Il 2020 è stato un anno senza precedenti nella storia moderna. La pandemia causata dal Covid-19 ha provocato la peggior recessione globale dalla Seconda guerra mondiale e, secondo i dati pubblicati dalla World Bank, ha interessato contemporaneamente il maggior numero di Paesi dal 1870. Secondo gli analisti di Amundi, “le speranze di una rapida distribuzione del vaccino, di nuovi stimoli fiscali e di un calo delle tensioni geopolitiche sono tutti elementi che supportano la narrativa sulla reflazione ed è bene sottolineare che, nonostante la recessione, gran parte dei mercati archivierà quest'anno con una performance positiva”. Nel 2021, la fase di reflazione potrebbe continuare, ma gli investitori dovranno tener conto di quattro fattori per sfruttare la rotazione, evitare le bolle finanziarie e costruire portafogli resilienti.
Il primo fattore è legato alla presa di coscienza che il recente rally dei mercati si basa sulla fiducia nel successo dei vaccini e sull'audace presunzione che tutto tornerà come prima. “Questa è la prima fonte di rischio, non solo perché la produzione e la distribuzione dei vaccini su larga scala è un'operazione non banale, ma anche perché i mercati scommettono sul fatto che la stragrande parte della popolazione verrà vaccinata”, evidenziano gli analisti di Amundi, secondo cui l'idea che la normalità sia dietro l'angolo risulta essere una “vera e propria chimera, e ci toccherà affrontare tutte le problematiche legate a una ripartenza scaglionata”.
Per gli investitori, la distribuzione di un vaccino sosterrà ulteriormente la ripresa e rafforzerà lo scenario che porta a privilegiare le azioni rispetto alle obbligazioni societarie High Yield. I titoli value beneficeranno maggiormente di questa rotazione, anche se gli investitori farebbero bene a mantenere una certa cautela nelle aree più affollate, dove una bolla significativa potrebbe finire sotto pressione in un contesto di reflazione.
Il secondo fattore riguarda la politica fiscale e monetaria, che di fatto stanno tenendo in piedi il sistema economico; tuttavia, secondo Amundi, “non solo le misure intraprese sinora non sono sufficienti, soprattutto sul fronte fiscale, ma a volte non sono ben mirate o calibrate. Un qualsivoglia ritiro di queste misure è impensabile; anzi, alle banche centrali sarà chiesto di fare di più, e il rischio di un errore della politica è sottostimato dal mercato”. Inoltre, con queste manovre finirà, col materializzarsi una certa spinta inflazionistica. “Ora che sta per chiudersi il 2020, i rendimenti dei Treasury decennali sono ritornati all'interno del range 0,90%-0,95%. Se la ripresa dovesse spingere al rialzo l'inflazione, i rendimenti potrebbero continuare a salire ancora, con alcuni possibili effetti domino sui mercati”, sottolineano gli analisti del gruppo.
Pur non aspettandosi un rialzo dell'inflazione a breve, i mercati immobiliari effervescenti, le rilocalizzazioni delle catene di fornitura e un'enorme quantità di risparmi in attesa di alimentare la domanda repressa potrebbero cambiare rapidamente e una volta per sempre la narrativa su un'inflazione a zero. Inoltre, “è probabile che la Fed intervenga nel caso di un rapido movimento dei rendimenti con una pseudo-modalità di controllo della curva. Gli investitori dovrebbero fare molta attenzione all'inflazione per evitare di finire intrappolati in operazioni di long duration che sono sempre più rischiose. Consigliamo un approccio equilibrato alla duration, prendendo in considerazione un'esposizione all'inflazione Usa, che potrebbe essere la prima a materializzarsi in uno scenario di debolezza del dollaro”.
Il terzo fattore è legato al mercato più resiliente del 2020 e con le migliori prospettive anche per l’anno venturo: la Cina. “È l'unica grande economia ad aver recuperato totalmente il terreno perduto nel 2020 ed è anche la prima che sta uscendo dalla crisi. Nel 2021, la Cina dovrebbe continuare a crescere più velocemente rispetto al resto del mondo trascinando dietro di sé i Paesi emergenti asiatici e con un circuito di retroazione positiva, soprattutto con l'Europa, visti i forti collegamenti commerciali con la Cina e l'Asia”, evidenziano da Amundi, “motivo per cui gli investitori dovrebbero valutare l'ipotesi di entrare nel 2021 con un'allocazione ai mercati emergenti e alle azioni cinesi e asiatiche. Infatti, nonostante la loro ottima performance nel 2020, ci sono a nostro avviso ulteriori margini di crescita soprattutto nelle aree maggiormente legate alla domanda interna”.
Quarto ed ultimo punto, il debito con rendimento negativo sta aumentando a dismisura, e renderà ancora più esasperata la ricerca di rendimento. La tentazione di acquistare titoli con un rating più basso è forte, così come quella di scommettere sul fatto che i tassi di interesse bassi dureranno per sempre. “Tuttavia, si tratta di una tentazione pericolosa se consideriamo la scarsa liquidità nel sistema. Per gli investitori, la selezione del credito è cruciale, ma nella ricerca di rendimento è importante prendere in considerazione l'intero universo degli investimenti. Per gli investitori dotati di un'adeguata ottica temporale, l'inclusione dei mercati privati offrirà una rosa più ampia e diversificata di opportunità”, evidenziano gli strategist del gruppo, secondo cui bisognerà bilanciare l'appetito per il rendimento nel segmento delle obbligazioni High Yield e dei mercati emergenti (comprese quelle in valuta locale) e in quello del credito con l'esposizione ai titoli di Stato come fonti di liquidità e di diversificazione nell'asset allocation.
In conclusione, gli investitori si troveranno nel 2021 in un contesto positivo per le azioni. “Visti i minori rendimenti attesi delle obbligazioni in questo scenario di tassi di interessi bassi e di spread del credito compressi, essi dovranno far fronte ad un rischio maggiore per raggiungere i loro obiettivi di rendimento. La volatilità potrebbe anche ritornare nelle fasi di "stop-and-go" legate alla distribuzione del vaccino, e questo ci rammenta l'importanza di aggiungere ulteriori fonti di diversificazione con strategie d'investimento non correlate e di mantenere alcune coperture”, concludono gli analisti di Amundi. (riproduzione riservata)