La pandemia di Covid-19 ha costretto l’Autorità bancaria europea (Eba) a sospendere lo stress test alle banche previsto per il 2020. Nel contempo però, con la pubblicazione degli scenari macroeconomici lo scorso 29 gennaio 2021, la stessa Autorità ha ufficialmente posto le premesse per iniziare a delineare le prospettive per quello che sarà lo stress test relativo al 2021, sicuramente tra i più importanti da diversi anni a questa parte. Le banche partecipanti, 50 in totale, presenteranno all'Eba le informazioni richieste tra aprile, maggio, giugno e luglio, e l’Autorità rilascerà i risultati finali entro il 31 luglio 2021. Dopo la fine del periodo di transizione post-Brexit, le banche made in Uk saranno escluse da tale esercizio per la prima volta nella storia, anche se ci penserà la Banca d'Inghilterra (Boe) ad eseguire gli accertamenti necessari.
“Come al solito, controlleremo da vicino i risultati dell'esercizio di stress test una volta pubblicati”, sottolineano gli analisti dell’agenzia S&P Global ratings, evidenziando come gli stress test non siano solo uno strumento utile per le autorità di vigilanza nel monitoraggio delle banche, ma anche una preziosa informazione aggiuntiva che aiuta gli operatori di mercato a prendere decisioni importanti.
L'obiettivo finale del test è infatti valutare la resilienza delle banche dell'Ue agli andamenti economici avversi, in particolare focalizzandosi sulla resilienza del capitale. Nel mentre, però, si forniranno informazioni anche sull'evoluzione attesa in uno scenario di base, che sarà di particolare interesse data l'incertezza relativa al pieno impatto della pandemia sulla qualità dei portafogli di prestiti, sul fabbisogno aggiuntivo di accantonamenti, e sulle prospettive di redditività in un contesto di tassi ultra-bassi.
S&P Global ratings ha anticipato lo stress test dell’Eba, valutando ben 44 delle 50 banche europee che parteciperanno all'esercizio (il campione selezionato dall’Eba è distribuito in 15 Paesi e rappresenta circa il 70% delle attività bancarie). “Delle 44 banche che abbiamo valutato, 25 attualmente hanno prospettive negative”, evidenziano gli analisti del gruppo. “All'inizio della pandemia, abbiamo confermato quasi tutti i rating sulle banche europee, aspettandoci una certa resilienza al Covid-19, salvo poi esser costretti a rivedere le prospettive negativamente a causa dell'aumento del rischio di ribasso, in particolare considerando un impatto più significativo sul rendimento creditizio, sul capitale o sulla redditività della banca”, sottolineano gli strategist.
Nonostante alcune revisioni delle prospettive nelle ultime settimane, la percentuale di banche europee con outlook negativo rimane superiore a quella di altre regioni. Per tutto il 2020, la capitalizzazione regolamentare delle banche è stata in gran parte preservata, aiutata da misure regolamentari di sostegno come il pacchetto "quick fix" del regolamento sui requisiti patrimoniali e la sospensione dei dividendi. Tuttavia, la redditività è crollata, e le prospettive rimangono poco brillanti, anche una volta che i danni saranno assorbiti.
L'esercizio di vulnerabilità condotto dalla Banca centrale europea a metà 2020, concentrato sul 2020-2022, ha già evidenziato la vulnerabilità delle banche ad un ambiente più debole, con gli istituti che esauriranno il capitale e saranno costretti a segnalare diverse perdite sia nei casi di base che in quelli considerati sfavorevoli.
Inoltre, si prevedeva che un quarto delle banche sarebbe andato molto peggio della media, con un conseguente livello di capitalizzazione decisamente preoccupante. “Il punto non sarà diverso questa volta, anche se i risultati saranno divulgati individualmente per ogni banca partecipante, il che fornirà ulteriori informazioni su quali banche hanno posizioni di capitale più allentate e quali potrebbero avere più redditività o maggiori sfide del modello di business da affrontare”, sottolineano da S&P.
Nello scenario avverso, l'Eba prevede un calo cumulativo del pil nell'Ue del -3,6%, che si aggiungerebbe alla previsione di contrazione del -6,9% per il 2020, mentre la disoccupazione aumenterebbe di 4,7 punti percentuali. I prezzi degli immobili residenziali diminuirebbero del 16% e i prezzi degli immobili commerciali del 31%, anche se ci saranno marcate differenze a seconda del Paese. Anche i premi di rischio aumenterebbero, e le differenze nei paesi della zona euro si allargherebbero. Gli stock europei perderebbero la metà del loro valore nel primo anno.
“In questo contesto, la calibrazione degli scenari avversi è più difficile del solito, in quanto vi è incertezza sul percorso a lungo termine delle economie post Covid-19 e sulla loro capacità di riprendersi rapidamente nel medio termine. Questo può spiegare perché lo scenario negativo definito dall'Eba e quello annunciato dalla Boe il 20 gennaio 2021 differiscono notevolmente sull'effetto della pandemia sull'attività economica negli anni a venire”, sottolineano da S&P.
Mentre i vaccini continuano a diffondersi in diversi Paesi, S&P Global Ratings ritiene che permarrà un alto grado di incertezza sull'evoluzione della pandemia di coronavirus e sui suoi effetti economici. Tuttavia, l'immunizzazione generalizzata, che alcuni Paesi potrebbero ottenere entro la metà dell'anno, contribuirà a spianare la strada al ritorno a livelli più normali di attività sociale ed economica. (riproduzione riservata)