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Rolex Middle Sea Race 2025: il Mediterraneo secondo Vascotto

Dal Grand Harbour di La Valletta, 118 yacht da 31 Paesi sono salpati sabato per una delle rotte più spettacolari del mondo. In testa, l’Italia con 22 barche e un nuovo 52 piedi che ha già acceso la sfida.

di Redazione
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Sabato mattina, puntuali alle 11, i cannoni delle mura di La Valletta hanno scandito l’inizio della 46ª Rolex Middle Sea Race.

Dal Grand Harbour, sotto il profilo austero della città maltese, 118 yacht da 31 nazioni hanno preso il largo per affrontare oltre 600 miglia di navigazione attorno alla Sicilia, lasciandosi a sinistra Stromboli, Favignana, Pantelleria e Lampedusa prima di fare ritorno sotto le antiche fortificazioni del Marsamxett Harbour.

Rolex Middle Sea Race 2025: il Mediterraneo secondo Vascotto

Un percorso che resta una delle più poetiche contraddizioni della vela: il mare più affollato del mondo, eppure capace di un silenzio assoluto quando cala il vento.

Tra gli iscritti, per la prima volta anche una barca cinese – il VO65 Kranendonk – a confermare l’attrazione globale di questa classica d’altura. Ma è stata ancora una volta l’Italia a presentarsi con la flotta più numerosa: 22 barche, seguite da Francia (17) e Malta (16).

Django Deer, il debutto che vale un test di squadra

Sotto i riflettori della vigilia c’era il Botin 52 custom Django Deer (ex Caro, vincitore della Fastnet 2023) di Giovanni Lombardi Stronati. A bordo, un equipaggio da Coppa America: Vasco Vascotto, Michele Ivaldi, Alberto Bolzan, Bruno Zirilli e Chicca Salvà, reduci dall’Admiral’s Cup.

«Ogni miglio di questa regata chiede concentrazione assoluta», aveva detto Vascotto prima della partenza. «È la prova ideale per capire quanto siamo uniti come equipaggio».

Un debutto dunque in chiave di rodaggio, ma già vissuto con la tensione delle grandi sfide.

Accanto a Django Deer, tre maxi italiani hanno completato il fronte d’altura: il Nacira 69 “12” di Federico Marchi e Diego Paternò, il Mylius 60 CK Cippa Lippa X di Guido Paolo Gamucci e il Baltic 78 Lupa of the Sea di Fabio Cannavale.

Falcone e D’Alì, il coraggio dei multiscafi

Tra i cinque multiscafi in gara, il più grande era Allegra dell’elvetico Adrian Keller, oltre 25 metri, con a bordo Paul Larsen, l’uomo più veloce del mondo a vela.

Ma a far parlare sono stati i due progetti italiani. Il primo, Falcon, catamarano foiling di 14 metri disegnato da Shannon Falcone e condotto da Matteo Uliassi, ha rappresentato il volto più sperimentale della flotta. Il secondo, il Rapido 53XS di Aldo Fumagalli con Pietro D’Alì e Gaetano Mura, ha riportato nella Middle Sea l’esperienza e la determinazione di due veterani dell’offshore.

Rolex Middle Sea Race 2025: il Mediterraneo secondo Vascotto

Storie d’altura e di memoria

Come sempre, la regata ha messo insieme il futuro e la memoria. Nella flotta, autentiche icone come Stormvogel (1961), già vincitore nel ’68 e ’69, e Mowgli (1965), insieme ai moderni racer italiani Sagola Spartivento – campione offshore 2024 – BeWild, Mon Ile, Duffy e il nuovo Adrigole II di Francesco Giordano.

Anche la tradizione di Carlo Sciarrelli ha avuto il suo spazio con Chica Boba II e Valentina, simboli di una bellezza velica che resiste al tempo.

«La Rolex Middle Sea Race è una delle regate più affascinanti e impegnative del Mediterraneo unisce bellezza paesaggistica, tattica pura e condizioni meteo in continua evoluzione» ha dichiarato Vascotto.  Il Royal Malta Yacht Club, organizzatore della regata, ha parlato di «una delle edizioni più equilibrate e tatticamente complesse degli ultimi anni”». Il Mediterraneo, come sempre, ha avuto l’ultima parola. (Riproduzione riservata)

Orario di pubblicazione: 20/10/2025 13:45
Ultimo aggiornamento: 20/10/2025 13:45
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