Negli anni scorsi la diffusione di titoli subordinati tra gli investitori retail ha comportato perdite e proteste da parte dei risparmiatori quando le banche emittenti sono fallite. In molti casi gli investitori non erano consapevoli dei pericoli. Non è escluso che in futuro situazioni simili possano ripetersi con strumenti finanziari complessi legati alle cripto. Sul mercato stanno arrivando prodotti come certificates con sottostante futures su bitcoin. Le criptoattività di per sé sono strumenti speculativi. Derivati e certificates sulle cripto complicano ulteriormente il quadro.
Sulla materia è in corso una riflessione tra gli operatori. Gli investitori hanno diritto di comprare prodotti rischiosi se lo desiderano. Ma nello stesso tempo potrebbero sorgere problemi di rilievo in caso di perdite diffuse, soprattutto tra persone non del tutto consapevoli dei rischi, come accaduto per i titoli subordinati.
Secondo alcuni, anche il fondo nazionale di garanzia dei risparmiatori potrebbe essere coinvolto in eventuali perdite. Ci sarebbero perplessità su questi strumenti anche nella Consob che si occupa dei prospetti e della trasparenza delle informazioni. Da tempo il presidente Paolo Savona e il commissario Federico Cornelli mettono in guardia sui rischi legati alle cripto.
In Europa c’è un problema aggiuntivo. Il passaporto europeo consente il via libera in tutta l’Ue a prospetti autorizzati in un singolo Stato, anche se con standard di vigilanza più bassi. Basta un’autorità meno attenta perché alcuni strumenti molto rischiosi possano arrivare a tutti i risparmiatori europei.
Secondo i dati della Banca d’Italia, a fine 2024 in Italia circolavano certificates per circa 85 miliardi, di cui quasi due terzi posseduti dalle famiglie. La crescita del volume dei certificates nei portafogli degli investitori al dettaglio si è fermata nella seconda metà del 2024, ma questi prodotti restano, dopo i titoli di Stato nazionali, i titoli di debito più presenti negli investimenti delle famiglie.
Per Bankitalia si tratta di strumenti «complessi e di difficile valutazione, adatti a risparmiatori con adeguate conoscenze finanziarie». Via Nazionale ha rilevato che «alla luce della loro crescente diffusione tra gli investitori al dettaglio, la Banca d’Italia, anche in collaborazione con la Consob, li ha da tempo inseriti tra gli strumenti finanziari oggetto di attenzione per l’eventuale esercizio del potere di intervento per finalità di stabilità finanziaria».
Intanto il nuovo presidente della Sec Paul Atkins ha annunciato nei giorni scorsi il cambio di rotta dell’autorità Usa sulle cripto: «Una priorità fondamentale sarà lo sviluppo di un quadro normativo razionale per i mercati delle criptoattività che stabilisca regole chiare su emissione, custodia e negoziazione». Sul fronte bancario, secondo il Financial Times, le autorità Usa sono pronte a una forte riduzione dei requisiti di capitale per gli istituti di credito attraverso le norme sul cosiddetto leverage ratio. (riproduzione riservata)