Mentre l’euro ha toccato i massimi storici nei confronti dello yen a 180,11, il dollaro ha rivisto i massimi da 9 mesi sulla valuta giapponese a quota 155,37 tra i timori degli investitori per la politica fiscale del Giappone e l'attesa per i dati americani, dopo la fine dello shutdown negli Stati Uniti, alla ricerca di indicazioni sulla prossima mossa della Fed.
Secondo lo strumento FedWatch del Cme, i trader vedono una probabilità del 46,4% di un taglio dei tassi di interesse a dicembre, in calo da quasi il 67% di una settimana fa e da oltre il 93% di un mese fa. Mentre il governatore della Banca del Giappone, Kazuo Ueda, ha aperto alla possibilità di aumentare il costo del denaro già il prossimo mese, la prima ministra, Sanae Takaichi, ha espresso il suo disappunto, esortando la banca centrale a cooperare con il governo per rilanciare l'economia. Quanto alla Bce non toccherà più i tassi entro fine anno. Una pausa che per molti proseguirà fino alla fine del 2026.
In questo contesto, l’euro scambia a 1,1595 dollari e scende dello 0,05% nella seduta del 18 novembre. Ma l’indebolimento del dollaro (moneta unica +12%) da inizio 2025 è stato una sorpresa per la maggior parte degli investitori quest’anno, il che ha portato a una significativa dispersione all’interno del mercato azionario europeo.
Infatti, il paniere di Barclays delle società europee che esportano ha sottoperformato il mercato dell’11% da inizio 2025 (prezzi di chiusura del 14 novembre), mentre le azioni domestiche hanno registrato una forte sovraperformance.
«I nostri strategist valutari prevedono un rafforzamento del dollaro nella seconda metà del 2026. Se questo trend si materializzasse, potrebbe aiutare gli esportatori dell’Unione Europea a recuperare parte della loro recente sottoperformance», afferma Barclays che ha ribilanciato il suo paniere utilizzando come filtri una capitalizzazione di mercato di 3 miliardi di euro e ricavi extra-Ue superiori al 50%.
Il paniere comprende 32 società europee (si veda la tabella sotto) con quote di vendite extra Ue che arrivano addirittura fino al 96% nel caso di Argenx. Nella lista ci sono anche due società italiane: Prysmian (quota del 56%) e Tenaris (quota dell’85%).
(riproduzione riservata)