20% del fatturato, e del Medio Oriente. In particolare, sul mercato statunitense incombe l’interrogativo dell’impatto dei dazi imposti da Donald Trump. Ma nella previsione di Perotti, non ci saranno significativi cambiamenti sulle vendite. «Fino al mese scorso, gli yacht venivano venduti senza l’applicazione delle tariffe. Cannes è il primo salone dopo la nuova definizione dei dazi ad agosto», spiega Perotti. «Nel settore, saremo i meno colpiti. Gli ordini provenienti esclusivamente dagli Usa valgono il 10% del fatturato e la metà riguarda barche dai 30 metri utilizzate principalmente fuori dal mercato statunitense. Solo un 5% sarà realmente interessato».
Le acquisizioni di Nautor Swan, con cui Sanlorenzo ha aperto la porta al mondo delle barche a vela di alta gamma, e di Simpson Marine, rivolto soprattutto all’incremento della distribuzione nell’area Asia-Pacifico, hanno aggiunto importanti tasselli alla strategia del gruppo. Ora, prima di proseguire con altre operazioni strategiche, per Perotti «è necessario massimizzare le sinergie tra tutte le divisioni e portare la loro marginalità a un livello vicino al nostro ebitda margin, che si attesta al 18%».
Resta centrale il capitolo sostenibilità. Dopo anni di dibattito su idrogeno, ammoniaca e altre soluzioni, il settore sembra convergere sul metanolo verde: «È la scelta più accessibile e sicura», spiega Perotti.
Gli ostacoli più grandi per una nautica sostenibile sono legati soprattutto ai tempi e al supporto esterno: «Le crisi geopolitiche degli ultimi mesi hanno rallentato la spinta. La tecnologia bifuel esiste già, ma politica e finanza devono sostenere la transizione ed evitare di mandare segnali contrastanti. Per un imprenditore è difficile investire in soluzioni alternative senza certezze di lungo periodo», sottolinea Perotti, che richiama l’esempio delle auto diesel: «Quando si cambia radicalmente tecnologia non ci si può fermare a metà percorso. Servono attenzione, tempo e risorse». (riproduzione riservata)