«Il mio obiettivo è diventare la lady di ferro». Sanae Takaichi lo ha detto più volte in campagna elettorale, evocando esplicitamente Margaret Thatcher come suo modello politico. Ma, almeno sui conti pubblici, la nuova leader del Partito Liberal Democratico giapponese non ha nulla dell’austerità e del liberismo della premier britannica: Takaichi è una convinta sostenitrice della spesa pubblica, dei tassi bassi e dello yen debole.
Un’impostazione che ricorda piuttosto l’ex premier inglese Liz Truss, che pure si ispirava a Thatcher, ma il cui governo nel 2022 durò appena 44 giorni, travolto dal panico dei mercati dopo un piano di tagli fiscali e aumento del deficit.
Dopo due tentativi falliti, Sanae Takaichi ha finalmente coronato il suo sogno politico: sabato è stata eletta leader del Partito Liberal Democratico (Ldp), da decenni la forza politica dominante della politica giapponese.
A 64 anni, nel giorno del 70° anniversario del partito, Takaichi si avvia così a diventare la prima donna primo ministro del Paese, se il parlamento confermerà la nomina il 15 ottobre.
Nata nel 1961 nella prefettura di Nara, figlia di un impiegato e di una poliziotta, Takaichi è una figura atipica per la politica giapponese.
Da ragazza suonava la batteria in una band heavy metal ed era appassionata di immersioni e automobili: la sua Toyota Supra è oggi esposta in un museo di Nara. Prima di entrare in politica aveva lavorato come conduttrice televisiva.
L’interesse per la politica nacque negli anni ’80, durante un soggiorno negli Stati Uniti, dove lavorò nell’ufficio della deputata democratica Patricia Schroeder.
Lì scoprì quanto poco gli americani distinguessero tra Giappone, Cina e Corea. «Se il Giappone non sarà in grado di difendersi, il suo destino sarà sempre in balia dell'opinione superficiale che gli Stati Uniti hanno di esso», concluse.
Takaichi è considerata una erede politica di Shinzo Abe, l’ex premier assassinato nel 2022, con cui condivide la visione di un Giappone forte, economicamente espansivo e militarmente più autonomo.
Ha promesso di rilanciare la Abenomics, la strategia basata su spesa pubblica, tassi d’interesse bassi e politiche monetarie espansive, adattandola a una fase segnata da inflazione moderata e debito record al 250% del pil.
Secondo Reuters e Financial Times, Takaichi punta su un piano di «crisis management investment», una formula di investimenti pubblici mirati ai settori strategici (semiconduttori, difesa, intelligenza artificiale e biotecnologie) per ridurre la dipendenza dall’estero e rilanciare la produttività.
Sul piano sociale, Takaichi rappresenta l’ala destra del Ldp. È contraria al matrimonio tra persone dello stesso sesso e alla riforma che consentirebbe alle donne sposate di mantenere il cognome da nubile.
Tuttavia, nel corso della campagna elettorale ha moderato i toni, presentandosi come conservatrice pragmatica.
Ha proposto di rendere deducibili dalle tasse le spese per baby-sitter e di introdurre incentivi fiscali alle imprese, che offrono servizi di assistenza all’infanzia.
Tra i suoi obiettivi: ampliare i servizi sanitari per le donne e migliorare le strutture di assistenza agli anziani, in un Paese dove la popolazione sopra i 65 anni supera il 30%. «Voglio una società in cui nessuno debba rinunciare al lavoro per assistere un parente o crescere un figlio», ha dichiarato in un’intervista televisiva.
La vittoria di Takaichi arriva in un momento difficile per il Ldp. Il partito, al potere quasi ininterrottamente dal 1955, ha perso la maggioranza in entrambe le camere dopo una serie di scandali e la crescita del partito di estrema destra Sanseito, che con lo slogan «prima il Giappone» è passato da un seggio a quindici.
La sua elezione rappresenta dunque anche un tentativo di ricompattare l’elettorato conservatore e di ridare smalto a un partito in crisi d’identità. «il partito deve cambiare per il bene del presente e del futuro del Giappone», ha dichiarato dopo il voto, confermando che l’obiettivo è «mettere al primo posto l’interesse nazionale, con equilibrio e responsabilità».
In politica estera, Takaichi ha posizioni ferme: favorevole alla revisione dell’articolo 9 della costituzione per dotare le Forze di Autodifesa (è il nome imposto all’esercito giapponese dagli americani dopo la Seconda guerra mondiale) di capacità offensive ad ampio raggio, sostiene una linea di maggiore autonomia strategica, pur restando fedele all’alleanza con gli Stati Uniti.
È anche una convinta sostenitrice della cooperazione con Australia e Corea del Sud nell’ambito del Quad, il gruppo di sicurezza indo-pacifico concepito come contrappeso all’influenza cinese.
Restano invece controverse le sue visite al Santuario Yasukuni, dove sono sepolti anche criminali di guerra condannati: gesti che le assicurano il sostegno dei nazionalisti in patria, ma che continuano a suscitare proteste da parte di Cina e Corea del Sud. (riproduzione riservata)