Ma a schiacciare il comparto come noto contribuisce anche il rapido avvicinarsi delle date di scadenza dei singoli fondi, termine entro cui dovranno dismettere tutti i beni in portafoglio e rimborsare i quotisti. Tutti in realtà hanno già provveduto a chiedere proroga e periodo di grazia, ma per molti la scadenza resta imminente o comunque prossima. In arrivo, insieme al decreto competitività, dovrebbe comunque essere la misura che concede a tutto il comparto una proroga di due anni, provvedimento certo non risolutivo alla luce del prolungarsi della crisi e della quantità di immobili pronti ad arrivare sul mercato, dismissioni pubbliche in primis, ma che rappresenterebbe comunque una boccata d'ossigeno per il comparto. Più volte annunciato, nei giorni scorsi è stato finalmente approvato, per cui entro il 24 agosto dovrebbe diventare legge.
Nel frattempo però c'è chi ha già provveduto a soluzioni alternative, per esempio Prelios con il fondo Olinda che, proprio in vista dell'inappellabile scadenza a fine anno (il fondo era già in periodo di grazia, ovvero non poteva chiedere ulteriori rinvii, e non era sicuro arrivasse quello concesso dal governo) ha ceduto il portafoglio di immobili commerciali ad Axa. Lo sconto è stato significativo, intorno al 25-30% rispetto alla valutazione in bilancio, «ma in fondo giustificato», spiega Paolo Scordino, amministratore delegato di Prelios sgr, «non tanto per la qualità degli immobili, sempre valida, quanto perché alcuni inquilini degli spazi commerciali erano diventati incerti, come la francese Conforama che a breve potrebbe uscire dall'Italia, mentre altri spazi erano occupati da cinema multiplex, in questo momento non i prediletti dalla domanda. L'offerta è quindi arrivata a proposito, e anzi abbiamo goduto anche del momento attualmente favorevole per gli immobili commerciali».
Verso la stessa strada della dismissione in blocco si stanno incamminando altri fondi in scadenza, come Atlantic 2 Berenice di Idea Fimit che si prepara a cedere un pacchetto di 6 immobili a Cerberus per 143 milioni: anche in questo caso il prezzo è inferiore alla valutazione in bilancio (162,2 milioni) a causa in particolare di due immobili sfitti, uno ad Agrate Brianza e l'altro ad Assago.
Diversa invece la strada che Prelios prefigura per Tecla: «in questo caso il flottante è solo del 10%, quindi si può pensare a rilevare le quote degli azionisti a un valore non penalizzante, forse addirittura il Nav, per procedere poi a una cessione di quote a terzi», continua Scordino, «una soluzione che pensiamo di seguire anche alla luce dei due anni di proroga, anche se in questo caso non necessariamente entro il 2014, mentre Olinda verrà chiuso. Per il futuro comunque stiamo già guardando a nuovi investimenti, in particolare all'estero, dove stiamo pensando di operare attraverso un fondo di fondi». (riproduzione riservata)