L’economia russa potrebbe raffreddarsi più di quanto previsto a causa dei tassi d’interesse elevati e potrebbe far fatica a tornare su un sentiero di crescita. Non c’è nulla di che stupirsi, se non che il warning arriva da Alexander Vedyakhin, first deputy ceo dell’istituto di credito russo, Sberbank.
«Esiste il pericolo di un raffreddamento eccessivo dell’economia e potremmo non farcela a uscire da questa fase di stallo, con una crescita futura molto contenuta», ha detto Vedyakhin, in un’intervista a Reuters, nel giorno in cui inizia la conferenza economica russa a San Pietroburgo.
Nello specifico, Vedyakhin ha previsto una crescita del pil russo compresa tra l’1% e il 2% nel 2025, sotto la previsione più rosea del governo del 2,5%. «La saggezza e la sensibilità del regolatore e di tutte le autorità economiche e finanziarie sono necessarie per fermare l’inflazione e prevenire un calo brusco della produzione», ha aggiunto Vedyakhin, sostenendo poi che i tassi di interesse potrebbero scendere al 17% entro la fine dell’anno rispetto al 20% attuale.
Detto questo, non crede che la banca centrale li ridurrà in modo brusco, perché c’è il rischio che l’inflazione torni a salire. Ma sarebbe necessario un costo del denaro ancora più basso per permettere a Mosca di tornare su un percorso di crescita. Infatti, per il top manager solo un tasso inferiore al 15%, un livello che equivale al margine ebitda di molti clienti di Sberbank, potrebbe stimolare gli investimenti e rilanciare la crescita economica. «Un investitore intelligente con un tale margine ebitda potrebbe intraprendere nuovi progetti. Credo che un tasso inferiore al 15%, diciamo intorno al 12-14%, sia già un buon livello affinché l’economia inizi a riprendersi, crescere e andare avanti», ha stimato.
Parallelamente, sempre secondo Vedyakhin, il rublo è attualmente sopravvalutato. Se tutto fosse relativamente equilibrato, considerando i prezzi attuali del petrolio e i fattori macroeconomici, dovrebbe attestarsi intorno ai 90-95 rubli per dollaro contro i 78 attuali. Quest’anno la valuta russa ha sorpreso i mercati rafforzandosi di oltre il 40% rispetto al biglietto verde, nonostante i prezzi del petrolio bassi, fino a quando il conflitto tra Israele e Iran ha cambiato il sentiment. Sicuramente la vendita di valuta estera dalle riserve fiscali ha sostenuto la forza del rublo. (riproduzione riservata)