Vivendi passa ufficialmente al secondo grado nella causa civile contro la decisione di Tim di cedere a Kkr e Mef la rete senza interpellare i soci in assemblea. Come riportato da Reuters, i francesi hanno depositato il ricorso in Appello a inizio febbraio.
Il ricorso arriva dopo la bocciatura in primo grado del tribunale di Milano, che aveva dichiarato «inammissibile per difetto di interesse ad agire» e «difetto di legittimazione ad agire» riguardo alle domande di Vivendi in merito alla vendita di Fibercop.
Il giudice aveva stabilito che Vivendi, di fatto, non aveva diritto a intraprendere un’azione legale non avendo convocato un’assemblea degli azionisti dopo l’approvazione del cda dell’offerta di Kkr e Mef e non avendo mai detto ai magistrati, durante il procedimento, che avrebbero votato contro la vendita della rete.
Nel ricorso Vivendi, secondo quanto riportato da Reuters, ha spiegato che non solo gli investitori dissenzienti, ma anche gli azionisti che non hanno votato a favore della vendita della rete o non si sono presentati all'assemblea, avevano il diritto di recesso. E perciò chiede che il caso sia rivalutato, entrando nel merito della questione.
La causa promossa da Vivendi nei confronti di Tim aveva «ad oggetto la declaratoria di invalidità della delibera del cda» con cui era stata approvata la cessione della rete a Kkr a novembre 2023. Vivendi «aveva dedotto, quali vizi di tale delibera, il contrasto con l'oggetto sociale, la violazione della competenza degli amministratori, l'omessa convocazione di assemblea straordinaria, il conflitto di interessi». (riproduzione riservata)