La fusione annunciata tra Saipem e Subsea7 per la creazione di Saipem7, il colosso da 21 miliardi di ricavi, potrebbe superare più agilmente del previsto il maggiore ostacolo che si frappone al lieto fine. Nelle carte dei competitor, infatti, emergono posizioni meno rigide di quanto si potrebbe pensare rispetto al polverone sollevato nel portare il caso delle nozze italo-norvegesi al Cade (Conselho Administrativo de Defesa Economica), l’Antitrust del Brasile. A elencare i fatti è un report appena pubblicato da Barclays, che conferma la view positiva sull’operazione e assegna a Saipem raccomandazione overweight con prezzo obiettivo di 4 euro in linea con le quotazioni attuali del titolo, che da inizio anno ha guadagnato oltre il 60%.
Uno degli elementi più rilevanti riguarda la posizione di Petrobras, la compagnia energetica nazionale del Brasile, che figura tra gli operatori che avevano sollevato criticità sull’operazione. Nella documentazione inviata all’autorità, il gruppo riconosce che è possibile utilizzare diversi metodi di installazione delle condotte sottomarine e che ciascuna tecnologia presenta vantaggi e svantaggi senza incidere sulla qualità del risultato finale. Petrobras sottolinea inoltre di non voler limitare i metodi utilizzabili nei propri processi di gara, con l’obiettivo di favorire la concorrenza e ottenere il miglior prezzo. I dati relativi alle gare tra il 2019 e il 2025 mostrano la presenza ricorrente di almeno sette operatori nelle procedure competitive, con cinque società che si sono effettivamente aggiudicate contratti.
Indicazioni simili arrivano anche da ExxonMobil. Pur esprimendo preoccupazioni sulla possibile concentrazione di alcune tipologie di navi specializzate, la big oil statunitense ammette che la competizione per questi asset avviene su scala globale e non limitata al solo mercato brasiliano, elemento che ridimensiona la portata delle criticità sollevate in sede Antitrust.
Più rigida TotalEnergies, secondo cui nel mercato brasiliano solo Subsea7, Saipem e TechnipFmc sarebbero operatori realmente in grado di eseguire progetti di grande complessità e dimensioni. Barclays però replica che anche i nuovi entranti possono soddisfare i requisiti attraverso subappalti a fornitori locali consolidati, e fa l’esempio di Allseas, che pur con una presenza limitata in Brasile si è aggiudicata i progetti Búzios 10 e Atapu 2.
Anche Saipem e Subsea7 (qui le condizioni per la fusione), ovviamente, dicono la loro. Nelle memorie presentate al Cade sottolineano come i committenti, a partire da Petrobras, esercitino un forte potere contrattuale, definendo stringenti requisiti tecnici e budget delle gare. Le procedure risulterebbero altamente strutturate e competitive, con negoziazioni che proseguirebbero anche dopo l’assegnazione iniziale, fino a raggiungere le condizioni economiche ritenute più favorevoli.
In questo contesto, i clienti operano spesso in consorzio, rafforzando ulteriormente la loro capacità negoziale e limitando il potere dei fornitori. In evidenza anche l’ampio numero di operatori prequalificati per progetti offshore in acque profonde: oltre a Saipem e Subsea7, TechnipFmc, la stessa Allseas, McDermott, Sapura, Mota-Engil/Ecb e altri player internazionali. In diversi casi, osservano gli analisti, le gare hanno visto la partecipazione di più concorrenti, con contratti distribuiti tra diversi operatori. Saipem e Subsea7 sostengono, inoltre, che la capacità produttiva può essere adattata anche attraverso la riconversione di navi esistenti, ampliando di fatto l’offerta disponibile. Questo elemento, insieme alla possibilità di ingresso di nuovi operatori tramite partnership e subappalti, dovrebbe rafforzare l’idea di un mercato dove c’è spazio per tutti. (riproduzione riservata)