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Flavio Cattaneo, ceo Enel
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Bollette, Eurostat dà ragione a Cattaneo: l’Italia non è la maglia nera d’Europa

di Angela Zoppo
29 maggio 2026, 20:30 Ultimo aggiornamento: 20:55

Il ceo di Enel: nessun record negativo sui costi dell’energia, solo tanta confusione e disinformazione. Lo scomodo primato è della Germania, in calo anche il gap con la più economica Spagna. E intanto Barclays promuove le utility, ecco i nuoi target price

Il tiro all’operatore elettrico è diventato ormai uno sport nazionale, basta solo evocare la parola bollette. Famiglie e imprese italiane pagano i «prezzi più alti d’Europa», è lo slogan che accompagna ogni confronto e che l’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, considera invece pura disinformazione.

«Sui prezzi dell’energia si fa molta confusione», sta ripetendo anche in questi giorni, «l’Italia non ha nessun record negativo». Tutto questo, secondo il manager, è frutto di un gigantesco malinteso, alimentato dalla sovrapposizione tra il mercato all’ingrosso nel quale si muovono le utility e i prezzi applicati ai clienti finali.

Ma come stanno veramente le cose? Cifre alla mano, quelle ufficiali di Eurostat, l’energia costa cara ma l’Italia non è quel girone infernale del caro-bollette come si è ormai assuefatti a pensare. In una classifica dei prezzi più alti non salirebbe nemmeno sul podio, fermandosi al quarto posto dietro Belgio, Irlanda e Germania. La bolletta è più costosa rispetto a quelle di Spagna e Francia, ma significativamente più bassa nel confronto con altri Paesi, soprattutto la Germania, vera maglia nera dell’Eurozona.

Il confronto tra i prezzi 

Mentre l’Europa apre all’utilizzo dei fondi di coesione per intervenire sul caro-energia, nel 2025 una famiglia italiana con consumi annui di circa 2 Megavattora, la fascia utilizzata da Eurostat per il confronto tra i diversi Paesi europei, ha sostenuto una spesa media di 59 euro al mese, rispetto alla media europea di 57 euro. La stessa famiglia in Spagna ne avrebbe spesi 54 e in Francia sarebbe scesa a 51, ma in Germania avrebbe visto salire il conto a 73 euro.

La differenza emerge soprattutto osservando come quella stessa bolletta viene assemblata e quanto pesano le diverse voci. Sul mercato all’ingrosso, l’Italia continua a presentare prezzi dell’elettricità superiori alla media europea, soprattutto per effetto della forte esposizione al gas nel mix di generazione.

Ogni crisi dei prezzi, insomma, ha generalmente dietro una crisi delle commodity, come è successo nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina e ora con il conflitto in Medio Oriente. Ma le famiglie non acquistano energia direttamente sul mercato power, e quindi restano più al riparo da questa dinamica, che invece si avverte molto di più alla pompa di benzina (qui le ultime misure del governo). Sulla bolletta, invece, concorrono costi di rete, fiscalità e oneri di sistema.

Le voci che pesano in bolletta

Proprio analizzando le voci di spesa emerge forse uno dei dati più interessanti dell’intera rilevazione Eurostat: in Italia la componente relativa alle reti elettriche (trasporto e distribuzione dell’energia) pesa circa 59 euro per megavattora, decisamente al di sotto della media europea di 107 euro e meno della metà rispetto ai 139 euro per Megavattora della Germania. In questo caso l’Italia è favorita anche nel confronto con Francia e Spagna, rispettivamente a 100 e 98 euro.

Ancora più marcata è la differenza in termini di incidenza sul conto finale. Nel caso italiano la rete pesa per il 17% della bolletta complessiva, contro una media europea del 31%. In altre parole, una parte rilevante del differenziale tra il prezzo all’ingrosso dell’energia e la bolletta effettivamente pagata da famiglie e imprese si gioca proprio sulle infrastrutture e sulla loro remunerazione.

