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S&P vede migliorare le condizioni del credito in Europa nel quarto trimestre del 2024. Il tasso di insolvenza calerà al 4,25% a giugno 2025

di Cecilia Emily Gadina
26 settembre 2024, 11:34 Ultimo aggiornamento: 13:21

Le prospettive per il mercato del credito in Europa rimangono costruttive con i tagli dei tassi da parte delle banche centrali. Tuttavia, i rischi geopolitici a poca distanza dall’Eurozona e la competitività tecnologica della Cina minacciano la stabilità macroeconomica, avverte l’agenzia di rating

La ripresa della crescita economica europea sarà graduale nel quarto trimestre del 2024 spinta dall’aumento dei redditi reali che stimola i consumi e dall’occupazione elevata, secondo l’analisi di S&P Global sulle condizioni del credito in Europa. Tuttavia, non mancano i rischi, in particolare quelli derivanti dalle conseguenze macroeconomiche delle guerre ai confini dell’Eurozona nonché dalla sempre più assidua competizione proveniente dalla Cina nei settore chiavi per l’Ue, come l’automotive. 

Il mercato del credito nel prossimo periodo

Nonostante la volatilità dell’azionario di breve durata a inizio agosto, «le prospettive per i mercati del credito in Europa rimangono costruttive», spiegano gli esperti di S&P, soprattutto se si considera che sia la Banca Centrale Europea sia la Federal Reserve hanno iniziato il loro ciclo di riduzione dei tassi di interesse. A fronte del calo dell’inflazione, S&P prevede che la Bce allenterà gradualmente i tassi di 25 punti base a trimestre, fino a quando il tasso sui depositi non raggiungerà il livello minimo di circa il 2,5% nel terzo trimestre del 2025. Nel dettaglio, gli esperti si aspettano un altro taglio entro fine anno e altri tre nel 2025. 

La resilienza e ripresa del quadro macroeconomico si riflette anche sulle condizioni creditizie in Europa. Gli outlook relativi ai rating di S&P per le banche, le società non finanziarie, la finanza strutturata e le assicurazioni risultano per lo più stabili, con gli emittenti che beneficiano dell’allentamento delle condizioni di finanziamento. I segmenti più vulnerabili, invece, includono gli immobili commerciali, con l’accumularsi di arretrati nei titoli garantiti da ipoteca commerciale in Europa, e nei titoli non conformi e legacy buy-to-let nel Regno Unito. «I Paesi europei restano minacciati da alti livelli di debito, mentre le imprese si concentrano sempre più sul rafforzamento della resilienza delle catene di approvvigionamento e sul miglioramento della propria competitività», affermano gli esperti. 

In questo contesto, il tasso di insolvenza europeo rimane elevato al 4,4% (agosto 2024), appena al di sotto del massimo triennale del 4,8% registrato a luglio. Ciò riflette, in gran parte, l’eccessivo indebitamento accumulato dalle imprese durante la pandemia quando l’accesso al capitale era basato su bassi costi di finanziamento, il che significa che le aziende non sono state in grado di generare un flusso di cassa sufficiente per ridurre la leva finanziaria. Ciononostante, gli esperti di S&P prevedono un calo del tasso di default verso il 4,25% entro giugno 2025.

Rischi e problemi persistenti

Ora che «l’inflazione non è più al centro dell'attenzione», afferma Paul Watters, analista del credito di S&P Global Ratings, «se da un lato la svolta nel ciclo del credito porterà un po’ di sollievo alle imprese e alle famiglie, dall'altro significa che molti altri problemi e vulnerabilità verranno alla ribalta e daranno forma alle prospettive delle imprese e del credito». Su scala macro, «i principali rischi includono un periodo prolungato di crescita inferiore alla media, pressioni salariali che impediscono un ulteriore calo dell'inflazione, e periodi di volatilità se i mercati sovrastimano il ritmo dei tagli dei tassi», evidenziano gli analisti. Il rischio geopolitico, inoltre, rimane elevato a causa delle potenziali escalation in Ucraina e in Medio Oriente, nonché delle sfide che potrebbero sorgere se le elezioni statunitensi dovessero portare a cambiamenti politici.

Infine, la competitività, un elemento cruciale per il mantenimento di una prospera economia europea, è chiave nella valutazione della qualità del credito per i settori esposti al commercio internazionale. In particolare, le preoccupazioni per l’industria automobilistica, che rappresenta il 7% del pil europeo e impiega quasi 13 milioni di persone in tutta la comunità, sono al centro delle attenzioni. Le autorità europee temono che il settore automobilistico non riesca a tenere il passo con quello cinese nella transizione obbligatoria dai veicoli con motore a combustione interna alle auto elettriche. «I produttori cinesi di veicoli elettrici hanno già conquistato una posizione di leadership nei tempi di commercializzazione e operano con costi di sviluppo e produzione significativamente inferiori rispetto ai loro omologhi europei», concludono gli esperti di S&P. La debolezza della posizione competitiva dell’industria automobilistica europea è aggravata dalle giga fabbriche create in Cina per produrre batterie agli ioni di litio su scala. (riproduzione riservata)



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