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L'amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel
L'amministratore delegato di Unicredit Andrea Orcel
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Unicredit allenta ancora la presa in Russia. Ma Putin potrebbe rovinare i piani di Orcel

01 ottobre 2025, 22:00 Ultimo aggiornamento: 02 ottobre 2025, 13:39

Il gruppo italiano ha iniziato a rifiutare nuovi conti alle imprese locali e a raddoppiare i costi delle commissioni. Le restrizioni sono state prese in attesa di uscire da Mosca con le attività retail entro metà del 2026. Nel frattempo il Cremlino adotta nuove misure sulla nazionalizzazione e vendita di asset stranieri | Anima, faro del governo nella trattativa Banco Bpm-Crédit Agricole. Ecco i dubbi di Palazzo Chigi

Unicredit dà una nuova stretta al business in Russia, dove opera attraverso AO Unicredit Bank (la seconda più grande tra le banche di proprietà estera) in attesa di stoppare l’attività retail a Mosca entro luglio 2026. Accantonate le prescrizioni del golden power del governo italiano che nell’operazione Banco Bpm imponevano un abbandono del Paese entro gennaio con il rischio di una svendita della controllata, Piazza Gae Aulenti riprende il percorso di exit ordinata imposto dalla Bce.

La stretta sulla clientela corporate

Secondo quanto riporta il quotidiano economico russo Kommersant, Unicredit ha applicato nuove restrizioni ai servizi per la clientela corporate locale, rendendo di fatto non conveniente per le imprese russe appoggiarsi al gruppo italiano. Le commissioni per i servizi bancari aumenteranno progressivamente nei prossimi mesi, quando poi raddoppieranno in un colpo solo il primo dicembre.

Parallelamente come avviene già per il retail, il gruppo guidato da Andrea Orcel non accetterà le richieste di apertura di nuovi conti correnti e, rivela sempre Kommersant, «la banca sta gentilmente allontanando i clienti esistenti con l'obiettivo di ridurre ulteriormente la sua attività in Russia».

Il progressivo assottigliamento del business dal 2022

A febbraio 2022, prima cioè dello scoppio della guerra in Ucraina, da Mosca arrivava il 5% del fatturato e l’1% dei depositi dell’intero gruppo, con una quota di mercato dello 0,5% presidiata da 13 filiali. Da allora Orcel ha diminuito drasticamente il rischio-paese. Alla fine del primo semestre di quest’anno Unicredit aveva un'esposizione cross border quasi azzerata (-94%) verso Mosca, con un retail ridotto di circa il 60% per quanto riguarda il numero di clienti, 9 filiali (da 14) e dipendenti passati dalle 3.500 unità ante conflitto alle attuali 2.355.

A fine giugno Piazza Gae Aulenti aveva già centrato tutti i target annuali della tabella di marcia fissata dalle Bce per un progressivo disimpegno dalla Russia: livello dei depositi sotto i 2 miliardi di euro (1 miliardo al termine del secondo trimestre; erano 8,3 miliardi prima dello scoppio della guerra), prestiti netti alle imprese locali sotto il miliardo (800 milioni; erano 7,2 miliardi a febbraio 2022) e livello dei pagamenti cross-border sotto gli 8,5 miliardi complessivi (6,4 miliardi contro i 25,3 miliardi di oltre tre anni fa).

Come fatto da altre banche occidentali come la britannica Hsbc, l’americana Goldman Sachs, la francese Société Générale, anche Unicredit sta cercando da due anni di vendere la controllata senza perderci, exit che sull’identità del compratore deve ricevere il disco verde dalla Banca Centrale Russa e dal Cremlino. Ma con l’escalation della tensione con i Paesi Nato provocata dalla violazione degli spazi aerei da parte di alcuni droni russi, il numero uno di Piazza Gae Aulenti potrebbe non controllare più la vendita di AO Unicredit Bank.

Le nuove misure a Mosca sulla nazionalizzazione e vendita di asset stranieri

Secondo quanto riportato da Bloomberg che cita fonti vicine al governo russo, Mosca potrebbe nazionalizzare e cedere rapidamente gli asset di proprietà straniera attraverso un nuovo meccanismo di privatizzazione, come ritorsione contro eventuali mosse europee di confisca di beni russi all’estero. Mossa che entrerebbe a gamba tesa sui piani di dismissione di alcuni gruppi occidentali che operano ancora in Russia come Unicredit, Raiffeisen Bank, Mondelez e PepsiCo.

Martedì il presidente Vladimir Putin ha firmato un decreto che consente la vendita accelerata di asset statali tramite una procedura speciale, provvedimento destinato a velocizzare la dismissione di varie società, sia nazionali che straniere e che tornerebbe utile nel caso in cui l’Unione Europea iniziasse a sequestrare asset russi, facilitando la risposta di Mosca con misure simmetriche. Intanto l’austriaca Raiffeisen, che punta da tempo a monetizzare i circa 7 miliardi di euro di profitti bloccati a Mosca, avrebbe fallito un ulteriore tentativo di cedere la sua controllata nel Paese. (riproduzione riservata)



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