Anche in questo caso la ripresa è dovuta a una maggiore facilità di accesso al credito e a prezzi delle case più bassi, soprattutto nei piccoli centri e nelle periferie, che rendono più facile comprare. L'incidenza degli stranieri tra gli acquisti totali di case effettuati in Italia nel 2015 è dell'8,7%, incidenza comunque non distribuita in modo omogeneo e con punte che sfiorano il 40%.
In contrasto all'alta concentrazione di stranieri acquirenti in alcuni territori particolari (Prato su tutti), nella maggior parte dei capoluoghi si riscontra un cambio di zona quando le famiglie straniere mutano situazione abitativa, passando dall'affitto alla proprietà. La maggior parte degli acquirenti immigrati abita in Italia già da diversi anni e la scelta di uscire dalla locazione è sempre concausa di forze oggettive, come il calo dei prezzi, e soggettive, come la volontà di stanziarsi e integrarsi. A conferma di quest'ultima esigenza, è da notare come nei capoluoghi gli immigrati escano dalle zone ad alta densità di stranieri per comprare in quartieri abitati da italiani. La maggior parte dei residenti stranieri vive in affitto e tende a restare in comunità con i propri connazionali, almeno finché la permanenza in Italia è di carattere transitorio. Non appena si sceglie di confermare con un acquisto di casa la volontà di rimanere in Italia, la tendenza è di spostarsi dai ghetti verso zone più eterogenee. Questo favorisce l'integrazione degli stranieri e aiuta a prevenire i forti attriti sociali che si verificano in altre zone d'Europa.
Le dimensioni delle abitazioni medie comprate da lavoratori stranieri sono in leggero aumento rispetto all'anno passato, intorno ai 90 metri quadrati in modo sostanzialmente omogeneo sul territorio nazionale. La qualità degli immobili è bassa, quasi mai nuove costruzioni, e i pochi stranieri che ottengono il credito bancario cercano l'occasione di potersi sistemare in una casa mediamente grande, dove accogliere tutta la famiglia. Gli stranieri comprano appartamenti, ma non di rado optano anche per l'acquisto di villette più o meno grandi in campagna, dove poter magari avviare una piccola attività agricola (la provincia di Bari ne è un esempio).
La dispersione geografica, interna alle varie province, rispecchia la volontà generale di comprare casa dove si trova l'occasione di mercato, anche lontano dalle comunità straniere ormai storicamente insediate. Oltre un terzo (37%) dei lavoratori immigrati acquista nelle periferie del capoluogo e metà nei piccoli comuni del resto della provincia.
L'indagine di Scenari Immobiliari è stata effettuata a fine 2015 estrapolando i dati dalle interviste telefoniche e sondaggi online che hanno coinvolto un campione di 438 agenzie immobiliari dislocate in dieci province rappresentative del territorio nazionale.
Le dieci province considerate (Milano, Roma, Bari, Torino, Prato, Brescia, Cremona, Vicenza, Ragusa e Modena) rappresentano in scala esatta la proporzione Istat 2015 dei residenti stranieri tra Nord e Sud Italia e tra aree metropolitane e province, aggiornata agli ultimi dati. (riproduzione riservata)