La Corte di Giustizia Ue dà torto alla famiglia Malacalza nello scontro su Carige. Con una sentenza pubblicata mercoledì 5 giugno il tribunale di Lussemburgo ha respinto le richieste risarcitorie per circa 880 milioni di euro che gli ex azionisti di maggioranza relativa dell’istituto ligure avevano avanzato contro la Bce.
Dopo anni burrascosi Carige era stata commissariata all'inizio del 2019. La gestione straordinaria avrebbe traghettato la banca ligure verso il risanamento e la successiva aggregazione con la Bper di Piero Montani, una strada obbligata caldeggiata dall'autorità di vigilanza. I Malacalza, però, ex azionisti di maggioranza relativa dell'istituto, hanno contestato queste scelte e nel 2021 hanno chiesto alla Corte di Giustizia Ue di condannare Bce a risarcirli.
Secondo la Corte di Giustizia «affinché si possa accertare una responsabilità extracontrattuale dell'Unione, gli individui e le imprese devono dimostrare che tre condizioni sono cumulativamente soddisfatte: l'illiceità del comportamento imputabile all'istituzione o ai suoi agenti nell'esercizio delle loro funzioni, l'effettività del danno e l'esistenza di un nesso di causalità tra il comportamento denunciato e il danno lamentato. Per essere vittoriosi la Malacalza Investimenti e Vittorio Malacalza devono dimostrare che la Bce ha violato in modo grave e manifesto, abusando del suo potere discrezionale, una norma di diritto dell'Unione che conferisce loro diritti. Nella sua sentenza, il Tribunale conclude che tale requisito non è stato soddisfatto.
Infatti – continua la sentenza – o le norme rilevanti del diritto dell'Unione non conferiscono alcun diritto agli individui e alle imprese, o la violazione di cui trattasi non è sufficientemente qualificata, o gli argomenti della Malacalza Investimenti e di Vittorio Malacalza sono irricevibili. Il Tribunale respinge, quindi, il ricorso senza valutare se siano soddisfatte le altre condizioni per l’accertamento di una responsabilità extracontrattuale dell'Unione», conclude la sentenza.
La richiesta risarcitoria dei Malacalza veniva giustificata con le «omissioni di interventi doverosi» e le «positive condotte pregiudizievoli» attinenti all'esercizio delle sue funzioni di vigilanza su Carige. Francoforte, spiegava il ricorso, avrebbe effettuato «impropri condizionamenti e ingerenze nei processi di governance della banca, favorendone una gestione autocratica da parte degli amministratori delegati, in difformità dalle regole del diritto societario e della normale dialettica dell’organo amministrativo collegiale, così da assicurare l’attuazione di misure scorrettamente imposte, precludendo altresì la reazione a pratiche gestionali del management improprie e pregiudizievoli, nonché determinando un fattore di debolezza della banca».
Nella lunga battaglia legale i Malacalza hanno riportato alcuni punti a loro favore. Nell'autunno del 2022 per esempio la Corte Ue ha deciso che Bce non poteva negare all'ex azionista l'accesso ai documenti dell'amministrazione straordinaria del primo gennaio 2019. Qualche settimana dopo, con una decisione clamorosa, il Tribunale Ue del Lussemburgo decise di annullare la decisione della Bce che aveva posto Carige in amministrazione straordinaria. Secondo il giudice Francoforte sarebbe incorsa in un errore di diritto nella determinazione della base giuridica utilizzata per adottare le decisioni impugnate. (riproduzione riservata)