Il contesto macroeconomico continua a essere fonte di volatilità, molto più nell’obbligazionario che nell’azionario, come si evince dagli indici Move e Vix, che mostrano come le obbligazioni siano significativamente più volatili delle azioni. «Da quando sia i policymaker sia gli investitori si sono resi conto che le banche centrali non potranno tenere l’inflazione sotto controllo senza penalizzare la crescita, abbiamo assistito a significative oscillazioni dei prezzi di mercato», osserva Marco Giordano, Investment Director di Wellington Management.
I mercati, avverte Giordano, potrebbero tornare al tema del “ritorno di un’economia Goldilocks” per un certo periodo di tempo, prima di rendersi conto (come hanno fatto all’inizio dell’anno) che il fenomeno della disinflazione è più lento del previsto e che le banche centrali dovranno continuare ad alzare i tassi di interesse se vogliono rallentare la domanda. «Dal momento che gli effetti della politica monetaria si manifestano con un discreto ritardo, è possibile che la recessione a livello globale si manifesti più tardi del previsto, ma risulti molto più profonda, date l’entità e la rapidità dei rialzi dei tassi», prevede l’Investment Director di Wellington Management.
Gli spread si sono ulteriormente ristretti nel mese di giugno, segnando una notevole diminuzione dall’improvviso ampliamento di marzo e ciò ha portato la maggior parte dei segmenti del mercato obbligazionario a sovraperformare. I timori di una recessione immediata si sono dissipati e la solidità del mercato del lavoro ha supportato il settore del credito, nei segmenti investment grade, high yield e dei mercati emergenti, precisa Giordano. «Dopo i notevoli ribassi dello scorso anno, i mercati presentano un punto d’ingresso molto interessante per gli investitori, che stanno ritornando a investire nel credito grazie a rendimenti più elevati e a società relativamente sane. Nonostante la volatilità e i livelli di liquidità che possono risultare un ostacolo, un investitore attento dovrebbe essere in grado di cogliere le opportunità offerte da questi mercati, tenendo monitorati i rischi di recessione e il rischio che gli effetti della crisi bancaria statunitense possano riemergere», suggerisce l’esperto.
Dove investire allora? In quanto gestori attivi, le prospettive/posizioni indicate da Giordano sono dinamiche e potrebbero non cambiare per mesi o cambiare nel corso del mese a seconda delle condizioni di mercato. «Continuiamo a ritenere che questo sia il contesto migliore per le strategie di debito sovrano e per quelle valutarie globali, sia in termini di rendimenti complessivi - grazie a rendimenti più elevati – sia per la loro caratteristica di offrire diversificazione dai rischi, data la capacità di proteggere il capitale in caso di un aumento dell’avversione al rischio dei mercati», afferma l’esperto, spiegando che la soluzione potrebbe essere adottare un approccio diversificato per sfruttare la volatilità attuale e quella prevista dei mercati, «e potrebbe essere implementato sia attraverso strategie liquide incentrate sui tassi d’interesse con possibilità di sfruttare le valutazioni relative, sia attraverso strategie macro. Il persistere dell’instabilità e della volatilità macroeconomica renderà questo tipo di asset allocation sempre più centrale».
Al contempo, il credito societario investment grade offre valutazioni interessanti per gli emittenti che hanno una bassa probabilità di default, nonostante l’aumento della volatilità, continua Giordano. Per anni, in particolare durante i minimi che i tassi hanno toccato prima della pandemia, gli investitori hanno cercato di ottenere rendimenti cedolari interessanti con un basso rischio di insolvenza. Tuttavia, le valutazioni non lo hanno permesso e hanno spinto gli investitori a cercare premi di illiquidità altrove. «Dopo il forte aumento dei rendimenti dei titoli di Stato nel 2022, il mercato delle obbligazioni societarie investment grade presenta ora una prospettiva decisamente più interessante», indica l’esperto, convinto che le strategie di rotazione settoriale possano offrire rendimenti complessivi interessanti, sia in termini di rendimento cedolare che di apprezzamento del capitale, con un’allocazione dinamica nei diversi segmenti obbligazionari, che vanno dal credito investment grade all’high yield, ai mercati emergenti e alle cartolarizzazioni.
L’aumento del rischio geopolitico fa sì che le obbligazioni di qualità superiore risultino interessanti grazie al loro ruolo di protezione del capitale, anche in prospettiva di una recessione. «Sebbene le sorprese in termini di inflazione non siano finite, buona parte del rialzo dei tassi a livello globale si è già verificato, fornendo un buffer e un carry elevati. I rendimenti complessivi rimangono quindi allettanti», assicura Giordano secondo il quale gli investitori europei possono ottenere un rendimento interessante investendo in obbligazioni di qualità elevata, sia negli indici locali che in quelli globali, con l’indice Global Aggregate che presenta un rendimento superiore al 3% con copertura in euro o al 5% con copertura in sterline. «Sia l’high yield che i mercati emergenti rimangono interessanti dal punto di vista del rendimento yield-to-worst, ma ci aspettiamo una continua volatilità a causa dell’inasprimento delle condizioni finanziarie e del rischio geopolitico. Sebbene, nel corso del prossimo anno, sia probabile che i fondamentali peggiorino a causa degli effetti ritardati delle politiche monetarie», conclude Giordano, «l’indice Euro high yield offre ora un rendimento superiore al 7%». (riproduzione riservata)