Nei prossimi tre anni Roma sarà travolta da un'onda di investimenti: oltre 8 miliardi di euro che contribuiranno a renderla una Capitale più connessa, attenta al suo patrimonio storico-artistico e pronta ad accogliere gli amanti del lusso. E anche con più strutture per ospitare grandi eventi.
Innanzitutto sono da spendere nel corso del 2026 i fondi relativi al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (302 milioni di euro) e legati al Giubileo (117 milioni), si legge nel bilancio di previsione del comune capitolino per il 2026-28. Non a caso è stata prorogata fino al 2027 l’attività delle commissioni speciali istituite al Campidoglio proprio per il Giubileo 2025 e il Pnrr. Da un lato, anche se l’Anno Santo è finito il 6 gennaio, ci sono ancora delle opere non concluse. Tra questi la riqualificazione completa di piazza dei Cinquecento e dell'area della stazione Termini, nonché i lavori ai sagrati di 27 chiese soprattutto delle periferie romane. È da ultimare il progetto del Centro Archeologico Monumentale, il piano di trasformazione dell’area compresa dai Fori al Campidoglio, passando per il Colosseo. Tutti questi cantieri dovrebbero essere chiusi entro l’estate.
Dall’altro lato, sono in dirittura di arrivo i complessi progetti urbani integrati localizzati nelle grandi periferie della città di Tor Bella Monaca, Corviale e Santa Maria della Pietà inseriti nel quadro Pnrr. E sempre in scadenza probabilmente a fine 2026 l’intervento in via del Porto Fluviale (zona Ostiense), una ex occupazione a scopo abitativo all'interno di ex magazzini militari da cui saranno realizzati nuovi alloggi popolari e spazi aggregativi e atti a usi civici, oltre che un giardini fotovoltaici che permetterà l'attivazione di una comunità energetica.
Sempre in tema di miglioramenti alla vita quotidiana dei cittadini romani, sono in arrivo circa 2,2 miliardi per il proseguimento della realizzazione della Metro C, la terza linea interna alla Capitale, in particolare per il collegamento di tra Piazza Venezia e piazzale Clodio. Le risorse arrivano principalmente dal governo ma la regione Lazio è recentemente intervenuta con 50 milioni per sopperire ai tagli decisi in manovra dall’esecutivo. I prossimi tre anni risultano determinanti nell’ottica dei lavori dell’infrastruttura che nel complesso varrà 6 miliardi di euro e che - in teoria entro il 2036 - e con 30 stazioni e quasi altrettanti chilometri collegherà Monte Compatri/Pantano (Sud Est della città) alla Farnesina (Nord Ovest).
Se tutto va secondo i piani del Comune, nel 2028 dovrebbero iniziare anche i lavori per almeno la prima tratta (da Nomentana Gra a Nemorense) della linea D di Roma che andrà a collegare la zona Nord-Est al Sud della città. Il valore dell’infrastruttura, che richiederebbe circa 10 anni di lavori, toccherebbe i 9 miliardi di euro in tutto, ma i primi cantieri varrebbero intanto 1,5 miliardi di euro. In questo caso sono ancora da definire i dettagli del finanziamento: si potrà trattare di fondi governativi o europei o magari si potrà ricorrere a project financing di partenariato tra pubblico e privato.
Roma si prepara inoltre ad accogliere sempre più turisti, con uno sguardo in particolare al lusso. Il ritmo di crescita degli investimenti nel settore dell’ospitalità stellata non dovrebbe ridursi nei prossimi anni, anzi. Basandosi sui quasi 700 milioni raccolti dalla Capitale (il 30% dei 2,5 miliardi nazionali) nel solo 2025, gli investimenti ulteriori in hotellerie di lusso nella città di Roma supererebbero quota 2 miliardi nel 2028.
Un flusso di capitale simile a quello con cui Roma si prepara ad avere non uno ma ben due stadi nuovi e di proprietà dei club cittadini pronti per gli europei di calcio maschile 2032 che l'Italia ospiterà in combinata con la Turchia. L’As Roma ha studiato la costruzione da zero di un nuovo stadio nella zona di Pietralata, che arriverebbe a ospitare 60 mila persone. La spesa prevista sarebbe di 1,3 miliardi di euro. La SS Lazio, invece, ha presentato un progetto da meno di 500 milioni di euro che prevede la trasformazione di uno stadio storico abbandonato, lo Stadio Flaminio (opera di Pier Luigi Nervi), in una zona più centrale della Capitale. I posti per i tifosi sarebbero 50 mila, tutti al coperto. In questo caso, non c’è alcuna conferma in materia, ma il comune trattandosi della valorizzazione di un bene storico potrebbe contribuire in qualche misura al progetto.
Altra differenza importante è che il nuovo Stadio della Lazio, a differenza di strutture come lo stadio Olimpico di Roma, concepite per sport polifunzionali e caratterizzate da distanze significative tra pubblico e campo, il Flaminio sarà progettato come un «catino» compatto. Al contrario i giallorossi hanno in mente il modello «Bernabéu», con l’obiettivo di massimizzare i ricavi non legati ai giorni delle partite, puntando su negozi e ristoranti.
Entrambi i progetti, con le loro diversità, sono stati presentati al Campidoglio e adesso la decisione spetta al Comune, previe conferme sugli impatti ambientali e sulla viabilità cittadina dei due impianti. Se tutto andrà secondo i piani dei due club, i lavori sia a Pietralata sia al Flaminio inizieranno già nel 2027. Con la Lazio che però conta di chiudere i cantieri nel 2030, un anno prima dei cugini giallorossi che partono dalle fondamenta dell’impianto sportivo.
È evidente che nei prossimi anni Roma assisterà a un importante accelerazione degli investimenti a suo favore in molteplici settori: un’occasione che di certo non può permettersi di perdere. Perché, come il Pnrr ha insegnato, le risorse sono fondamentali ma senza rispettare gli impegni presi e le tempistiche previste non riescono a fare davvero la differenza. (riproduzione riservata)