Orfani del Superbonus 110, gli italiani guardano alle possibili alternative. Ma con una certa apprensione, perché da un lato le esigenze di adeguamento alle nuove norme in materia di risparmio energetico (ma anche di ammodernamento del patrimonio edilizio) si fanno via via più pressanti, mentre dall'altro lo sconto previsto dai bonus va calando. Oltre al taglio sul 110% (ora al 70%), drastiche decurtazioni ha subito il Bonus Mobili, mentre nel 2025 toccherà al Bonus Casa tradizionale, che tornerà al 36% originario, e da due anni è già scomparso il Bonus Facciate. Ma soprattutto cancellate di netto sono stati cessione del credito e sconto in fattura, indispensabili per consentire anche ai meno abbienti le forti spese legate ad alcune tipologie di intervento. Finora non sono pervenute indicazioni, ma il governo ha promesso a cittadini e associazioni dell'edilizia una completa revisione del sistema delle agevolazioni fiscali.
Nell'attesa qualcuno però ha cominciato a mettere qualche proposta sul tavolo. Come quella di Rete Irene, una rete di imprese per l'efficienza energetica, e Assocond Conafi (Associazione Italiana Condomini e Coordinamento nazionale vittime dei fallimenti immobiliari) presentata al Klimahouse 2024 e che punta a coniugare incentivi crescenti sulla base dei risultati ottenuti con maggiore facilità di cessione del credito o di accesso a finanziamenti agevolati. «La complessità del settore richiede soluzioni chiare, che superino le difficoltà dell'attuale sistema di bonus per la casa tra cui la frammentazione, la stratificazione e la continua variabilità delle norme», spiega Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene. «È in quest'ottica di semplificazione che si inserisce la nostra proposta, introducendo tre livelli di incentivi proporzionali alle prestazioni ottenute, con precedenza agli edifici energivori e non sicuri. Il tutto corredato da un attento controllo di requisiti, massimali di spesa e congruità dei prezzi, oltre che dei risultati, questi ultimi tramite asseverazione tecnica dell'intervento e visto di conformità».
Il fondamento della proposta è incentivare gli interventi in base alla loro qualità, privilegiando i progetti più utile per la collettività così da evitare la dispersione di risorse pubbliche. Uscendo quindi dallo schema finora adottato, la proposta muove da un approccio multi obiettivo, con incentivi maggiori al crescere degli ambiti di intervento coinvolti: un'aliquota base per una sola tipologia di ambito (ad esempio, l'efficientamento energetico) e poi via via più alta a condizione che vengano coinvolti anche altri ambiti, come il miglioramento sismico, l'installazione di fonti rinnovabili e il raffrescamento estivo. La proposta, inoltre, suggerisce una premialità aggiuntiva per gli interventi che raggiungano risultati particolarmente ambiziosi per almeno uno dei propri ambiti, garantendo quindi il livello massimo dell'aliquota incentivante solo ai progetti veramente d'eccellenza.
Ma l'idea di Rete Irene-Assocond Conafi prevede anche il ripristino dei meccanismi di sconto in fattura e cessione del credito, sempre riservandoli però a interventi che mirino a migliorare più ambiti, oppure a interventi mono-ambito che però risultino urgenti a causa delle condizioni degli immobili in termini di emissioni inquinanti, sicurezza sismica, consumi energetici. «Non è pensabile che gli obiettivi dettati dalla UE per il 2030, prima, e il 2050 poi, siano raggiunti solo a spese dei proprietari di casa. E' indispensabile il supporto dello Stato», sostiene Marco Ribaldone, presidente di Assocond Conafi. «Gli strumenti più efficaci sono cessione del credito, sconto in fattura e mutui a tassi agevolati. E sempre all'interno di una programmazione pluriennale: il Governo indica la spesa che i conti pubblici possono sopportare per ogni anno e si mette a punto un sistema di prenotazione degli interventi, privilegiando quelli sugli edifici più energivori».
Il piano avanzato da Rete Irene-Assocond Conafi punta a una durata da 10 a 30 anni, in pratica fino a 2050 quando dovrebbero essere raggiunti gli obiettivi di decarbonizzazione fissati da Bruxelles. Accanto al nuovo meccanismo, si dovrebbe procedere a un accorpamento e razionalizzazione dei già esistenti Bonus Casa ed Ecobonus, consentendo agli operatori di continuare a lavorare anche con gli strumenti già noti.
Di entrambi andranno comunque indicate nuove condizioni. Già prevista una sforbiciata per il Bonus Casa, cioè il primo bonus ristrutturazioni nato, in seguito potenziato e diversificato, per includere anche risparmio energetico, mobili, facciate, giardini. Varato nel 1997, partiva da un'agevolazione del 36% su una spesa massima di 48 mila euro. E' stato poi innalzato al 50% con massimale di 96 mila euro, ma dal 2025 dovrebbe tornare alle condizioni originarie. In assenza di modifiche anche il Superbonus scenderà al 65%, ma drastiche decurtazioni ha già subito anche il bonus mobili (che ha visto il massimale di spesa crollare dai 16 milioni del 2021 ai 5 milioni di quest'anno), mentre a fine 2026 scadrà quello sulle barriere architettoniche. (riproduzione riservata)