Il rischio delle stablecoin per le banche europee, finora rimasto in gran parte sulla carta, potrebbe diventare molto presto una minaccia concreta. Il presidente Usa Donald Trump punta su questi strumenti (quasi tutti legati al dollaro) per rafforzare l’uso della valuta americana. Inoltre l’utilizzo delle stablecoin potrà aumentare in misura rilevante per effetto dei programmi di grandi società tecnologiche, con impatto significativo su commissioni, dati e (non da ultimo) depositi degli istituti di credito, con riflessi così per i prestiti a famiglie e imprese.
Un progetto di rilievo in tal senso è quello di Paypal, evidenziato in una recente audizione al Parlamento Ue di Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce. La società americana vuole offrire la propria stablecoin (Paypal Usd, nota come Pyusd) come opzione di pagamento a oltre 20 milioni di piccoli e medi commercianti entro la fine del 2025, consentendo di pagare i fornitori in stablecoin attraverso una funzionalità per la liquidazione delle fatture. Le imprese potranno inviare Pyusd in modo istantaneo senza il coinvolgimento di intermediari. Le banche sarebbero così scavalcate.
Inoltre Pyusd potrebbe essere utilizzata ovunque sia accettato PayPal, quindi in quasi tutto il mondo: basti pensare che oggi la società gestisce pagamenti per 1.600 miliardi di dollari, l’1,6% del pil globale. Se lo strumento avrà successo in Europa, ci sarà di fatto un passaggio dall’uso dell’euro a quello di una stablecoin basata sul dollaro, con riduzione dei depositi nelle banche europee.
«Molti dei pagamenti che ci aspettiamo saranno transfrontalieri, perché gli esercenti negli Stati Uniti vogliono pagare venditori e fornitori all’estero», ha detto a Bloomberg Michelle Gill, general manager di Paypal per servizi finanziari e small business all’investor day di fine febbraio. «L’obiettivo di partenza era: possiamo facilitare questo processo su binari Pyusd in modo da non avere la conversione di valuta, gli ostacoli e la perdita di tempo?». Inoltre PayPal prevede di aggiungere Pyusd come opzione per i pagamenti globali attraverso Hyperwallet, un’attività che consente di pagare fornitori o venditori in tutto il mondo.
Anche Stripe, una società di pagamenti grande quasi quanto Paypal (con operazioni per 1.300 miliardi di dollari l’anno), ha programmi nel comparto. La società a ottobre ha comprato Bridge, una startup attiva nelle stablecoin. Bridge ha poi acquistato a febbraio Wirex che consente agli utenti Usa di effettuare pagamenti in stablecoin presso oltre 80 milioni di esercenti Visa in tutto il mondo.
Il piano di questi gruppi è chiaro: utilizzare la tecnologia per superare i limiti del sistema finanziario attuale. Non ci sarebbe nulla di male in questo. Il pericolo però è quello di una disintermediazione incontrollata del sistema finanziario, guidato da società private (non europee) che hanno l’obiettivo di massimizzare i profitti, non certo quello di pensare alla stabilità finanziaria, in particolare nel Vecchio Continente. Ogni euro convertito in una stablecoin in dollari causa una fuoriuscita di depositi verso gli Stati Uniti.
I rischi sono ancora maggiori quando i progetti riguardano bigtech capaci di attirare in poco tempo una grande quantità di utenti. Charles Hoskinson, fondatore di Cardano, ha previsto che le grandi aziende tecnologiche Usa adotteranno stablecoin appena sarà approvata la legislazione sulla materia negli Usa. Secondo indiscrezioni, anche il progetto di criptovaluta World Network di Sam Altman sarebbe in trattativa con Visa per avviare un wallet di pagamenti in stablecoin.
I pericoli per l’Europa sono ben noti alla Bce, che da anni mette in guardia sui rischi delle stablecoin e punta invece sull’euro digitale. La moneta digitale della banca centrale, sotto la guida di un’autorità monetaria pubblica, avrebbe tutte le caratteristiche per salvaguardare la stabilità finanziaria, grazie in particolare ai limiti all’utilizzo che ridurrebbero l’impatto su banche e credito (mentre le bigtech punterebbero alla massima adozione possibile delle loro stablecoin).
Eppure, nonostante l’importanza strategica del progetto, la legislazione sull’euro digitale è da tempo bloccata al Parlamento Europeo. Il via libera Ue deve arrivare entro ottobre per consentire alla Bce di passare alla fase successiva. In seguito servirebbero circa due anni e mezzo per l’avvio definitivo della valuta digitale. Gli eurodeputati, soprattutto in passato, hanno guardato con estrema attenzione ai rischi dell’euro digitale, ma a volte hanno dimenticato le conseguenze rilevanti che si verificherebbero in assenza di una Cbdc (Central Bank Digital Currency) europea.
L’accelerazione di Trump sulle stablecoin e l’avanzamento dei progetti privati come quello di Paypal dovrebbero ora essere un campanello d’allarme ulteriore per i legislatori europei. La nuova proposta Ue secondo le attese dovrebbe essere pronta entro l’estate. «Questo è il momento di agire», ha detto Cipollone, ricordando che le recenti misure Usa per promuovere le stablecoin «potrebbero determinare non solo altre perdite di commissioni e dati, ma anche il trasferimento di depositi in euro verso gli Usa e l’ulteriore rafforzamento del ruolo del dollaro nei pagamenti transfrontalieri». (riproduzione riservata)