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Rallenta la crescita dei salari in Eurozona

23 agosto 2024, 10:30 Ultimo aggiornamento: 10:31

Dopo la pubblicazione dei verbali di Bce e Fed sui mercati si percepisce un atteggiamento sempre più da colomba da parte delle banche centrali. Un taglio dei tassi di interesse a settembre (nelle riunioni del 12 e 18, rispettivamente) da parte di entrambe di 25 punti base (forse anche di 50 punti base da parte della Federal Reserve) è quasi scontato. Una prospettiva, nel caso della Banca Centrale Europea, cementata dalla dinamica dei salari negoziati nella zona euro che ha mostrato segnali di rallentamento nel secondo trimestre. «La crescita è scesa al 3,6% su base annua rispetto al 4,7% registrato nel primo con la Germania che è stata la principale responsabile di questo rallentamento», ha sottolineato Nadia Gharbi, senior economist di Pictet Wealth Management, non escludendo «una potenziale riaccelerazione nella seconda metà dell'anno, considerando le numerose richieste dei sindacati tedeschi ma, a nostro avviso, il primo trimestre potrebbe aver toccato il picco massimo».

 


Nel complesso, la crescita dei salari rimane elevata, ma il processo di disinflazione non è per ora in discussione. Nel breve, l'aumento della produttività e il calo dei profitti contribuiranno a smorzare l'impatto del rialzo del costo del lavoro unitario sui prezzi a livello nazionale. «Finché la teoria salari, produttività e profitti sarà sostenibile, la Bce potrebbe dare meno peso a dati specifici, soprattutto perché potremmo assistere a una nuova accelerazione della crescita dei salari negoziati», ha precisato Gharbi. Pertanto, «continuiamo a prevedere che la Bce ridurrà nuovamente il costo del denaro di 25 punti base sia a settembre sia a dicembre, portando il tasso sui depositi al 3,25%». L'ultimo taglio, una mossa da un quarto di punto, risale a giugno. Invece, nel consiglio del mese scorso Francoforte ha optato per un nulla di fatto. «La riunione di settembre è stata ampiamente considerata un buon momento» per rivalutare il livello dei tassi e «dovrebbe essere affrontata con una mente aperta», si legge nei verbali dell'ultima riunione pubblicati ieri, «il che implica che la dipendenza dai dati non equivale a concentrarsi eccessivamente su singoli dati specifici».

 


Dati come l'indice Pmi composito dell'Eurozona sorprendentemente forte ad agosto. È rimbalzato a 51,2 da 50,2 di luglio, allontanandosi dalla soglia di 50 che separa la crescita dalla contrazione. Il risultato ha superato le aspettative di un sondaggio Reuters che prevedeva un calo a 50,1. Meglio, nel dettaglio, il Pmi del settore dei servizi, salito ad agosto oltre le previsioni da 51,9 a 53,3, di quello manifatturiero, sceso al minimo degli ultimi otto mesi a 45,6 da 45,8 di luglio. «Il Pmi di agosto è più difficile da interpretare del solito poiché l'attività dei servizi in Francia è stata rafforzata dall'effetto delle Olimpiadi», ha osservato Bert Colijn, senior sector economist di Ing. «Mentre il settore manifatturiero della zona euro continua a somigliare alla performance della Germania alle Olimpiadi: una grande delusione».

 


L'indice sull'industria manifatturiera tedesca, infatti, è calato questo mese più del previsto (43,5) a 42,1 da 43,2 di luglio (48,5 punti il Pmi composito da 49,1 di luglio, al di sotto dei 49,2 stimati dagli economisti). «Le speranze di una rapida ripresa della zona euro sono premature», ha avvertito Ing. Per ora Morgan Stanley continua a prevedere una crescita dell'Eurozona dello 0,15% nel terzo trimestre del 2024. Con l'economia tedesca che arranca, il rendimento del Bund 10 anni ieri è salito al 2,25%, mentre quello del Btp 10 anni al 3,62%. Quest'ultimo, però, è sceso nell'intraday fino al 3,545%, il minimo dal 14 marzo di quest'anno. Mentre il differenziale di rendimento tra Italia e Germania ha chiuso poco mosso a 137,9 punti base. Il Tesoro ha reso noto che il 27 agosto collocherà in asta Btp short term con scadenza 28 agosto 2026 per un importo compreso tra 2 e 2,5 miliardi. (riproduzione riservata)



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