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Rete unica in sospeso, ecco quali sono gli ostacoli che tengono in stallo il matrimonio Fibercop-Open Fiber
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Rete unica in sospeso, ecco quali sono gli ostacoli che tengono in stallo il matrimonio Fibercop-Open Fiber

31 ottobre 2025, 21:00

Gli screzi tra società e azionisti sono sintomi di una partita bloccata su più fronti. Restano le difficoltà che impediscono di far combaciare progetti politici e finanziari

Il dossier rete unica resta ingarbugliato. I nodi da sciogliere per riuscire ad arrivare al matrimonio tra Fibercop – l’ex rete Tim rilevata da un consorzio di investitori formato da Kkr, Mef, F2i, Adia e Cpp Investments – e Open Fiber – Cdp (60%) e Macquarie (40%) – sono ancora numerosi. E il clima, stando alle notizie uscite nelle ultime settimane, è tutt’altro che sereno.

Un indizio chiaro è la segnalazione inviata all'Ue da parte di Fibercop (con la benedizione di Kkr) di presunti aiuti di Stato fino a 4,5 miliardi concessi a Open Fiber: una denuncia che, di fatto, segnala presunti irregolarità commesse da un suo stesso azionista. Ma anche, stando alle indiscrezioni raccolte, la frenata sul fronte di un potenziale accordo commerciale con Open Fiber per una condivisione di alcune infrastrutture nelle aree nere.

Gli impatti del fattore tempo

Nella partita c’è in primis un fattore temporale da considerare. Il matrimonio, una volta scorporata Fibercop da Tim, si sarebbe dovuto celebrare piuttosto velocemente. Eppure è ormai passato quasi un anno e mezzo dalla nascita di Fibercop e, stando alle indiscrezioni, non sarebbe ancora aperto un tavolo per provare a impostare l’operazione finanziaria e tecnica.

Lo scorrere del tempo sembra essere una lama a doppio taglio. Se da un lato arrivare alle nozze dopo la fine del 2026 consentirebbe di risparmiare l’earnout fino a 2,5 miliardi dovuto a Tim, dall’altro più passa il tempo e più i piani di investimento delle due società per completare la cablatura delle aree più interessanti proseguono su due binari separati, con la progressiva riduzione delle possibili sinergie.

Il vero sulla fusione integrale

Senza considerare che se le aree nere di Open Fiber dovessero venire separate e cedute (magari alla stessa Macquarie), si lascerebbe in mano a quello che diventerà un concorrente una rete sempre più completa e capillare. E qui entra il gioco il fattore Europa.

Il governo, come aveva raccontato questo giornale, aveva sondato Bruxelles sull’ipotesi di una fusione integrale delle due reti, aree nere comprese. Uno scenario che, però, non sarebbe visto di buon occhio dall’Ue.

Interessi diversi

Al netto della posizione di Bruxelles sul tema, la parte più complicata sembra far combaciare il progetto politico del governo con gli interessi finanziari di tutte le parti in causa. La volontà politica è quella di creare un unico soggetto forte in controllo della rete nazionale, in grado di garantire sicurezza dei dati e di avere il controllo sui punti d’accesso.

Sugli altri fronti ci sono molti soggetti dagli interessi e dagli orizzonti temporali ben diversi tra loro. Kkr e gli altri investitori privati hanno valorizzato la rete 18,8 miliardi solo 18 mesi fa e, come riportato dal Financial Times, le aspettative sui ritorni a breve termine sarebbero state ridimensionate nonostante il business consolidato che vede, accanto alla fibra ottica, anche la vecchia rete in rame capace già di produrre ricavi e margini. Il primo semestre 2025 di Fibercop si è chiuso con ricavi per 1,86 miliardi di euro e un ebitda after lease organico di 824 milioni, a fronte di un indebitamento netto di 9,6 miliardi a marzo 2025.

Cdp e Macquarie, invece, hanno investito in modo importante in Open Fiber, tra cui la recente ricapitalizzazione da un miliardo. Ma la società è ancora lontana dall’essere completamente matura e, anzi, è in piena fase di investimento per completare l’infrastruttura. In questo senso sono meno indicativi i dati di bilancio 2024, che segnavano un debito netto di oltre 6 miliardi a fronte di ricavi per 675 milioni ed ebitda di 276 milioni.

Al momento ci sono difficoltà a trovare un terreno comune di discussione sul tema delle valutazioni e delle prospettive del nuovo gruppo. Da una parte si cercherebbero garanzie sul fatto che il risultato della fusione sia in grado di generare un flusso di cassa tale non solo da poter ripagare il debito, ma anche di poter piacere al mercato in vista di un’eventuale Ipo per consentire l’exit ai fondi. Mentre dall'altra ci sarebbe la necessità di vedere un’uscita adeguata a fronte di investimenti pluriennali fatti per costruire un’infrastruttura strategica per il Paese.

Come si può sbloccare la partita?

Certo, potenzialmente alcuni strumenti regolatori potrebbero spingere lo sblocco del dossier: da un eventuale accelerazione sullo switch-off del rame a una scure dell’Agcm sull’msa di Fibercop con Tim. Ma va tenuto conto anche che la partita si intreccia con equilibri internazionali delicati da maneggiare.

Alcune voci, allora, ipotizzano addirittura un’exit anticipata dei fondi internazionali a fronte di attori istituzionali: scenario che però necessiterebbe di un cavaliere bianco pronto a sobbarcarsi non solo i miliardi per subentrare in Fibercop, ma anche quelli per la successiva operazione rete unica. Prospettiva, a oggi, complicatissima. Ma mai dire mai. (riproduzione riservata)



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