Un mercato in continua evoluzione, con un accesso sempre più ampio e valutazioni attraenti tanto sul fronte azionario quanto su quello obbligazionario. Una moneta destinata a diventare la valuta di riserva per eccellenza, in aggiunta ad un sistema di business sempre più sostenibile e basato sullo sviluppo, tecnologia in primis. Sono questi i temi chiave, nonché le ragioni principali, per cui l’Asia, ed in particolare la Cina, si appresta a diventare un nuovo polo di investimenti, sfidando gli Usa per il ruolo di prima economia al mondo.
L’Asia e i mercati emergenti stanno attirando sempre una maggiore attenzione da parte degli investitori. Nonostante le difficoltà subentrate all’inizio della pandemia di Covid-19 e legate soprattutto alle difficoltà infrastrutturali, le condizioni attuali in cui versa l’economia globale li rende un ottimo elemento di diversificazione, in grado di fornire un ritorno elevato anche se confrontato con la controparte americana.
Come evidenziato da Luca Paolini, chief strategist di Pictet Asset Management, ci sono diversi fattori da considerare per capire effettivamente in quale direzione si sta muovendo il mercato globale. "Innanzitutto, ciò che possiamo notare è che il mercato sta scommettendo su una serie di fattori, Fed e stimoli fiscali in primis, che a loro volta vengono prezzati in maniera decisamente ottimistica dalle azioni. Inoltre, abbiamo assistito ad una serie di dati macroeconomici positivi, e con l’allentamento delle misure restrittive e l’implementazione delle campagne vaccinali non c’è motivo per attendersi che questo trend positivo possa arrestarsi", sottolinea l’esperto di Pictet.
Ciò che si evince guardando l’economia globale è che alcuni settori, come quello dei servizi, sono ancora leggermente in ritardo rispetto a comparti che, viceversa, hanno già risentito positivamente di fattispecie quali, ad esempio, un aumento delle aspettative di inflazione. Proprio a tal proposito, infatti, nell’ultimo mese si è finalmente assistito ad una sovraperformance dei titoli finanziari, minerari o energetici, mentre è continuata la grande rotazione già in atto da diverso tempo verso i settori più ciclici.
Che i mercati scontino in anticipo le news positive non è certo una novità, tanto che a febbraio, per citare un caso particolare, la valuta che ha performato meglio rispetto alle altre è stata la sterlina, scontando probabilmente gli sviluppi positivi sul fronte vaccini. Appurato che Usa e Europa rimangono due punti fondamentali per gli investitori, anche e soprattutto alla luce degli stimoli in arrivo (in Europa, con il Recovery Plan, saranno principalmente i vari business ed aziende a beneficiarne in maniera diretta, mentre con gli stimoli Usa sarà il reddito personale, i risparmi dei cittadini, a trarne vantaggio), l’Asia potrà contare su molteplici fattori a proprio favore.
Infatti, ci sono diverse ragioni per credere che da qui in avanti i mercati emergenti, Cina in primis, potranno porsi come punto centrale degli investimenti. Innanzitutto, come evidenzia Paolini, le prospettive di crescita per il mercato asiatico sono molto incentrate sul lungo termine. La quota del Gdp globale, secondo le stime di Pictet, dovrebbe dipendere per più del 50% dal mercato asiatico entro il 2045. A questo, inoltre, si aggiunge il fatto che le azioni asiatiche risultano decisamente sottopesate negli indici globali e dei mercati emergenti, soprattutto se relazionate allo spazio di crescita che hanno a disposizione. In aggiunta, il trend degli utili delle società asiatiche è ormai in costante crescita da due anni a questa parte, denotando un percorso di sviluppo strutturale decisamente interessante e da non lasciarsi sfuggire.
Per quanto riguarda il modello di business, la Cina si sta trasformando da un sistema basato sul credito a un modello più sostenibile, basato sui consumi. Come aspetto strettamente correlato a quest’ultimo, le economie dei Paesi emergenti sono due volte più trainate dalla crescita del commercio rispetto alle economie sviluppate, nonché sempre meno dipendenti dalle stesse. Non solo, perché l’Asia è in primo luogo anche per beneficiare degli sviluppi della tecnologia, avendo al suo interno diverse aziende che operano proprio nel campo tecnologico e, non meno importante, in quello ambientale. Inoltre, la crescita del ceto medio, uno dei principali driver degli sviluppi di un mercato, sta procedendo ad un ritmo incredibile se paragonato a quello degli altri continenti.
Insomma, sono molteplici i vantaggi che portano il continente asiatico a porsi come punto chiave nell’asset allocation tattica e strategica degli investitori: oltre all’orizzonte di lungo periodo, ci sono anche fattori che garantiscono un buon ritorno nel breve termine. Per esempio, il rendimento reale dei titoli di stato cinesi confrontato con quello dei titoli Usa a 10 anni è ai massimi storici e le obbligazioni offrono ritorni decisamente interessanti. Un dollaro Usa destinato a indebolirsi agevolerà inoltre le economie asiatiche e la Cina, unica grande economia a ottenere una ripresa autosufficiente, emergerà più forte e resiliente dalla crisi. Per quanto riguarda il mercato azionario, infine, le valutazioni sembrano decisamente ragionevoli e simili a quelle del mercato globale, pur offrendo migliori prospettive di crescita. (riproduzione riservata)