Nel 2025, inoltre, la componente rete si è ridotta dell’8% rispetto all’anno precedente, contribuendo ad abbassare la bolletta domestica italiana. Nello stesso periodo, invece, la Germania ha limato appena l’1% mentre in Spagna si è registrato addirittura un aumento del 14%. Il risultato è che il vantaggio spagnolo nei confronti dell’Italia si è progressivamente assottigliato, passando da circa 12 euro a poco più di 5 euro al mese.

Perché Barclays scommette sulle utility

Intanto, le utility continuano a rappresentare uno dei principali filoni di investimento del prossimo decennio. La tendenza è rafforzata dall’ultimo report di Barclays, Infrastructure Insights, pubblicato il 26 maggio. In parallelo alla dinamica delle bollette, agli occhi degli investitori ne emerge una più profonda: il ritorno della crescita strutturale della domanda elettrica dopo decenni di sostanziale stagnazione.

Secondo Barclays, l’elettrificazione dei consumi, la mobilità elettrica e soprattutto il boom dei data center legati all’AI stanno modificando in modo permanente il profilo della domanda energetica. Da un lato, il gas resta ancora necessario per accompagnare la transizione, dall’altro, le rinnovabili sono in grado di coprire una parte rilevante della nuova domanda di base, ma non ancora di garantire su larga scala capacità programmabile nei momenti di picco.

Per Barclays, quindi, la generazione flessibile resta un elemento decisivo di un sistema che dovrà assecondare un potenziale di crescita della domanda elettrica europea di lungo periodo nell’ordine del 2-3% annuo: le utility potranno intercettare sia il beneficio di breve termine legato alla volatilità delle commodity, sia la crescita di medio periodo attesa da reti, rinnovabili e nuova capacità flessibile. Nella selezione dei titoli, la banca distingue tra le società più esposte al rialzo di breve legato a gas e petrolio e quelle meglio posizionate per l’elettrificazione/data center (qui le proposte europee per disciplinare le troppe richieste di allaccio alla rete).

I titoli preferiti e i nuovi target price

Tra i nomi indicati per l’esposizione al rialzo delle commodity figura Rwe, favorita da trading e portafoglio di generazione flessibile. Il rating è overweight, con target price a 66 euro rispetto a un prezzo di 56,5 euro.

Il gruppo è indicato anche tra i beneficiari del boom dei data center: secondo il report, Rwe vede un’ opzionalità crescente nello sviluppo e nella vendita di progetti legati a terreni destinabili alle infrastrutture di super calcolo, dopo avere realizzato nel novembre 2025 una plusvalenza contabile di 225 milioni di euro su un progetto in sviluppo e avere confermato una pipeline di oltre dieci progetti nei mercati core.

Barclays resta positiva anche su Engie, anche qui per il mix di trading e generazione flessibile, oltre a una flotta termica europea di quasi 15 Gigawatt tra Francia, Belgio e Paesi Bassi. Il target price è fissato a 30 euro rispetto a un prezzo corrente di 27,2 euro. Secondo Barclays, il titolo tratta a uno sconto significativo rispetto ai peer integrati europei, non riflettendo pienamente le prospettive di crescita nelle reti e nelle rinnovabili.

Per Enel, Barclays vede un potenziale upside e soprattutto, la possibilità di catturare crescita di lungo periodo nella distribuzione elettrica. Il report richiama il Capital Markets Day di febbraio 2026, nel quale il gruppo ha indicato obiettivi superiori al consenso aziendale ed esteso la visibilità al 2030, guidando una crescita media annua degli utili per azione di circa il 6% al 2030. Sempre Barclays ritiene che il mercato sottostimi ancora le opportunità di crescita di Enel nelle reti e nelle rinnovabili, nonostante il gruppo abbia aumentato la capacità green installata del 15% negli ultimi tre anni, a 68 Gigawatt, e preveda di aggiungere altri 15 Gw entro il 2028 con un investimento di circa 20 miliardi di euro. Il rating è overweight, con target price a 11 euro rispetto a 9,8 euro. Barclays figura tra le banche d’affari che hanno rivisto al rialzo il prezzo obiettivo di Enel, portando il consenso a 10,3 euro dal precedente 9,1.

(riproduzione riservata)



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