Nel sistema bancario italiano il risiko è in pieno svolgimento. I giochi si sono aperti nel settembre scorso quando Unicredit ha avviato la scalata a Commerzbank, uno dei big del credito in Germania. La banca guidata da Andrea Orcel ha costruito in pochi mesi una partecipazione potenziale del 28% circa, di cui il 9,5% detenuto direttamente e un altro 18,5% tramite derivati. L'operazione ha scatenato la dura opposizione del management di Commerzbank, dei sindacati tedeschi e del governo di Berlino e per ora è in standby.
Nel frattempo Piazza Gae Aulenti si è mossa anche con un’offerta pubblica di sottoscrizione (ops) da oltre 10 miliardi di euro per Banco Bpm.
Anche questo progetto di Orcel, che darebbe vita al terzo gruppo europeo per capitalizzazione, ha agitato le acque – questa volta italiane – della politica: il governo tricolore è arrivato a esercitare i poteri del golden power ponendo una serie di condizioni al progetto di piazza Gae Aulenti e mettendone a rischio la prosecuzione.
Banco Bpm a sua volta, in precedenza, si era mossa verso Siena, acquistando il 5% di Mps durante l'ultimo collocamento del Mef, e aveva lanciato un’opa sulla partecipata Anima Holding, una importante sgr milanese.
Proprio Mps, l’Istituto più antico del mondo, risanato e tornato profittevole sotto la guida di Luigi Lovaglio, ha lanciato un'ops da 13,3 miliardi su Mediobanca che a sua volta detiene il 13,1% delle Generali. Un’offerta, come di rito in questi casi, ritenuta «non concordata e ostile», e pertanto rispedita al mittente.
E ancora Bper - recente protagonista del consolidamento del settore dopo gli acquisti di Unipol Banca, di Carige e degli sportelli in esubero derivanti dalla fusione Intesa Sanpaolo-Ubi - ha lanciato un'ops da 4,3 miliardi sulla Popolare di Sondrio. In questo caso l'operazione, sempre «non concordata e ostile» per chi l'ha subita, potrebbe essere facilitata dal fatto che il primo azionista di entrambi gli istituti è Unipol, che possiede il 24,6% di Bper e il 20% della Popolare di Sondrio.
Si aggiunge anche l'opas (Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio) di Banca Ifis sul 100% di Illimity per un corrispettivo di quasi 300 milioni.
L’ultima, in ordine di tempo, a scendere in campo è Mediobanca che ha promosso un'ops da 6,3 miliardi per il 100% di Banca Generali da pagare interamente con azioni di Generali, di cui l'istituto guidato da Alberto Nagel è il primo socio con circa il 13% del capitale sociale. Il rapporto di concambio è fissato in 1,70 azioni Generali per ogni azione Mediobanca ex dividendo.
Sembra ancora restare alla finestra Intesa Sanpaolo. Il perché lo ha spiegato l’ad, Carlo Messina: «Non abbiamo alcuna intenzione di partecipare a operazioni di fusioni e acquisizioni in Italia», a parte il fatto che «anche sul fronte Antitrust siamo in una posizione tale che sarebbe difficile fare operazioni che creerebbero valore». E poi «vogliamo essere lontani dalla confusione che c'è sul mercato», un caos tale che «io stesso faccio fatica a mettere insieme tutti i pezzi», ha detto ancora il banchiere. (riproduzione riservata)