Molti occhi sono puntati sul Crédit Agricole per osservare le sue mosse d’ora innanzi su Banco Bpm, dopo il ritiro di Unicredit dall’ops. Tuttavia, si ha presente che la banque verte, pur avendo chiesto l’autorizzazione a superare il 20% di Bpm, ha dichiarato di non avere intenzione di promuovere una concentrazione e di pensare di attestarsi sotto la soglia dell’opa obbligatoria.
Il modo in cui la banca francese si è finora comportata in Italia, se si eccettua qualche nuvola in occasione della vicenda Carige, attesta correttezza e mantenimento degli impegni. Naturalmente, anche nelle migliori situazioni possibili, bisogna pur sempre fare ricorso al beneficio d'inventario. Anche se Bpm, con la sua lunga storia, ha dimostrato fin qui la non espugnabilità, sia pure affiancata al non aver voluto, in passato, cogliere qualche occasione di aggregazione alla pari che poteva dare i suoi frutti.
La stessa storica presenza delle rappresentanze sindacali in un ruolo prossimo alla cogestione non avrebbe impedito significative partecipazioni a possibili aggregazioni, e una progettata riforma interna dell'ordinamento, di quella che con la Novara era la maggiore popolare italiana, avrebbe probabilmente impedito l’introduzione con decreto legge della negativa revisione della normativa regolatrice delle banche della categoria, potendo costituire il percorso per una rivisitazione amministrativa delle popolari.
In ogni modo, la condotta di Bpm in occasione dell’ops che, in sostanza, ha ritenuto ostile e inadeguata, è stata molto efficace, concentrandosi anche nel rapporto con il territorio, con le famiglie e le imprese.
È chiaro che una finalità esclusiva dei vertici di un istituto, nei progetti di concentrazione, consistente nella crescita di valore per gli azionisti non è sostenibile se non è soddisfatta la corrispondenza alla ragion d'essere di una banca che sta nel meglio tutelare il risparmio e meglio sostenere imprese e famiglie.
Se non si considera questa priorità, la banca diventa qualcosa d'altro, magari un grande istituto finanziario che guarda innanzitutto ai propri azionisti che devono consentire la prosecuzione negli incarichi di vertice. Con il ritiro dell’ops non si accantona il tema del Golden power perché la Commissione Ue, con la Direzione Competition, considera ancora aperta la questione del dpcm che ha introdotto condizioni e limiti all’offerta con il progetto di aggregazione presentato da Unicredit.
Venuta meno l'attualità di quest'ultimo progetto, cessato l'interesse della banca di Piazza Gae Aulenti, è immaginabile che Bruxelles intenda dettare una regolamentazione di carattere generale. Come ciò possa avvenire con uno strumento non legislativo è difficile comprendere, dal momento che eventuali specifiche istruzioni in una materia complessa e delicata che riguarda la sicurezza nazionale non sarebbero di certo vincolanti.
D'altro canto, è difficile fare le pulci all’attuazione del golden power e chiudere gli occhi di fronte a ciò che sta avvenendo in Germania con il pesantissimo intervento del governo tedesco nella vicenda Commerzbank, senza neppure una normativa al riguardo, e con la presenza del governo spagnolo nel caso dell’istituto Sabadell. Fare astrazione da queste vicende significherebbe privilegiare i governi che agiscono in vicende del genere senza disporre di specifiche regole. Altra cosa è se, invece, si interviene sulla pluralità di autorizzazioni di istituzioni diverse relativamente a un determinato caso per semplificare e porre ordine secondo priorità.
Per esempio, se si applica correttamente il golden power tenendo conto della proporzionalità e dell'adeguatezza delle decisioni, come si può pretendere poi che si osservino in tutto e per tutto, per esempio, le norme sulla concorrenza? Quale significato avrebbe e quali conseguenze la tutela della sicurezza nazionale? Una mera affermazione platonica? Al riguardo vi è molto da approfondire.
Si deve comunque aver presente che l'applicazione del golden power a Unicredit, a fortiori esigerebbe la stessa misura nei confronti di un istituto estero, anche comunitario. E ciò per evitare equivoci sul Crédit Agricole, pur avendo presente gli impegni e i limiti da quest'ultimo assunti, come si è detto prima. (riproduzione riservata)