La Russia conferma di essere aperta al dialogo nel conflitto ucraino ma ribadisce la sua fermezza. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha avvertito che Mosca reagirebbe a qualsiasi dispiegamento di truppe europee in Ucraina, definendo l’atteggiamento dell’Unione Europea come una «cecità politica senza speranza».
«Non abbiamo intenzione di entrare in guerra con l’Europa», ha precisato Lavrov, «ma risponderemo a qualsiasi passo ostile, compresi i contingenti militari e la confisca di beni russi». E a proposito degli asset russi ha attaccato: «I Paesi europei vogliono confiscare gli asset russi congelati perché non hanno più altre risorse per finanziare la guerra. A parte rubare il nostro oro e le nostre riserve valutarie in violazione di ogni concepibile norma internazionale e commerciale, non hanno altra risorsa per finanziare questa guerra».
Secondo Lavrov, l’Occidente non appare unito: mentre l’Europa frena la ricerca di soluzioni diplomatiche, sostiene indirettamente Kiev nel proseguire il conflitto, pur non disponendo di risorse sufficienti e tentando di colpire economicamente la Russia.
Il ministro russo ha anche denunciato l’inasprimento delle sanzioni statunitensi sotto il presidente Donald Trump, definendolo un ostacolo alla distensione. In parallelo, ha ricordato come la ricerca di sistemi di pagamento alternativi ai tradizionali canali occidentali stia accelerando, soprattutto nell’ambito dei Brics.
Dal Cremlino il portavoce Dmitri Peskov ha sottolineato che la priorità di Mosca non è una tregua temporanea, ma una pace stabile e duratura, raggiunta attraverso accordi formali e la firma dei documenti necessari.
In questo contesto, Peskov ha accolto positivamente le dichiarazioni di Trump su alcuni punti chiave, tra cui il non ingresso dell’Ucraina nella Nato e la gestione dei territori contesi, definendole «in linea con la posizione russa». (riproduzione riservata)