Lo spread è sceso sotto i 100 punti, un dato sicuramente importante che dovrebbe spingerci tutti ad auspicare una nuova promozione delle agenzie di rating, che ancora sottostimano il potenziale dell’economia italiana. Invece si sta discutendo delle dichiarazioni di Giorgia Meloni alla Camera, dove ha detto che questo livello dimostra come i nostri titoli di Stato siano più sicuri di quelli tedeschi.
L’evidente esagerazione, frutto della foga politica della premier, che ha colto di sorpresa anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, per il quale tale discesa non era scontata ma frutto del duro lavoro, non deve però farci dimenticare che in effetti l’Italia, il suo sistema economico e la sua borsa - che ha raggiunto i 40.000 punti - stanno mostrando una resilienza notevole, in alcuni casi migliore proprio di quella della Germania, che ha potuto negli anni godere di aiuti di Stato per salvare ad esempio le sue banche regionali e che vive un momento non solo di crisi economica, essendo uscita dalla recessione da poco, ma anche di ritardo infrastrutturale.
Una vitalità, quella italiana, in tempi di guerre, dazi e caro energia, che viene confermata dalla tenuta dell’export, perché siamo il quarto Paese esportatore al mondo pur non essendo la quarta economia, e dall’effervescenza del sistema bancario, interessato da una serie di operazioni di aggregazione che ne dimostrano l’ottima salute.
Detto questo, non dobbiamo però cadere nell’errore di non fare nulla, come ai primi anni del millennio, quando lo spread Btp-Bund era pressoché zero e non lo abbiamo sfruttato. Soprattutto non è stato usato per ridurre l’enorme debito pubblico, che oggi ha superato 3.000 miliardi e che negli anni addietro poteva quantomeno essere ridotto proprio in virtù di tassi pari a quelli tedeschi.
Il grafico di Milano Finanza qui sopra deve farci riflettere: aiutati che lo spread ti aiuta. Usare la riduzione dello spread per costruire un piano di sviluppo nuovo può aumentare la competitività di tutto il sistema economico di un Paese che ancora oggi paga ogni anno di soli interessi sul debito quasi quanto per tutto il sistema dell’istruzione. Che vittoria sarebbe invertire questa tendenza: potrebbe applaudire il Parlamento tutto. (riproduzione riservata)